Archivio per ‘Oldies but oldies’

13 marzo 2013

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degustatore di vitruvio

di Rizzo Fabiari
È un mio pallino e ne ho scritto pochi giorni fa qui, nel blog espressico. Qual è, se esiste, il punto di vista più rispettoso delle proporzioni complessive nel valutare un vino? E più in generale, a quale obiettivo ideale deve tendere l’informazione, tutta la buona informazione? Lo si può capire in una trentina di secondi. Senza tanti giri di parole. In un vecchio ma ancora efficacissimo filmato del noto quotidiano britannico The Guardian.

1 marzo 2013

Top cheek

clarkson

di Rizzo Fabiari

Per chi non lo conoscesse, Jeremy Clarkson è il più famoso giornalista d’Inghilterra specializzato in automobili. Ha uno spazio regolare sul Times e conduce da anni Top Gear, che a quanto pare è la trasmissione della BBC più seguita in assoluto (250 milioni di spettatori in tutto il mondo). Anche se non siete appassionati di auto, vi consiglio caldamente di vedere una puntata di questa trasmissione (va su Sky, canale 401), o di leggere qualche suo commento in rete.

Poche persone incarnano meglio nella vita reale lo stereotipo dell’anglosassone dall’umorismo tagliente, sulfureo e iconoclasta.

6 gennaio 2013

Viva il Cabernet

noia-ampelografica

di Rizzo Fabiari

Per amore di verità, per la ricerca costante di un buon equibrio critico, e – soprattutto – per puro snobismo, trovo irritanti gli eccessi filoautoctoni degli ultimi anni: le conversazioni tra bevitori smaliziati sono oggi sature di rimandi ammiccanti al maglioppo, al bianchello mascarrese, al pizzangrillo grigio; simmetricamente, a vecchi amori rottamati quali chardonnay e merlot (scusate la parolaccia) si impone l’oblio e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

15 dicembre 2012

Dire panel al panel

castoro-assaggiatore

di Fabio Rizzari

Per la degustazione comparata vale la nota boutade sulla democrazia: è un mediocre sistema di governo, ma è il migliore che conosciamo. Per dire, se un editore approvasse l’idea, un metodo interessante sarebbe di assaggiare un solo vino al giorno, anzi in due o tre giorni, per studiarne ogni minimo aspetto. Verrebbe fuori così una guida che recensirebbe una cinquantina di vini in tutto, ma estesa quattro o cinquemila pagine: per ogni bottiglia si scriverebbe infatti un vero e proprio trattato.

7 novembre 2012

Poveretto, come si è ridotto


di Rizzo Fabiari

Dal punto di vista degustativo – e non propriamente chimico – con il termine tecnico di “riduzione” si intende in modo approssimativo il fenomeno per il quale un vino non è pulito all’olfatto. Le cause possono essere varie, l’importante è sapere che per lo stappatore seriale esistono due tipi di riduzione: la riduzione che tende a sparire aerando il vino, e la riduzione che non va via nemmeno versando il vino nella vasca da bagno e lasciandocelo per due settimane.

18 ottobre 2012

Prìncipi e cadetti

di Fabio Rizzari

All’inizio sembra una curiosa eccezione. Dopo qualche anno di esperienze degustative, le curiose eccezioni si ripetono, formano una piccola casistica, e spingono a fare qualche riflessione. Di che si tratta? Un’azienda produce poniamo due rossi, ottenuti entrambi dalle stesse uve. Il primo è un vino ambizioso, il vertice della gamma, il fiore all’occhiello della casa; magari è una Riserva, o in ogni caso ha un nome più altisonante del primo. Il secondo è il vino cadetto, di minori pretese. Meno estrattivo, meno profondo, di solito – grazie al cielo – meno costoso.

14 settembre 2012

L’enigma del ’96

di Fabio Rizzari

Ogni annata, si sa, ha un suo carattere. O almeno, questo vale per i vini non troppo manipolati in cantina. In terra di Borgogna, alla sua nascita e nei primi mesi di vita, il 1996 venne salutata come una delle vendemmie più straordinarie e promettenti del ventesimo secolo. Sui bianchi, niente da dire: in media sono ottimi, con punte di eccellenza incontestabili. Ma sui rossi? Da quasi quindici anni i vaticini su come e quando i rossi del ’96 si sarebbero finalmente “aperti” vengono regolarmente frustrati dalle prove sul campo.

5 settembre 2012

L’alto e il basso

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di Fabio Rizzari

[...] è intrigante accorgersi che in molte cose che definiamo di altissima qualità e di grande purezza, esista un lato d’ombra, un elemento irrisolto, una sfumatura del loro contrario: una traccia di impurità, di bruttezza, addirittura di sporcizia. E se non proprio un elemento che si “deposita” nella materia finale, almeno un passaggio, una fase della lavorazione, un contatto.