Questa non è una recensione

Magritte

di Raffaella Guidi Federzoni

“Incapace di scrivere in maniera sciatta”*. Questo fu scritto riguardo ad Evelyn Waugh, autore britannico sconosciuto alle nuove generazioni impegnate in letture sanguinolente o stucchevolmente romantiche. Peccato perché alcuni dei suoi libri meritano tutt’ora di essere letti, se non altro per capire cosa significhi la leggerezza e l’ironia nello scrivere sulla crudeltà dell’essere umano e di una certa società.

La citazione che ho utilizzato come incipit mi frulla spesso per il capo quando leggo esempi di scrittura come quello che sto per descrivere.

Si può scrivere benino, bene o benissimo senza essere scrittori. Si può essere scrittori osando la sciatteria e la ridondanza, ma mantenendo il distacco. Oppure si può essere scrittori distaccati ed incapaci di sciatteria e ridondanza.

Come, per esempio, Fabio Rizzari.

Trovandomi spesso ospite in codesto blog di cui egli è l’editore e la forza aggregante avrei dovuto rinunciare a commentare il suo ultimo (mi sembra anche primo) libro. Essendo inoltre uno dei miei migliori amici, una persona che condivide la mia stessa amaramente fatalista visione dell’enomondo contemporaneo, il bon ton suggerirebbe una garbata astensione, limitando i complimenti e le congratulazioni alla sfera privata.

Purtroppo la tentazione è forte, ed io so resistere solo alle tentazioni tenui, di fronte a quelle potenti, soccombo.

FR ha assaggiato professionalmente vino per decenni e ne ha scritto con grazia pungente e ben articolata, discettando sul liquido prodotto e sugli artefici dello stesso. Soprattutto ha continuato ad interrogarsi su ciò che concerne “del mondo e delle idee” ruotanti nell’enogalassia.

Una succulenta parte della sua opera è raccolta nel libro “Le parole del vino” (Giunti Editore) che consta di 125 pagine, di cui ben una e mezzo contenente l’altrettanto succulenta introduzione di Armando Castagno, un altro acrobata eccelso della parola.

Pur conoscendo bene molti degli spunti ed appunti ivi scritti, rileggerli mi ha procurato non solo un intenso piacere, intrigando i miei vicini di treno e aereo per la trasformazione da signora anonima ed appassita a signora sogghignante e rifiorente. Mi ha anche stupito per come la rilettura di argomenti noti potesse contribuire ad una superiore cognoscenza di ciò che ritenevo già appreso.

Ci sono sapientoni che sanno tutto solo loro e ti schiacciano con una prolissa prosopopea, e poi esistono saggi che sanno di saper poco di più degli altri e quel poco te lo servono sul piatto d’argento di una prosa affilata e luminosa.

Per questo motivo, solo per questo, sto esternando in codesta Accademia la mia sollecitazione a comprare, leggere, regalare un centinaio di pagine di intelligenza, ironia, amabilità e profondità leggera. Un dono da fare anche a chi non è molto interessato al vino ed ai suoi ammennicoli, però è in grado di apprezzare la bella scrittura.

Molti degli ostinati lettori alterati conoscono l’autore. Alcuni, addirittura, possono trovarlo indisponente o distante dal loro sentire enoico. Il mondo è bello perché è vario, qualcuno è più vario di altri.

Tutto ciò non deve comunque inficiare la possibilità di passare ore semplicemente migliori di altre, leggendo lo scritto di uno scrittore vero.

Fabio Rizzari non è ne pienamente consapevole ma lo è.

Scrittori si nasce, e lui nacquebbe(lo nacque).

* Guido Almansi – Introduzione alle Opere di EW.

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One Comment to “Questa non è una recensione”

  1. La finezza e l’equilibrio del signor Rizzari, così come lei giustamente descrive, è tale da essere percepita anche dai meno desti e lo si evince bene anche dagli articoli di questo blog.

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