Archive for febbraio, 2012

16 febbraio 2012

Tutti e tre

di Giancarlo Marino

Pochi giorni fa, al Tribunale penale di Latina, tutto assolutamente vero, visto e udito da me.

Chiamato il processo a carico di XY, l’imputato, con ogni evidenza un giovane napoletano di modesta cultura e con mise sgarrupata, si avvicina al Giudice e gli consegna una lettera da parte del suo difensore. Il Giudice legge in silenzio, poi visibilmente accigliato: “Cancelliere verbalizzi l’istanza dell’avvocato WZ. Atteso che oggi si festeggia l’ultimo giorno di carnevale, particolarmente sentito nella città partenopea, ritenuto non prudenziale mettersi alla guida per raggiungere il Tribunale di Latina, chiedo che il Giudice voglia rinviare il processo ad altra data”.

Il Giudice ha rinviato il processo.

A questo punto mi viene il dubbio su chi dovrebbe essere iscritto ad honorem all’Accademia degli Alterati: lo sgarrupato, l’avvocato, il giudice o tutti e tre?

15 febbraio 2012

Falsa prospettiva

Momenti notevoli al minuto:

2,15 falsa prospettiva

4,05 lampeggiamenti oculari

4,44 ricordo di Garcia Lorca “supergelatinoso”

6,00 come Dalì è diventato un genio: “dicendolo”

7,38 il rinoceronte e la sua curva “logaritmico-matematica”

8,22 attribuzione del corno a Mazzarella

14 febbraio 2012

Longe alius

di Giampaolo Gravina
Nel motto latino degli alterati, longe alius, lampeggia a mio avviso un dispositivo che mostra la sua validità non solo in riferimento alle vicissitudini del degustare vini, ma il cui funzionamento rimanda più in generale allo statuto stesso della percezione, chiamando in causa la sua considerazione filosofica.

In particolare, un intenso richiamo al “longe alius” compare nella Fenomenologia della percezione, fondamentale studio dedicato al problema della percezione dal filosofo francese Maurice Merleau-Ponty (d’ora in avanti: Merlot) noto fenomenologo di formazione bordolese. Leggendo questo imprescindibile testo pubblicato nel 1945, ci si imbatte a un certo punto (a pag. 52 della mia vecchia traduzione per Bompiani) in questo passaggio cruciale:

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12 febbraio 2012

Che mani meravigliose… sono sue?

2 febbraio 2012

Al rogo

di Fabio Rizzari

Un giovane collega, Francesco Romanazzi, mi fa leggere qualche pagina del savonaroliano libro Dioniso Crocefisso di Michel Le Gris. La parte del volume che mi propone fustiga selvaggiamente la critica enologica, alla quale – si intuisce nemmeno troppo tra le righe – l’autore riserverebbe volentieri un bel rogo. Per criticare tale critica con un minimo di fondatezza dovrei leggere, anzi studiare nei dettagli, l’opera in questione. Ma siccome il politicamente corretto non mi interessa, me ne frego ed esprimo comunque un paio di concetti cotti e mangiati.

Il vino non è un totem intoccabile, che il contatto impuro con un simboletto o addirittura un voto (orrore!) può violare nella sua dignità.
La tendenza a sacralizzare il vino, legittima e anzi ammirevole in epoca di mercificazioni estreme, fa però rischiare ad alcuni una pericolosa deriva, il fanatismo religioso.

Vivere quasi con un oscuro senso di colpa il fatto di circoscrivere un vino in un racconto breve, in una scheda, in una visione di sintesi, mi pare sproporzionato e vagamente apocalittico. Un vino è una cosa complessa ma insieme molto semplice e quotidiana. Non è un banale “prodotto”, perché portatore di verità profonde e parte radicata della nostra identità culturale, ma non è nemmeno un idolo davanti al quale prostrarsi in un silenzio mistico. Si può valutare, con il rispetto dovuto, ma senza complessi.
Insomma: prospettiva laica e critica, sì, visioni sciamaniche e angosciate dall’oggetto sacro, no.