Gli allucinati del Bounty

Bounty ad
di Giampiero Pulcini

“Stre-pi-to-so. Cocco e cacao nettissimi.”

Il pennellone dandy squadra compiaciuto la compagna di panca, che tenendogli la mano annuisce estasiata.
“Non ci sarei mai arrivata, ora che mi fai pensare… certo, cocco e cacao!”
“Però non latte di cocco, proprio la polpa; e il cacao quello dolce, mica la fava…”

Annoto l’espressione polverosa di lui e azzardo che “mica la fava” sia il leitmotiv delle serate di lei.
Trent’anni e già vecchio: barba trascurata con cura, calzino rosso speculativo, giacca sartoriale a filo di gobba. Accosta la narice uncinata – una, di traverso – al liquido violaceo impenetrabile (dicevamo…) e stentoreo riemette sentenza allargata alla claque.

“Ricorda lo snack, cos’era? Bounty, il Bounty, presente?”
Tavolo in visibilio.
“Ma grandeee…”

Star soli incita l’osservazione anche quando sarebbe meglio farsi i cavoli propri, cioè sempre.
Sono solo. Poco da chiedere a vini anestetici, qualcosa in più da notare in tipi che con vini così fanno pendant.

“Sono un purista, i profumi non li voglio sentire mischiati.”
“… ci trovo anche un po’ di cannella, possibile?”
“No, il vino deve invecchiare tanto per prendere di cannella.”
“E questi qui, cocco e cacao?”
“Dipende da quanto sta in botte. Questo è un… un… fammi leggere… appunto, bojolé: i francesi per tradizione il vino in botte lo fanno stare di più.”
“Non l’avevo mai problematizzata ‘sta cosa. M’affascina troppo, c’è storia, cultura, immagine. Io non ci capisco niente, t’invidio, ma quante ne sai? Hai fatto il corso sommelier?”
“Il primo livello per l’infarinatura, dopo so’ tutte cazzate.”
“Infatti. Comunque cocco-e-cacao è spettacolare, non mi sarei mai aspettata di sentirli in un vino. Il Bounty, ganzissimo.”
“Basta un po’ di concentrazione… [passa la mano tra i capelli]
“Essì. Vabbé, scappo che è mezzanotte, domani lavoro poi ho anche pilates. Ti chiamo appena posso, te che fai?”
“Niente.”

Fisso in trance il mio calice di spumante.
Dorato pesante, bolle grosse come ceci; naso gonfio di caramello, vaniglia e croccante. Mi scappa un “Mars!” col terrore di uno che sia stato appena rapito dagli Ufo.
Lascio lì.
Asciugo una sambuca con colpo secco da discoteca. Non c’è rumore ma sento schiamazzi, non sono al mare ma vedo le palme.
Il Bounty, come no. Eppure la cerchia adorante, la faccia appagata, il papy pagante.
Assieme al cappotto indosso il sospetto di non aver capito niente fino a oggi, del vino e in generale.
Un’occhiata al bancone, alzo i tacchi e vado a letto. Anche se domani non ho pilates.

Annunci

3 commenti to “Gli allucinati del Bounty”

  1. Alla fine lei però scappa, per quanto adorante. Questa è la morale. Diffidare del dolciastro.
    Grazie Giampiero per questo delizioso post, anti-stucchevolezza.

  2. Grazie a te e a tutti coloro che hanno sorriso.
    Nulla più che due appunti fissati con calligrafia incerta su un tovagliolo di carta. :-)

  3. che bello, strappa un sorriso a ogni morso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...