Archive for settembre, 2016

29 settembre 2016

Sagre & Fiere – 7

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Rubrica di informazione convegnistica
a cura di Federico Maria Sardelli

Fra oggi e domani dovrebbe – se va bene – inaugurarsi con lo scoppio d’una gigantesca pentola a pressione costruita sulla sommità del Monte Menefreghista, la bella Sagra Dello Scoppio Della Pentola A Pressione. Se tutto va bene gli organizzatori preventivano una stima di 65/70 feriti più un bel centinajo buono di grandi ustionati per via del minestrone rovente che ivi da cinque giorni ribolle a temperature insopportabili per chiunque. Gli stands della Sagra, costruiti a bella posta tutt’intorno alla sommità del monte, consentono a tutti i visitatori indistintamente di poter godere dalla stessa distanza gli spaventosi effetti dello scoppio che, si prevede, dovrebbe avvenire verso l’ora di punta.

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27 settembre 2016

Una lunga vicenda di buon gusto

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Frecciarossa e il Riesling nell’Oltrepò Pavese

di Armando Castagno

In Oltrepò Pavese la storia del Riesling Renano è piuttosto risalente. Per la verità, il disciplinare consente oggi di realizzare la tipologia “Oltrepò Pavese Riesling” anche utilizzando, in tutto o in parte, il cosiddetto “Riesling Italico”, che con quello Renano pare avere in comune soltanto il nome, e che oltre a non avere un decimo del carisma d’insieme e delle risorse aromatiche del primo non può averne nemmeno la tradizione, essendosi diffuso molto più tardi. A onore del vero, in zona di Riesling Italico ce n’è sempre stato: prendendo ad esempio la produzione dei Riesling d’Oltrepò di mezzo secolo fa esatto, che annovera tra le aziende produttrici la Cantina Sociale di S. Maria della Versa, Compagnoni, Madonna Isabella dell’ingegner Giulio Venco, la Tenuta Il Casale del Duca Denari, la Montelio della famiglia Mazza, e ancora Saviotti, Bagnasco, Morini, i Conti Dal Pozzo, la Tenuta di Nazzano, Achilli, Guasti, Valadè e molti altri, si nota in quasi tutti i casi la presenza dell’Italico nell’uvaggio.

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22 settembre 2016

Henri Jayer e i crimini impuniti

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di Fabio Rizzari

Dieci anni fa più o meno esatti, il 20 settembre 2006,  se ne andava Henri Jayer, vignaiolo borgognone già abbondantemente deificato in vita. Figuriamoci a che livello è arrivata oggi la sua santificazione, con la cascata di confettura agiografica che hanno fatto colare sul suo nome dai quattro angoli del pianeta.

Per capire l’attuale situazione jayeriana vediamola dal punto di vista sentimentale, cioè da quello dei soldi. Una sua bottiglia di Cros Parantoux (di una delle annate rare, a cominciare dal 1978) costava un lustro fa sui 5.000 euro, che è pure una bella sommetta; attualmente ne vale 50.000, dieci volte tanto. Per non parlare del suo Richebourg, capace di superare nelle aste degli iper-ricchi i prezzi stellari della stessa Romanée Conti.

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20 settembre 2016

Scherza coi fanti e lascia stare i Chianti

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di Armando Castagno e Fabio Rizzari

Parafrasando il celebre Gianfranco Vissani, che in un’antica videocassetta del secolo scorso parlando della cucina di pesce esordiva esclamando“Il pesce è una cosa immenza”, noi possiamo tranquillamente affermare che il Chianti Classico è una cosa immensa. Talmente immensa che la seguente degustazione non ha alcuna pretesa di a) completezza et esaustività; b) coerenza assoluta tra vini di pari annata e sottozona.

Si tratta più semplicemente di un assaggio estemporaneo di alcune decine di Chianti Classico di recente produzione. Estemporaneo, ma condotto con tutte le accortezze che una degustazione tecnica richiede: temperatura controllata, bottiglie rese anonime, batterie suddivise per tipologia. Per mettere un po’ di pepe – ma non certo di salsa Worcester – nell’insieme, abbiamo poi infilato di straforo alcune bottiglie di altre aree, anche non toscane. Il risultato è il seguente (per ogni vino le prime note sono castagnesche, le seconde rizzariane):

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15 settembre 2016

Ad ogni costo

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di Raffaella Guidi Federzoni

“Costa troppo.” Due parole che cadono nel silenzio freddo di un ristorante chic a Miami. Silenzio perché siamo assorti nella degustazione del mio vino principale e freddo perché l’aria condizionata è sparata a mille come sempre da queste parti.

“Costa troppo.” A pronunciarle è un ragazzo sbarbato di fresco, snello e con un’onda di capelli folti e scuri ben sistemata sulla fronte liscia. Un ragazzo italiano, che lo possino!

“Costa troppo.” ha detto, lanciando un’occhiata complice al suo diretto superiore, il quale sta lasciando proprio in questi giorni le redini delle decisioni di acquisto ad uno stronzetto che potrebbe essere mio figlio, ma meglio di no, perché nel caso sibilerei “non dire idiozie”, serrando le mani per non mollargli uno sganassone.

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