Archive for ‘Lucidi’

21 Maggio 2012

Il circo itinerante del vino

di Raffaella Guidi Federzoni

Un tempo si chiamava Wine Maker Tour, ultimamente si preferisce il termine Roadshow, ma sempre di quello si tratta: un insieme di produttori transumanti per la gloria e la borsa del vino.
Può essere organizzato da, come potrei dire, una casa editrice specializzata che mette insieme la crème de la crème di quanto dalla stessa viene giudicato degno e a caro prezzo portato a giro per il mondo. In questo caso la transumanza avviene a puntate e non tutta in una volta. Quindi per me non rientra nella categoria e nello spirito dell’autentico Roadshow.

Questo per essere tale ha bisogno di alcuni elementi indispensabili che vado subito ad elencare:
− almeno una quindicina di produttori di almeno quattro nazionalità differenti
− deve toccare almeno tre città differenti, una al giorno.
− eccezionalmente le città possono ridursi a due, ma devono trovarsi ad almeno mille chilometri di distanza l’una dall’altra.
− nel programma ci deve essere almeno una levataccia per prendere un qualsiasi aereo, treno, pullman.
– deve essere organizzata dall’importatore, che paga per questo. I produttori si pagano il viaggio, l’albergo ed eventualmente i campioni. Al massimo contribuiscono per una parte minore secondo accordi personali.

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11 Maggio 2012

GdM

di Raffaella Guidi Federzoni

Da ragazzini i nostri genitori ci proibivano di fumare, non sopportavano che dicessimo parolacce e criticavano il nostro modo di vestire. Finalmente cresciuti e diventati noi stessi genitori, ci ritroviamo figli adolescenti che non vogliono che fumiamo, si vergognano sia del nostro turpiloquio che dell’abbigliamento. E se non abbiamo figli ci pensano i nostri consorti a ricoprire tale funzione.

L’amara constatazione si estende alla categoria dei critici enoici della generazione di mezzo (d’ora in poi GdM)

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8 Maggio 2012

Le confraternite nel mondo del vino


di Rizzo Fabiari

Mi riferisco alle confraternite, più o meno conosciute, che solcano il mare delle attività professionali legate alla cosiddetta bevanda di Bacco. Se ne annoverano nel campo della produzione, della consulenza enologica, della critica.

Come nel resto della vita pubblica nazionale, la più potente è la Roccianeria: conta alcuni fra i più celebrati enologi, presidenti di case vinicole, redattori di cose enoiche, distributori (non automatici). Una forza e una pervasività che travalicano i confini italioti e coprono l’intero globo terracqueo.

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27 aprile 2012

Zuccheri residui

ndr testo edificante che circola pericolosamente nella posta elettronica. Stavo per cestinarlo, poi – più per stanchezza che per curiosità – gli ho dato un’occhiata. Scrostando lo strato zuccheroso (abbondantissimo) della retorica ci si può trovare almeno un discreto senso vinoso. Visto che i testi alterati sono perlopiù a pH basso, un po’ di zuccheri residui qua e là tendono a riequilibrare. Lo pubblico contro l’esplicito parere negativo del mio dentista. F.R.

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti a se alcuni oggetti.
Quando la classe incominciò a zittirsi, prese un grande barattolo di maionese vuoto e iniziò a riempirlo di palline da golf. Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e costoro risposero che lo era.

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16 aprile 2012

Il sorcio tra cielo e terra

di Armando Castagno

“Il dottor Kolisko, nel suo prezioso libro “Agriculture Of Tomorrow”, ci fornisce risultati su diversi esperimenti di diluizioni condotti su un protocollo molto rigoroso su animali e vegetali. Effettuando una sperimentazione su topi nutriti quotidianamente con dei semi intinti in diluizioni di diverse soluzioni di nitrato d’argento, nota come, dopo un certo tempo, il loro comportamento cambi.

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13 aprile 2012

Oltre il cancello

di Raffaella Guidi Federzoni

Il mio momento di passaggio fra una giovinezza inconsapevole a quella responsabile fu segnato dal trasferimento dalla mia città natale al luogo dove tutt’ora abito. Lo strumento per attuarlo, la mitica Renault 4, che per brevità chiamerò R4. Per i comuni mortali patente-muniti di quegli anni le scelte erano scarse, ma quasi tutte eccezionali. Oltre alla R4 c’erano la Cinquecento, la Dyane, la 2CV, al massimo la Mini Minor. Automobili entrate nel mito, scomode ed essenziali, dentro le quali venivano consumati i primi rituali di avvicinamento fra i due sessi con notevoli acrobazie. Si guidavano bene però e nel loro essere spartane funzionavano sempre.
L’auto me la comprai con la liquidazione del primo lavoro, integrata da mio padre, fortemente dubbioso sul mio futuro in campagna, ma che si convinse a darmi oltre ai soldi la sua benedizione perché almeno andavo a fare la povera in un luogo altamente vocato per il vino.

Non si contano le strade sassose, piene di polvere e di buche, che percorsi in quegli anni. Nei brevi tragitti in piano spingevo sull’acceleratore per poi cambiare in souplesse alla prima curva, usando quella specie di maniglia di cui era fornita l’auto come il pilota di un jet. Mi sentivo infatti più su di un aereo che per strada, a sessanta all’ora affrontavo le salite come su una pista di decollo.

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9 aprile 2012

Guida, io vorrei che tu e Lapa ed io…

di Rizzo Fabiari

Fossimo presi per incantamento e trasportati in una terra dove ci si prendesse, tutti, meno sul serio. Alcuni alterati, beati loro, sono fuori della riserva indiana delle guide, una ridotta sempre più spernacchiata dalle genti. Altri purtroppo no. Noi alterati guidaroli, per la natura stessa dell’incarico, siamo tenuti a una rigorosa equidistanza critica dai tutti i produttori e dai diversi attori del mondo del vino, quindi a una serietà militaresca. Per questo ovvio motivo ogni tanto siamo costretti, a causa del ruolo chiamiamolo enfaticamente istituzionale, a frenare legittimi impulsi polemici; a morderci la lingua, a sobbollire nel giramento di scatole in silenzio, come una pentola di fagioli sul fuoco. Polemizzando con il produttore x, o con l’enologo y, la nostra posizione verrebbe infatti facilmente strumentalizzata.

Ciò non toglie che – in rare circostanze e di sicuro qui nello spazio virtuale alterato – ce ne si possa fregare delle suddette considerazioni. Circostanze divertenti e irritanti come quella che descrivo oggi.

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29 marzo 2012

Tutta colpa della Luna

di Giancarlo Marino

Stappare una bottiglia di vino vuol dire anche essere pronti all’eventuale delusione. Non mi riferisco tanto ai sentori di tappo, più o meno subdoli, o alle note di ossidazione (che in linea di principio non riesco ancora a vedere come pregio), perché a questo siamo tutti e in qualche misura preparati, quanto piuttosto a quel non so che di spiacevole (arrovellato, disarticolato, scombinato, scisso, chiuso con sdegno*, il repertorio è vasto e ognuno ha il suo) che ci fa dire che il vino non è in forma (eufemismo per evitare la citazione degli improperi maggiormente in uso). Si tratta, in genere, di sentimenti che vengono trascinati via dall’apertura di una seconda bottiglia in perfetta forma.

Ma cosa accade quando un’intera batteria di vini (pur privi di sentori di tappo e di note ossidative) si rivela in forma tutt’altro che smagliante? A meno che non si creda alla sfortuna (nel qual caso si potrebbe ricorrere ad amuleti e riti propiziatori), o non ci si trovi ad un banco di assaggio di Vertrugo della Mongolia (nel qual caso sarebbe sufficiente non perseverare nell’errore), è normale porsi qualche domanda.
Io me le sono poste, più di una volta, e pur senza arrivare a risposte definitive ho rilevato alcune curiose circostanze che mi fanno pensare di essere sulla strada giusta. È tutta colpa della Luna.

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