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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Il futuro è diventato presente. Succede sempre così, gli anni passano, i figli crescono, non solo i miei, pure quelli degli altri. Sono ancora qui a rimirarmi come ragazzina di bottega e, improvvisamente, mi ritrovo la più anziana del gruppo. La verità mi coglie alle spalle quando divido l’esperienza di un viaggio insieme ad altri produttori avventurosi. Prima passavo le serate dopo le degustazioni a chiacchierare con coetanei, ora vado a ballare con i compagni di scuola di mio figlio. Non è che mi dispiaccia, anzi mi lusinga assai che mi comprendano nel divertimento liberatorio dopo giornate molto pesanti.
Reduce dall’innevata anteprima delle nuove annate a Montalcino, trascrivo alcune note di assaggio alterate. Selezionati solo i Brunello più rari e difficili da trovare. Non necessariamente i migliori, ça va sans dire.
Si può immaginare una bevanda più alterante dell’Assenzio? l’Assenzio vero, non le imitazioni edulcorate che circolano qua e là nella Europa. Nel secolo Decimonono la fata verde (fée verte, da non confondere con il feu vert) alterava la mente e l’animo dei poeti, li aiutava a vincere la forza di gravità e a vedere le cose dall’alto; e magari anche da dentro e di lato.
Insieme alle elezioni arrivano le anteprime. Già mi prende lo sconforto, per le une e le altre.
Trattandosi questo di un blog che tratta soprattutto di argomenti vinosi, mi limiterò ad esprimermi relativamente alla presentazione delle nuove annate in terra toscana, lasciando perdere altre considerazioni.
In base alle ultime informazioni in nostro possesso, la pillola SRT-1720, detta anche la pillola del vino rosso, sta uscendo dalla fase di sperimentazione sugli animali ed entrando in quella decisiva di sperimentazione su esseri umani.
Un paio d’anni fa la notizia fece il giro del pianeta: i gerontologi dell’National Institute of Aging statunitense hanno sintetizzato un farmaco anti-obesità ottenuto da una sostanza presente nel vino ormai universamente nota e deificata, il resveratrolo.
Pietro Cataldi è docente universitario a Siena, autore di libri, saggi e analisi tra i più acuti della nostra critica letteraria attuale. Qui pubblichiamo un testo particolarmente illuminante, che – contro ogni consuetudine internettiana di velocità e spesso superficialità sincopata della lettura – richiede tempo e concentrazione per essere apprezzato appieno.
di Pietro Cataldi
Le domande di un pastore
Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Leopardi affida alla voce di un pastore nomade le grandi domande sul senso della vita e dell’universo. Solo, sotto il cielo stellato, il pastore tenta di spiegare la condizione umana, il ripetersi dell’esistenza di generazione in generazione, il succedersi dei giorni e delle notti, il susseguirsi delle stagioni; cerca di capire il perché del dolore e di quell’inquietudine angosciosa definita dalle parole “tedio” e “fastidio”, un’inquietudine che è infine tutt’uno proprio con il bisogno di senso. La spiegazione è tentata dapprima guardando la vita dal punto di vista della luna, dall’alto, e poi guardandola invece dal punto di vista delle pecore, dal basso.
Il punto di vista del pastore è per così dire impregiudicato, e spregiudicato: non ci sono un’ideologia, una religione, un sistema filosofico, una qualunque petizione di principio che impongano una direzione alla ricerca: l’importante è dare un significato alla condizione degli uomini e al rapporto che gli umani hanno con l’universo. Ebbene: Leopardi pone così, con un linguaggio semplice e diretto ma anche con la massima serietà e radicalità, le più grandi questioni filosofiche affrontate nei secoli da tutte le civiltà e tutte le culture. La sua novità consiste però nella scelta di affidare domande tanto significative, in uno dei testi più filosoficamente radicali dei Canti, alla voce di un pastore: una figura socialmente e antropologicamente lontanissima da quella del filosofo, il philosophe parigino della tradizione settecentesca.
Dopo notti insonni, provocate da un dibattito che infoca* l’enomondo dei blog ormai da tempo immemore – cioè da qualche settimana – ho ricevuto un’inaspettata illuminazione.
Tutto nasce da una parola che trova luogo di residenza su bocche più o meno autorevoli, che viene pronunciata a destra e a manca, sempre sposa fedele del termine “vino”.
Navigando in rete, ho trovato diverse definizioni, le quali in sintesi ci spiegano che “chi esercita un’attività lavorativa a livello familiare o con un numero limitato di operai; piccolo produttore che esercita il mestiere con particolare maestria” viene definito ARTIGIANO.
Prosecuzione ideale del precedente post “alterazioni” il sintetico testo di oggi è su un aspetto peculiare della psiche maschile: la scelta dell’orinatoio nei bagni pubblici. Tema in apparenza avulso dal soggetto vinoso, in realtà ad esso intimamente correlato, come ogni persona di buon senso può afferrare.