Archive for ‘Lucidi’

26 febbraio 2012

Il campionato migliore del mondo

di Francesco Falcone

Certe domeniche pomeriggio, nella campagna di Gioia del Colle, il mio paese, la mia campagna, si alzava un vento di tramontana micidiale che sollevava polvere colorata di rosso, come la terra, e tutto iniziava a lievitare come la pasta del pane sotto il panno caldo della nonna.

 In quei momenti, gli spifferi che s’infilavano attraverso gli infissi della vecchia masseria, sembravano le urla strozzate dei miei cuginetti, che in mezzo all’aia giocavano a pallone, e come lacci impalpabili avvolgevano le caviglie degli adulti, degli zii e delle zie, e li facevano cadere.

 Gli uomini si mettevano i vestiti sbagliati, quasi fossero pronti per la foto del proprio funerale, e le bambine diventavano piccole donne, con il fazzoletto in testa e un alone di vecchio profumo spruzzato senza misura.

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2 febbraio 2012

Al rogo

di Fabio Rizzari

Un giovane collega, Francesco Romanazzi, mi fa leggere qualche pagina del savonaroliano libro Dioniso Crocefisso di Michel Le Gris. La parte del volume che mi propone fustiga selvaggiamente la critica enologica, alla quale – si intuisce nemmeno troppo tra le righe – l’autore riserverebbe volentieri un bel rogo. Per criticare tale critica con un minimo di fondatezza dovrei leggere, anzi studiare nei dettagli, l’opera in questione. Ma siccome il politicamente corretto non mi interessa, me ne frego ed esprimo comunque un paio di concetti cotti e mangiati.

Il vino non è un totem intoccabile, che il contatto impuro con un simboletto o addirittura un voto (orrore!) può violare nella sua dignità.
La tendenza a sacralizzare il vino, legittima e anzi ammirevole in epoca di mercificazioni estreme, fa però rischiare ad alcuni una pericolosa deriva, il fanatismo religioso.

Vivere quasi con un oscuro senso di colpa il fatto di circoscrivere un vino in un racconto breve, in una scheda, in una visione di sintesi, mi pare sproporzionato e vagamente apocalittico. Un vino è una cosa complessa ma insieme molto semplice e quotidiana. Non è un banale “prodotto”, perché portatore di verità profonde e parte radicata della nostra identità culturale, ma non è nemmeno un idolo davanti al quale prostrarsi in un silenzio mistico. Si può valutare, con il rispetto dovuto, ma senza complessi.
Insomma: prospettiva laica e critica, sì, visioni sciamaniche e angosciate dall’oggetto sacro, no.