Scoperte musicali

Ottava

di Bêgho Francisci

È con orgoglio malcelato che presento il mio primo contributo a questo consesso. L’emozione è grande, tantopiù giacché mi è lieto il compito di presentare una recentissima scoperta in ambito musicale. Si tratta infatti del manoscritto di un passagallo, risalente con tutta probabilità al secondo o terzo decennio del secolo XVIII e attribuibile – sebbene qui non tutti gli esperti siano concordi – a Gennaro Lucio David Heineken, figlio di un fabbricante di birra e sapone dell’Anhalt-Sächsen fuggito a Napoli per motivi fiscali e quivi innamoratosi di una popolana partenopea (l’eufemismo è d’obbligo, giacché i discendenti dell’Heineken sono tuttora in vita e piuttosto propensi ad atti ritorsivi). Del figlio Gennaro si sanno per certe le frequentazioni con la famiglia Scarlatti, soprattutto per via dell’affitto di un monolocale nei Quartieri Spagnoli dov’egli era uso incontrarsi col celebre Farinelli ma molto meno uso a pagare regolarmente la pigione.

Tornando al passagallo – così è scritto nel manoscritto originale, anche se al giorno d’oggi questa forma musicale è più nota con il termine passacaglia – questo è scritto in tonalità di Re minore (o Fa diesis maggiore, non si capisce bene in quanto il manoscritto è macchiato di sugo, ma è uguale) con una linea di basso che si muove dalla tonica alla dominante con moto ascendente diatonico e un ostinato accanito feroce spietato e malvagio chiaramente ispirato a quella carogna di Pachelbel.

Come capirete, si tratta di una scoperta di incredibile rilevanza storico-culturale, trattandosi della prima opera attribuibile all’Heineken giunta finora a noi. Anzi, per la verità la sua attività musicale era sino a questo momento messa fortemente in dubbio, perché se è vero che da un carteggio risulta di un suo successivo trasferimento a Venezia e di una sua abituale frequentazione con Antonio Vivaldi, pare che la sua funzione fosse più che altro quella di fornitore di granseole di cui il Prete Rosso andava notoriamente ghiotto. Ma ora questo ritrovamento getta nuova luce su un protagonista finora misconosciuto della grande stagione del Barocco italiano.

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