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rubrica settimanale provvisoria
a cura di Federico Maria Sardelli
… il più grande muscolo del corpo umano è quello situato all’incrocio dei muscoli iliopettìnei, sotto al trigono vescicale in corrispondenza del legamento interfoveolare, e precisamente laddove l’estremità anteriore il processo coccìgeo si congiunge con le nervature del plesso pudendo; esso prende il nome scientifico di fava veramente enorme perché il suo scopritore, l’illustre anatomo-patologo J. Wattson, durante l’autopsia d’un negro con un uccello come una zampa di tavolino ebbe a esclamare «alla faccia del cazzo», espressione questa di rara trivialità, temperata soltanto dalla dolcezza dell’idioma originale in cui fu profferita, cioè il turco, datosi che l’illustre luminare teneva cattedra a Parigi e i suoi allievi no.
“Nell’architettura del paesaggio il cipresso è un contrappunto, un segno misuratore. È anti naturalistico il cipresso, come un pezzo di giardino all’italiana fatto albero, una piccola scultura compatta e slanciata fatta con il verde e posta a misurare gli andamenti orizzontali fra terra e cielo. Eppure proprio per questo anti naturalismo esso è romantico come una rovina antica, romanticismo neoclassico.”
Queste poche righe mi sono state mandate da un amico architetto ed esperto di composizione architettonica. Un paio di anni fa, mentre stavamo passeggiando fra sentieri e collinette della Val d’Orcia, si era lanciato in una disquisizione relativa alla funzione del cipresso nel paesaggio toscano. Nonostante una tendenza all’architettese il suo linguaggio risultò comprensibile anche ad una nescia come la sottoscritta. La lectio mirabilis mi rimase impressa a lungo.
“Io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti”, cantavano Gaber e soprattutto la Vitti. Appunto: io non capisco quelli che mangiano il gelato e buttano il cono, quando il cono è buono;
Non si può parlare di questo fondamentale libro senza prima scrivere alcune righe intorno all’autore. Faro Izbaziri, fine intellettuale di origini basche, musicologo, letterato, fuggito con i genitori in giovane età durante la Rivoluzione dei Garofani* dapprima in Francia e poi in Italia dove, anagrammando il suo vero nome, ha assunto il nom de plume di Fabio Rizzari.