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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Se la buona tavola ha un prezzo ce n’è di sicuro anche un’altra, senza tovaglia, dal prezzo incredibilmente basso. E se è vero che la pizza è – soprattutto a Napoli – un cibo popolare da sempre è altrettanto vero che spendere 10 euro in due e alzarsi soddisfatti, fa ancora un certo effetto.
“Per forza è rimasta incinta, con quel melograno lì fuori!”. Questo fu il commento del Vecchio Gentiluomo al mio annuncio. Era di ottimo umore e ne aveva ben donde. Si era appena conclusa una degustazione di fuoriclasse, in onore del mitico Wine Writer Britannico, per la prima volta da quelle parti: 1945-1955-1964-1975 più una manciata di annate più recenti.
Un alterato si è recato nella terra di Loira, sotto il pretesto di vedere castelli, mangiare e bere vini del posto. Ma nella realtà per visitare finalmente il castello di Cloux, presso Amboise, dove è vissuto e morto il suo mito fin dall’infanzia, tale Leonardo da Vinci.
Quell’anno in settembre faceva ancora molto caldo. Non il caldo afoso del luglio precedente o quello inframmezzato da acquazzoni capitato in agosto. Era il caldo saporito e rotondo di fine estate, quando i fichi e l’uva si riempiono della stessa dolcezza regalata dalla luce serale. Tutto preannunciava una vendemmia con i fiocchi.
Chiunque abbia una certa anzianità di servizio, sa perfettamente che la valutazione di una annata nelle prime fasi della sua evoluzione è faccenda delicata. Capita sovente, infatti, che una annata reputata grande si riveli con il tempo assai meno grande di quanto si era supposto, così come una annata “piccola” riveli con il tempo pregi insospettati. La Borgogna non è esente da simili accadimenti, anzi.
Post telegrafico che fornisce la soluzione – attesa in modo trepidante, a giudicare dalla massa di commenti che tentavano di risolvere il quiz – all’indovinello sulle segreterie telefoniche di alcune aziende vinicole famose. Eccola:
Ogni annata, si sa, ha un suo carattere. O almeno, questo vale per i vini non troppo manipolati in cantina. In terra di Borgogna, alla sua nascita e nei primi mesi di vita, il 1996 venne salutata come una delle vendemmie più straordinarie e promettenti del ventesimo secolo. Sui bianchi, niente da dire: in media sono ottimi, con punte di eccellenza incontestabili. Ma sui rossi? Da quasi quindici anni i vaticini su come e quando i rossi del ’96 si sarebbero finalmente “aperti” vengono regolarmente frustrati dalle prove sul campo.
Avere tanti anni sulle spalle significa cominciare ad avere un bagaglio di ricordi che colma cassetti ed anche armadi. Ad aprirli si rischia di sentirsi rovesciare addosso sensazioni spiacevoli che pensavamo dimenticate, ma anche di far volare libere farfalle sopravvissute al chiuso del tempo. I miei anni ormai li conto con le Vendemmie e non con le Primavere. Mi sento parte di una tribù particolare che non rischia l’estinzione, bensì la proliferazione. È bene che sia così, che le nuove generazioni enofile si accrescano, che l’interesse per il mondo del vino e per i suoi protagonisti aumenti.
A volte per guardare dritto avanti è necessario voltarsi indietro, ricordare quello che è stato per fare meglio quello che sarà. Il mio contributo è scritto nei capitoli seguenti. Un’esperienza limitata alla mia vita, quindi fallace e parziale, senz’altro veritiera per quanto mi riguarda. Le Vendemmie di cui racconto non sono proprio in ordine cronologico, ma seguono il filo balzellante dei miei ricordi.