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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Lo snobismo infetta tutti gli amanti del vino, chi più chi meno, quindi non dichiariamoci/dichiaratevi immuni da questo morbo. Inoltre, lo snobismo enologico è ben più letale rispetto ai pur temibili snobismi dei cinefili, o dei musicofili, o dei patiti di moto.
Pubblichiamo oggi nella categoria alterata “Oldies but oldies” un testo apparso esattamente dieci anni fa – marzo 2015 – nel blog espressico circa la degustazione alla cieca.
Un collega canadese ha ritrovato casualmente nella soffitta del nonno un curioso apparecchio sperimentale del 1969. Battezzato “wine coolness instrument” e mai andato in produzione, era progettato per misurare il tasso di fascino/attraenza di un determinato vino sui bevitori più giovani, così da trarne utili indicazioni per orientare la produzione vitivinicola del futuro.
La mia analisi sui vizi e sulle manie degli enosnob si arricchisce con un contributo che arriva dall’America, e in particolare da uno dei comici più noti negli States per la sua vena lunare e ricca di nonsense, Dave Barry *.
Ieri sera ho bevuto un Nuits St Georges Les St Georges 1998 di Gouges, un vino di intensità irradiante al palato, che aveva però il non trascurabile limite di una scorbutica, quasi insuperabile riduzione al naso. Dico quasi perché devo ancora attendere un giorno o due che l’altra metà della bottiglia si esprima compiutamente.
Benedetto XVI e Francesco I sono indubbiamente due dei più noti pontefici presenti oggi nella nostra penisola, ma non sono gli unici. Nel mondo del vino esistono decine di pontefici.
Alla passione per i titoli in genere affianco la passione specifica per i titoli dei Topolino editi nel nostro paese negli anni 60 e 70. Gli autori e disegnatori italici dell’epoca (Martina, Carpi, Scarpa, etc) avevano un gusto particolare per i giochi di parole (l’esploratore artico Paolo Nord, il critico letterario francese Georges Pourparler, l’antiquario Nataniele Ragnatele, il bandito Max Nadier) e per i titoli evocativi: Zio Paperino e l’ametista mai vista, Paperino e le ventimila beghe sotto i mari, Zio Paperone e il leon donato, eccetera.
È una banalità, ma ancora qualcuno lo ignora: l’autore non è necessariamente il soggetto più acuto e affidabile nel dare pareri sulla sua opera. Quando un’opera – sia un testo letterario, un dipinto, o più modestamente un vino – viene ultimata, licenziata, l’autore è una delle voci autorevoli nell’interpretarla, non per forza la più autorevole.