Indiscrezioni sulla vendemmia 2020

di Raffaella Guidi Federzoni e Faro Izbaziri

Sulla scorta (erano anni che volevamo usare l’espressione “sulla scorta”) di un precedente post, frutto della (erano anni che volevamo usare l’espressione “frutto della”) intuizione dell’Alterato Armando Castagno, proponiamo una seconda puntata di interviste alla cieca.

Per i più pigri, che non hanno voglia di leggere quella premessa ma solo questa, copiaincolliamo variando i nomi:

Come abbastanza evidente dal dipanarsi del testo, l’intervistata, Raffaella Guidi Federzoni, ha risposto a domande a lei ignote; non solo alla cieca, quindi, ma anche alla sorda. Come conseguenza, o come premessa, le domande dell’intervistatore (Faro Izbaziri) sono state redatte prima dell’invio delle risposte, e nemmeno toccate in sede di composizione finale.

Buona lettura.

Sarà l’annata del secolo? O del decennio? Oppure, più semplicemente, sarà la migliore vendemmia dell’anno 2020?
Una buona parte di vignaioli autonominatosi “ribelli” ha posticipato l’inizio della vendemmia 2020 al 6 aprile 2021. Questo come segnale politico per arginare il dilagante asservimento al calendario gregoriano, convenzionale strumento di controllo creato da un Papa biecamente antifemminista, totalitario ed accentratore, oltreché astemio.

Com’è la grana tannica, o meglio come si annuncia la componente polifenolica dei vini?
Quest’anno si è consolidata la tendenza a preferire il vinile, la cui qualità di suono viene considerata più pura e quindi più adatta alla trasformazione spontanea da acqua in vino. Ciò è un falso mito, ma tanto se lo dico io non ci crede nessuno.

È noto che i grandi terroir italici – Montalcino, le Langhe, la piana di Latina – stanno soffrendo per gli effetti del surriscaldamento globale: è vero che la media in alcol potenziale delle uve quest’anno è intorno ai 17 gradi?
Finalmente una domanda che punta il dito verso il nocciolo della questione e alla quale posso rispondere con una convinta mandata affanculo, come si conviene venga fatto per qualsiasi domanda che punti il dito verso il nocciolo della questione.

I produttori francesi dicono che tutti i vini giovani si somigliano, “come si somigliano tutti i bebè”, ma se dovesse sbilanciarsi? Il 2020 ricorda il 2010? Il 2000? Il 1911?
L’Unione Europea ha finalmente mandato a cacare quegli arroganti colonialisti abitanti un’isola fredda ed inospitale, dove fra l’altro producono un vino insulso dal prezzo improponibile, e noi stiamo ancora a dibatterci fra “pasta corta o pasta lunga per la carbonara”? Liberiamoci dalle costrizioni linguistiche e ricominciamo a parlare dandoci del “Voi”, come quando c’era Lui, caro Lei.

Si riuscirà a fare vino con le uve delle zone più calde, oppure i mosti prenderanno la strada degli stabilimenti Zuegg di Verona?
Caro Signore, non si può contemporaneamente smettere di bere, di fumare e di trombare. La vita è fatta di scelte e io, come lei ben sa, ho scelto.

Un punto che considera decisivo, valutando i primi esisti dell’andamento vendemmiale 2020?
Considerare la forma del grappolo come autenticità di un vitigno è un’idiozia. Sarebbe come considerare la lunghezza di un pene come garanzia di virilità. Purtroppo gran parte della generazione Millenial non ha idea di cosa sia né la forma di un grappolo né la lunghezza di un pene e questo crea dei problemi nella letteratura scientifica odierna relativa all’argomento di cui stiamo parlando e che io ho già dimenticato.

Ci dovremo sorbettare anche stavolta il comunicato stampa di Angelo Gaja, oppure qualche divinità celeste – e magari una qualche restrizione legislativa – arriverà a liberarci, inaugurando una nuova era?
Il miglior catalogo per la scelta di un vino è quello che evita le definizioni “bianco, rosso o rosato” e distingue i prodotti in “assolutamente da evitare, quasi passabile, ideale per mandare in vacca una serata promettente, consigliabile da bere solo prima di una catastrofe nucleare”.

E sotto il profilo aromatico?
Senza l’ironia non è possibile portare a termine una vendemmia. L’ironia serve ad astenersi di inserire le forbici fra i glutei del tuo vicino di raccolta il quale continua a scoreggiare da ore.

Le propongo di andare insieme a sabotare il Centro Produzione Rai giusto nell’intervallo temporale (due, tre minuti) in cui manderanno in onda il solito servizio televisivo su: “annata meno abbondante nella quantità eccetera (noi ogni anno siamo in gara con la Francia eccetera) ma di alta qualità eccetera”
La ginnastica passiva è una soluzione, anzi è LA soluzione per seguire il processo di trasformazione del succo d’uva in vino. Non capisco perché ciò venga sottovalutato quando Bernardo di Chartres in una sua dissertazione minore scriveva in latino maccheronico – e quindi molto più comprensibile perché questo tipo di pasta mette tutti d’accordo – “Activitas est fallacium, inertiam est mater optima pro mutatione”.

Cosa vede per il futuro? L’uomo andrà su Marte? Riusciremo a non sentire più “piuttosto che” in senso disgiuntivo, “la qualsiasi”, “assolutamente sì”? riusciremo a non usare più la frase “non si può giudicare ora, bisogna aspettare la fine delle fermentazioni”?
Tutto sommato siamo soddisfatti, alla faccia dei menagramo che ci hanno gufato per mesi. Siamo già in grado di spedire campioni di prodotto già pronto, integro, bello rotondo e concentrato, imbottito di fiori e frutta, ideale per serate autunnali, albe invernali, pomeriggi primaverili e notti estive. Anche questa sarà una vendemmia da ricordare, molto simile a quella del 1848.
Una vendemmia rivoluzionaria.

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