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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Passo in rassegna gli idoli dei miei ventiquattro-venticinque anni e a parte un paio di calciatori e un tennista inviso al mondo trovo incisi nella memoria solo nomi impolverati e senza gloria, insignificanti per tutti. L’elenco, una trentina scarsa di altri nomi, lascerà indifferenti 59.999.994 persone su sessanta milioni che siamo in Italia, ma non è una buona ragione per non infliggerlo ai sei restanti come una madeleine al profumo di fieno, erba falciata, sudore, terra, cuoio e letame.
Natale è una festività cristiana, lo scrivo subito per evitare perdite di tempo a lettori laicamente scettici e politicamente corretti. Una ricorrenza astuta che ricorre ogni anno subito dopo il solstizio invernale, e muta la celebrazione pagana del graduale passaggio dalle tenebre alla luce in una affermazione religiosa in cui il divino si incarna nell’umano. Tutto ciò avviene senza pompa né dispiegamento di eserciti, ma solo grazie al naturale nascere di un neonato.
Siccome che i miei reportages riscotono un bùm de lettori gnente male, ora la redazione de sto blogghe alterato me chiede de fa’ quarche intervista succosa, pure saporita. Onde per cui comincio co’ chi de sapori se ne intende.
Trattasi de na còca famosa quanto misteriosa. Pe’ intendese, ‘sta donna cucina cor passamontagna pe’ nun fasse riconosce’. Nun solo cucina, ma scrive pure de come se cucina bene sur serio e no solo perché va de moda.
Su di un foglio di dimensioni e colore liberamente scelto, si appuntino venti lettere dell’alfabeto in sequenza. Potete scrivere di seguito il vostro nome e cognome, o anche due cognomi se li avete, facendo o meno precedere il Vs. nome da titolo nobiliare (Conte, Marchese, Barone), accademico (Dott., Ing., Arch., Geom.), onorifico (Gr. Uff., Cav. Gran Croce), massonico (Gran Maestro, Cav. Della Spada dei Templari), politico (On., Sen.) o religioso (Don, S. E.).
Qualche anno fa, per la cena della vigilia natalizia, servii un vino bianco ben strutturato come accompagnamento al pescione infornato con le patate. L’erede delle mie inesistenti sostanze, appena maggiorenne, commentò “sembra di bere un vino rosso”. In effetti il vino aveva caratteristiche di beva più assimilabili ad una concezione conservatrice riguardo alla differenza fra “bianco” e “rosso”: molto pieno in bocca, di lunga persistenza, dalle forme rotonde. Non a causa di sentori legnosi o tannini grattanti, ma per una corpulenza ben sostenuta dall’acidità e con degli aromi più complessi di quelli che un bevitore poco accorto assocerebbe ad un vino bianco.