Il Profumo di Domani (confeffione allo fpecchio)

Geisha (4)
di Gae Saccoccio

“Un giorno di agofto di fettantuno anni fa tutte le mie “f” divennero “effe”… infomma, fatemi fpiegare con calma e capirete. Avete prefente una marca di fhampoo e faponette (+ Fole – Notte) che riportava ftampato fulle confezioni l’immagine di un bel forcetto forridente, i denti biancolatte fmalianti, lo fguardo vivo affamato d’illufioni, i lineamenti regolari, il mufetto precifo-precifo e fimmetrico da indoeuropeo/afiatico? Ecco, quel mocciofetto fono io! O meglio ero io quando m’hanno fcattato quella foto lì che avevo appena fei anni, ora ne ho fettantafette, fono paffati fettantun’anni da quel fottutiffimo giorno d’eftate: era il Fedici Agofto Millenovecentoquarantacinque e chi fe lo può più fcordare.

Efattamente dieci giorni prima, il fei di agofto come fapete ormai tutti, c’era ftato il bombardamento d’Hirofhima. Fono di fangue mifto, mezzo ficiliano e mezzo giapponefe da parte di madre: Afuka 明日香 il fuo nome con la “F” di “fiffignore”, che tradotto fignifica: “il profumo di domani”. Ftavo dicendo d’Hirofhima e il bombardamento atomico a cui è feguito, qualche giorno dopo, il nove agofto per effere precifi, anche quello di Nagafaki.

Mio padre, originario di Meffina, era confole in miffione a Ofaka dalla fine degli anni trenta. È fempre a Ofaka che ha conofciuto mia madre, a Ofaka dove l’ha poi prefa in moglie clandeftinamente, fpofandola di nafcofto dai genitori di lei. Quant’erano belli i miei genitori, li ho memorizzati finché refpiro – immagini meffe a fuoco in movimento ralenti inefauribile nella mia mente – come in un fogno di Primavera. Avevo forfe tre anni, mentre mi contendevano ful feggiolino d’un’altalena appefa fotto un Ginkgo Biloba in un parco tutto fiorito da qualche parte davanti a un mare fcintillante!

Fono poi morti entrambi fotto il bombardamento di Hirofhima, fvaniti nell’aria, il fei di agofto. Ma adeffo torniamo al mio fedici di agofto.

Ricordo tutto come foffe adeffo. Nel frattempo che duravano i fuffulti, le evacuazioni e gli fballotamenti della guerra, per le più ftrambe circoftanze del momento che poi alla fine mi hanno falvato il culo, ero ftato affidato di fretta e furia in una fpecie di fcuola per fordomuti, orfani o femi-abbandonati. A dieci giorni dalla fcomparfa dei miei genitori fi prefentano alla fcuola dei perfonaggi traveftiti da regifti di cinema. Cafacche da fpazzini o divife da aftronauti, ma obiettivi e fotocamere alla mano. Fanno fapere che hanno ritrovato mamma e papà – cofa che ho fcoperto folo più tardi effere una fporca menzogna, un vifcido ftratagemma per ftrapparmi il forrifo – ma prima però dovevano fotografarmi, immortalare il mio vifetto di bambino non più fpaventato.
scatto d'epoca

Allora io forrido di tutto cuore, fprizzo gioia da ogni poro, fono cofì ftrafelice di poter riabbracciare fubito i miei da un momento all’altro. Forrido ftracolmo di fperanza, gratitudine e confufione ed ho la bocca fbarrata da forcetto forridente, i denti biancolatte fmalianti, lo fguardo vivo affamato d’illufioni, i lineamenti regolari, il mufetto precifo-precifo e fimmetrico da indoeuropeo/afiatico.

Infomma, paffa anche la delufione di non aver potuto più rivedere i miei cariffimi genitori, delufione in verità mai paffata del tutto, che ancora oggi mi porto appreffo quefto pefo come un’ombra di piombo fufo addoffo. Paffata cofì la guerra mi fpedifcono a Meffina a cafa dai nonni paterni. Cafa dei nonni a Meffina, una cafa-biblioteca, un bunker-archivio da cui, per tutti quefti anni, fettantuno per effere più precifi, non ho più meffo neppure la punta del nafo fuori dall’ufcio fe non per ftarmene ful balconcino che affaccia nel giardino interno a prendere un po’ di fole e d’aria frefca quando è la giufta ftagione, fdraiato fulla feggiola a dondolo del nonno che era a fua volta di fuo padre. Me ne fto fdraiato cofì, per ore e ore a leggere, leggere, leggere e a procraftinare ogni giorno i cattivi penfieri, i buoni propofiti e le azioni del giorno prima rimandate al giorno appreffo fino a oggi, fino a domani fe ancora refifto e defidero come ho fempre defiderato, di continuare a refpirare nonoftante tutto quefto Grande Immenfo Informontabile Male.

Mi fono documentato fu tutte le poffibili e immaginabili teftimonianze fcritte o filmate che riguardaffero il bombardamento nucleare ful Giappone.

Per tutti quefti anni precifamente dal millenovecentocinquantacinque,
l’anno della fua pubblicazione, fono ftato offeffionato dal Diario di Hirofhima fcritto dal medico Michihiko Hachiya dove fi raccontano i cinquantafei giorni devaftanti a Hirofhima: dal fei agofto, giorno della bomba atomica, al trenta fettembre millenovecentoquarantacinque.

Da quando c’è internet, le cofpirazioni, le bufale, le miftificazioni pullulano. Certo non fo fe fia vero o falfo fe con tutta la ferraglia induftriale recuperata nella zona efclufa agl’umani della Forefta Roffa in Ucraina fubito dopo il difaftro nucleare fovietico di Černobyl’, ci hanno coftruito per davvero come dicono giocattoli per bambini, elettrodomeftici e altre fefferie da fupermercato.

Non fo fe fia falfo o vero ma ficuramente è plaufibiliffimo vifta l’epoca di cinifmo planetario e poft-capitalifmo globale auto-diftruttivo in cui ci troviamo a vivere in troppi e cofì male. [Folo tra parentefi quadrate, ma il difaftro avvenuto a Černobyl’ il ventifei aprile millenovecentoottantafei ha rilafciato radiazioni venti volte fuperiori a quello dei bombardamenti atomici di Hirofhima e Nagafaki.]

Geisha (1)

Nel millenovecentofeffanta invece avevo ventifei anni. Fu allora che leffi uno ftudio fegreto fcritto in inglefe, prove alla mano, ricerche fcientifiche feriffime, circoftanziate e comprovate che diffeppellivano portandole alla luce alcune cofe affai inquietanti relative a quel periodo, fucceffe l’eftate fteffa della bomba. L’eftate fatale al mio deftino in cui mi trovavo a fei anni femi-abbandonato in quella fcuola d’orfani e fordomuti d’Ofaka. In buona foftanza quefta minacciofa inchiefta giornaliftica metteva in rifalto che una fpecie di focietà fegreta chiamata: “Refurrezione del Fuji-fan” durante l’Apocaliffe d’Hirofhima e Nagafaki aveva meffo in piedi un fiftema molto fofifticato ed efficiente di recupero delle carcaffe umane ed animali per, fottolineato: “fcopi fuperiori“, razionalizzavano cioè il ripriftino dei cadaveri “ad efclufivo ufo induftriale“.. Fto refufcitando i miei fpaventofi fantafmi, fcufatemi tanto… (fcufatemi tanto a chi?).. ma non ce la faccio neppure a foftenere la mia fteffa voce, mi fcappa da piangere… mi trema tutto lo fcheletro folamente a penfarci anche fe fto folo io e bafta, rinchiufo in bagno, appollaiato fulla tazza del ceffo, folo-folo a fragionare come un vecchio infano di mente mentre ftraparlo tra me e me fcialacquando a vuoto quefte mie aftrufe confeffioni davanti allo fpecchio.

Quella foto di me a fei anni è il folo fcatto efiftente di me bambino ma non ho mai potuto né voluto dimoftrarlo a neffuno tranne che a me fteffo che ero io, io in carne e offa, io a fei anni bel forcetto forridente, i denti biancolatte fmalianti, lo fguardo vivo affamato d’illufioni, i lineamenti regolari, il mufetto precifo-precifo e fimmetrico da indoeuropeo/afiatico. La foto è la medefima di quella che per oltre feffant’anni ha fatto da teftimonial a una marca di fhampoo e faponette: + Fole – Notte della multinazionale che fa capo ancora oggi al Fuji-fan Refurrection proprietari anche della JCO (Japan Nuclear Fuelf Converfion Company) fabbrica di combuftibile nucleare a Tokaimura dove nel millenovecentonovantanove è avvenuto un difaftro ambientale che ha anticipato quello di Fukufhima di qualche anno fa.

Più Fole Meno Notte, mentre mi fciacquo la faccia noftalgico o fifchiettando allegro, fuccede anche quefto non cofì fpeffo ma qualche volta può fuccedere che anch’io fono allegro. Più Fole Meno Notte mentre mi fciacquo la tefta ormai del tutto fpennata e ricordo il povero papà. Più Fole Meno Notte intanto che ripenfo – dolciffimi penfieri d’amore e tenerezza eterna-materna – alla mamma Afuka 明日香 “il profumo di domani”. I miei genitori entrambi fvaporati nel nulla all’abbaglio di un fole atomico troppo artificiale. I miei, i noftri genitori ffumati nella notte del difordine cofmico e nell’efplofione del mondo, criftallo infranto. Mamma e papà, corpi efanimi radioattivi, forfe, chiffà, recuperati a “fcopi fuperiori” da quelli della Refurrezione del Fuji-fan e da loro “ad efclufivo ufo induftriale“, trafformati in faponette e fhampoo che io fteffo povero fcemo, ho propagandato con il mio vifo forridente da feffo indoeuropeo/afiatico, forcetto fmaliante affamato d’illufioni.

Il profumo di domani è fulla mia pelle ora e per fempre, nelle mie vifcere geneticamente modificate, nei cromofomi fballati, dentro al fangue del mio fangue del voftro fangue contaminato. Il profumo di domani è anche nelle voftre vene, miei fimili, miei proffimi fopravviffuti come me alla fventura circolare della nafcita in quefto univerfo di maleffere Fupremo, in quefto fconquaffato e buio Caof fenza fine.

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4 commenti to “Il Profumo di Domani (confeffione allo fpecchio)”

  1. questa lettura mi ha confuso le “f” con le “effe”

    • Caro Garzon non le sarà certo sfuggito che la blesità della “s”, la zeppola che la rende “effe”, è stato un dissacrante e mi auguro non irrispettoso escamotage linguistico – forzosamente comico se vogliamo – motivato dall’idea di abbassare il tono tragico della faccenda mettendo un buffo tic di pronuncia in bocca alla voce narrante che pronuncia la bestemmia: Io.
      Calorofi faluti da Faccoccio.

      • Non mi è sfuggito. E’ solo la mia incapacità nel voler commentare, per quanto non necessariamente richiesto, uno scritto dove ogni pensiero si sussegue perfettamente in ogni sua parola, formando una specie di scenografia incredibile. Sarà che sarò un ingegnere e non sono Carlo Emilio Gadda !

  2. è stato strano leggere tutto con la zeppola, ma la storia raccontata è stata affascinante.

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