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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Su astuta segnalazione di Carlo Macchi pubblichiamo una pagina degustativa di rara pregnanza scritta da Giorgio Marchetti, uno dei numi tutelari degli alterati (cfr Il Nuovissimo Borzacchini poco più sotto).
La scena è bucolica, un signore in pieno ottocento sta facendo il “Tour” italiano e capita nella cantina di un castello. Il villico gli fa assaggiare un vino ed egli lo descrive così.
“Egli, il chiaretto, si rivelò, al colore, pudibondo e nuvoloso, ma contemporaneamente barbagliante d’un rubinaccio spento, quasi pennellato di terrose riminiscenze, ricordando certi trebbianelli ambiziosi o i sangiovesi adulti da salotto.
Da ragazzini i nostri genitori ci proibivano di fumare, non sopportavano che dicessimo parolacce e criticavano il nostro modo di vestire. Finalmente cresciuti e diventati noi stessi genitori, ci ritroviamo figli adolescenti che non vogliono che fumiamo, si vergognano sia del nostro turpiloquio che dell’abbigliamento. E se non abbiamo figli ci pensano i nostri consorti a ricoprire tale funzione.
L’amara constatazione si estende alla categoria dei critici enoici della generazione di mezzo (d’ora in poi GdM)
Inauguriamo una rubrica di carattere squisitamente goliardico: goliardia che è una delle due facce dell’espressione alterata (l’altra è quella del cazzeggio puro). La terza faccia della medaglia è ovviamente quella della serietà, della profondità, della qualità, soprattutto della modestia accademica.
Mi riferisco alle confraternite, più o meno conosciute, che solcano il mare delle attività professionali legate alla cosiddetta bevanda di Bacco. Se ne annoverano nel campo della produzione, della consulenza enologica, della critica.
Come nel resto della vita pubblica nazionale, la più potente è la Roccianeria: conta alcuni fra i più celebrati enologi, presidenti di case vinicole, redattori di cose enoiche, distributori (non automatici). Una forza e una pervasività che travalicano i confini italioti e coprono l’intero globo terracqueo.
Mi sono di nuovo innamorata. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Più passano gli anni e più mi rendo conto di quanto io sia vulnerabile al richiamo della natura. In questo caso è una natura ancora non addomesticata, spazzata dal vento e da un sentore lontano di salsedine. Lo avverto mentre mi avventuro fra cespugli di mirto e lentisco, seguendo una scia leggera di origano. Il sole scalda i sensi. Sono fin troppo coinvolta. Durerà quanto durerà, intanto me la godo. La scoperta di un vino sardo è il mio nuovo amore.
In passato ci sono state altre sbandate violente.
Alcol. Uaaaaaaaaaaargh! Il nemico pubblico numero uno nel mondo del vino del 2012, roba da sito dell’FBI. Bisogna ammettere che come parabola discendente non c’è male: quello che nei tempi antichi era l’elemento caratterizzante del vino, ciò che donava la divina ebbrezza, e che ancora a metà del XX secolo faceva coniare ai nostri grandi autori metafore splendide come “il fiato del Barolo”, oggi è forse l’unico elemento che mette d’accordo tutti: guerra all’alcol, in nome d’Iddio. Nella mia piccola cerchia di amici, sono noto per essere uno che ama, o comunque non disdegna, le annate calde; prima di tutto, prima di buttarmi sul discorso del potenziale redox, perché non è l’alcol di certi vini-caricatura (tutti molto alcolici invero) la cosa che mi respinge.
Se non siete dei calvinisti del vino, dei custodi della sacra ortodossia della fede enologica, se insomma avete un approccio sanamente laico alle vostre bevute, allora potete provare senza troppi sensi di colpa a “ritoccare” un vino che non vi soddisfa. Come? con la banale tecnica del vinaggio, o se preferite un termine meno enotecnico, del cocktail.
Avete aspettato troppo a stappare un vecchio Brunello, e quando vi siete decisi lo avete trovato un po’ stanco, piuttosto sull’ossidato, insomma sulla china discendente? Miscelatelo con un po’ di Chianti giovane, o di Rosso di Montalcino giovane, o di Morellino di Scansano (giovane, è ovvio).