Archive for luglio, 2012

9 luglio 2012

Masi di un altro Adige: ecco la guida cool

di Armando Castagno

Con il caldo opprimente di quest’estate, l’idea geniale per una enovacanza veramente cool è l’Alto Adige. Montagne, fresco, natura, ospitalità, modernità. Imperdibile quindi il tour dei masi “bio”, i più interessanti tra i quali sono descritti in questa breve guida, che non ha pretese di completezza ma che si spera possa fornire un aiuto concreto agli Accademici in vacanza in cerca di vini e cibi buoni, tradizioni, storia, unicità. Disclaimer: se questo post vi dovesse sparire da davanti agli occhi, sapete con chi prendervela (vedi più sotto).

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6 luglio 2012

Una vera signora di classe

di Raffaella Guidi Federzoni

Quando le donne si vestivano da donne e pure le zoccole si adeguavano, c’era già una giovane donna che faceva un vino superbo. Il suo aspetto ricordava Audrey Hepburn, un filo d’acciaio dalle gambe nervose e lo sguardo di gazzella. Sono passati decenni, la giovane donna è diventata una signora d’età, ma non ha mai smesso di fare vini eccezionali. Il suo nome, Lalou, rimanda ad una caramella, o ad un profumo d’altri tempi. Lei però è modernissima. I suoi vini, eterni.

Stranamente però, in questo contesto non voglio parlare dei suoi prodotti e nemmeno delle sue scelte estreme come per esempio la coltivazione biodinamica senza compromessi. Neanche voglio discutere sui prezzi stellari della sua produzione, o di come abbia litigato tanti anni fa con parte della sua famiglia e per questo motivo sia uscita dall’azienda più famosa del mondo per crearne poi una sua altrettanto famosa e prestigiosa.

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5 luglio 2012

Trailer

Silvan e Castagno.
Lunedì 9 luglio in esclusiva nazionale
nell’Accademia degli Alterati.

Regio Decreto n.11177  * sigillo di moralità *

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3 luglio 2012

Sperimenti con l’icosindodecaedro sull’attrazione naturale


di Pierluca Proietti

L’altro giorno, mentre condividevo al telefono con un geniale produttore italiano l’idea che il futuro del vino sarà il merlot cinese che produrrà a breve, mi destreggiavo con un pallone da calcio nuovo di zecca, comprato appositamente per imporre a me stesso la partecipazione a questo europeo che, a detta di molti, risanerà la finanza italiana. Lo guardavo fisso sulle cuciture che separano gli spicchi esagonali neri da quelli bianchi e sono stato travolto da un ricordo d’infanzia: quando giocavo con gli amici per le strade del paese e, causa lanci sbagliati o tiri (miei) imprendibili, il pallone sfuggiva e prendeva velocità in discesa, le opzioni erano tre: perderlo per sempre, sperare che si fermasse sulla porta della cantina di un vecchietto che produceva vino genuino o scongiurare che finisse nei locali di un commerciante di sfuso fanatico della chimica.

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