Estate liberi tutti

di Shameless

Non se ne può più del caldo afoso, il quale – stranamente – si presenta sempre in estate. Tale ricorrenza, fra gli inconvenienti comporta anche quello di aver meno voglia di bere vino, considerato rischioso per la salute [gli spiriti e distillati invece vanno alla grande grazie all’epidemia di cocktail bar sparsi ovunque].

Però i duri e puri non demordono e se non possono bere troppo, di certo ne scrivono.
Così è che negli ultimi due mesi circa, si è letto di alcune tendenze, come dire, molto contemporanee.

Per esempio, il colore dominante della stagione è il rosa, talmente ROSA da cambiare al femminile la terminologia che definisce un vino, ormai scrivere “rosato” fa tanto secolo scorso, è un aggettivo maschile che puzza di patriarcato.

Nel frattempo, sono scomparsi dal radar dei social gli Orange Wine dal colore un po’ desueto che ricorda troppo i capelli e il colorito di un candidato alla Casa Bianca.
L’acidità continua a volare, non ha più sesso, si trasforma a seconda del naso che annusa; il tannino diventa un camaleonte a seconda del palato che sorseggia.

I vini trasmutanti suscitano simpatia e curiosità: quello che era rosso, corposo nella tradizione, ora è diventato pallido, anoressico e minimale anche nella quantità disponibile; in compenso il bianco verdolino tenue ora si è arricchito di sfumature d’oro-argento-bronzo. Tutto questo grazie al messaggio fluido del Terzo Millennio da cui molti di noi sono esclusi, perché arroccati a parametri fuori moda per i quali o bianco o rosso.

I contenitori oscillano fra lattine da rapper a bottiglioni conservati in qualsiasi luogo che non sia una cantina tradizionale. La natura viene coinvolta suo malgrado, costretta a ospitare nella profondità degli abissi o dentro caverne di alta montagna ingombranti prodotti del genio umano.

Tornando all’alcol, si parla, si discute, persino si compra un liquido derivato dall’uva che ne è privo, che costa un botto per quello che vale dal punto di vista organolettico, ma che è sano, pulito e giusto.
“A vent’anni, si sa, si è stupidi davvero/quante balle si ha in testa a quell’età” (cit.)

E la comunicazione? Funziona solo se fa ridere o incaz… ehm, irritare, o tutt’ e due. E poi chi legge in estate? O meglio, chi legge di vino in estate? Solo chi vuole qualcosa di succoso e spettegolante tipo notizie di cambiamenti di proprietà, interventi finanziari, o al limite la nascita di denominazioni sconosciute che dimostrano la nostra ignoranza in termini di geografia.

Il normale non esiste, perché il normale non fa notizia.
Meno male che si vendemmia, più o meno bestemmiando. Meno male che si ricomincia a viaggiare, non tanto per diffondere il messaggio, più per assicurare il pagamento della rata di muto a fine mese e il proprio stipendio.

Meno male che il vino esiste, persiste, insiste.

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