25/05/2012

Obeso e felice

di Rizzo Fabiari

Hai voglia a pensare, e poi a commentare tra amici beoni, e poi a dire in pubblico, e poi a scrivere nei blogghe che i vini obesi sono tramontati. Che in Sudafrica spiantano chardonnay e piantano chenin blanc. Che perfino le più celebri firme d’Oltreoceano accennano timidamente ad abbassare i punteggioni dei rossi mangiaebevi mangiaemangia (magari da 97/100 a 95/100, ma sempre ad abbassare) e a togliere dal cassonetto e ad aumentare quelli dei vini agili, freschi, gastronomici (magari da 80/100 a 85/00, ma sempre ad aumentare).

La cruda verità, o meglio una delle verità del mercato attuale, ce l’ha messa davanti agli occhi plasticamente il buon Paolo Latini, uno dei responsabili dell’enoteca regionale Palatium di Roma, dove in queste ore svolgiamo gli assaggi dei vini laziali.

Provando un rosso nero e denso come la pece, oltraggiosamente strangolato dal rovere, immobile al palato come un ippopotamo immerso in un metro d’acqua, alla domanda: “ma da voi si vendono ancora vini così?” ha replicato con amarezza: “si vendono? vanno via come l’acqua. Non faccio in tempo a comprarlo, finisce subito e devo rifare l’ordinazione”.

23/05/2012

Elenco provvisorio di luoghi comuni del vino – lista in aggiornamento

di Rizzo Fabiari

“I veri grandi vini sono i Borgogna e i rossi del Piemonte,
io bevo solo quelli”

variante del precedente
“I veri grandi vini sono i Borgogna e i rossi del Piemonte,
io bevo solo quelli, sennò al massimo vado sullo Champagne”

“I Bordeaux sono vini omologati” continua a leggere »

21/05/2012

Il circo itinerante del vino

di Raffaella Guidi Federzoni

Un tempo si chiamava Wine Maker Tour, ultimamente si preferisce il termine Roadshow, ma sempre di quello si tratta: un insieme di produttori transumanti per la gloria e la borsa del vino.
Può essere organizzato da, come potrei dire, una casa editrice specializzata che mette insieme la crème de la crème di quanto dalla stessa viene giudicato degno e a caro prezzo portato a giro per il mondo. In questo caso la transumanza avviene a puntate e non tutta in una volta. Quindi per me non rientra nella categoria e nello spirito dell’autentico Roadshow.

Questo per essere tale ha bisogno di alcuni elementi indispensabili che vado subito ad elencare:
− almeno una quindicina di produttori di almeno quattro nazionalità differenti
− deve toccare almeno tre città differenti, una al giorno.
− eccezionalmente le città possono ridursi a due, ma devono trovarsi ad almeno mille chilometri di distanza l’una dall’altra.
− nel programma ci deve essere almeno una levataccia per prendere un qualsiasi aereo, treno, pullman.
- deve essere organizzata dall’importatore, che paga per questo. I produttori si pagano il viaggio, l’albergo ed eventualmente i campioni. Al massimo contribuiscono per una parte minore secondo accordi personali. continua a leggere »

18/05/2012

Fondi di bottiglia


Qualche anno fa si è svolta in un noto ristorante di Roma, La Pergola, una serata stratosferica e inarrivabile, durante la quale è stata stappata più o meno la metà dell’intero patrimonio mondiale di bottiglie d’epoca: per intenderci, i vini più “scarsi” erano Cheval Blanc 1934 e Clos Fourtet 1945. Tra i partecipanti, chef tristellati, collezionisti, grandi degustatori, uomini d’affari.

Non eravamo, ahimé, tra i fortunati commensali. Abbiamo avuto però la ventura di capitare il giorno successivo nel suddetto locale, che ancora scintillava di una debole luminosità residua, come dopo un’apparizione. Con l’aiuto del sommelier Marco Reitano (che è un amico e un collaboratore), abbiamo quindi potuto mettere il naso su qualche rimanenza, vale a dire nelle bottiglie lasciate dopo il sontuoso banchetto. Era con me Francesco Falcone, giovane ma già esperto collega che non ha bisogno di presentazioni, il quale a sua volta ha approfittato della rara eventualità. continua a leggere »

16/05/2012

Affinità elettive

di Giancarlo Marino

Ad un certo punto della storia di ciascun appassionato è quasi certo che si crei una particolare passione per un vino, di una certa zona o di un certo vitigno. Potrei citare la mia passione per la Borgogna, ma non è di questo che voglio parlare, perché in realtà il fenomeno può riguardare chiunque e qualsiasi vino: quello che per me rappresenta la Borgogna, può rappresentare il sangiovese per un altro o il nebbiolo per un altro ancora e così via.

Passione, certo, che a volte però può trasformarsi in una vera e propria fissazione. Gli esperti di psicoanalisi potrebbero spiegare che la fissazione è lo “stallo di una pulsione”: eludendo la ragione, la fissazione ci trascina nell’inconscio e impedisce la normale evoluzione degli stimoli, impedendoci il distacco dall’oggetto della stessa fissazione. continua a leggere »

14/05/2012

Il Chiaretto barbagliante

Su astuta segnalazione di Carlo Macchi pubblichiamo una pagina degustativa di rara pregnanza scritta da Giorgio Marchetti, uno dei numi tutelari degli alterati (cfr Il Nuovissimo Borzacchini poco più sotto).

La scena è bucolica, un signore in pieno ottocento sta facendo il “Tour” italiano e capita nella cantina di un castello. Il villico gli fa assaggiare un vino ed egli lo descrive così.

“Egli, il chiaretto, si rivelò, al colore, pudibondo e nuvoloso, ma contemporaneamente barbagliante d’un rubinaccio spento, quasi pennellato di terrose riminiscenze, ricordando certi trebbianelli ambiziosi o i sangiovesi adulti da salotto. continua a leggere »

11/05/2012

GdM

di Raffaella Guidi Federzoni

Da ragazzini i nostri genitori ci proibivano di fumare, non sopportavano che dicessimo parolacce e criticavano il nostro modo di vestire. Finalmente cresciuti e diventati noi stessi genitori, ci ritroviamo figli adolescenti che non vogliono che fumiamo, si vergognano sia del nostro turpiloquio che dell’abbigliamento. E se non abbiamo figli ci pensano i nostri consorti a ricoprire tale funzione.

L’amara constatazione si estende alla categoria dei critici enoici della generazione di mezzo (d’ora in poi GdM) continua a leggere »

09/05/2012

Il Nuovissimo Borzacchini – 1

Inauguriamo una rubrica di carattere squisitamente goliardico: goliardia che è una delle due facce dell’espressione alterata (l’altra è quella del cazzeggio puro). La terza faccia della medaglia è ovviamente quella della serietà, della profondità, della qualità, soprattutto della modestia accademica. continua a leggere »