Elenco provvisorio di luoghi comuni del vino – lista in aggiornamento

di Rizzo Fabiari

“I veri grandi vini sono i Borgogna e i rossi del Piemonte,
io bevo solo quelli”

variante del precedente
“I veri grandi vini sono i Borgogna e i rossi del Piemonte,
io bevo solo quelli, sennò al massimo vado sullo Champagne”

“I Bordeaux sono vini omologati”

“I rossi toscani sono vini omologati”

“Certo che le guide si accorgono soltanto oggi di quanto sono buoni i Lambrusco”

varianti del precedente
“Certo che le guide si accorgono soltanto oggi di quanto sono buoni i rossi del nord Piemonte”
“Certo che le guide si accorgono soltanto oggi di quanto sono buoni i Rossese”

“Basta con i vini mangiaebevi, io compro solo quelli che posso bere con gusto a tavola”

“Mille volte meglio uno Champagne di un piccolo récoltant, le grandi maison mi hanno stancato”

“I Sauternes sono pesanti”

variante del precedente
“I Sauternes fanno venire il mal di testa”

“Uno Champagne o un Franciacorta o un Trento Brut li abbini a tutto pasto”

“Bevo il vino che mi piace sul piatto che mi piace, la teoria degli abbinamenti è tutta fuffa”

“Per informarmi sui vini leggo blog e siti internet o tutt’al più mi affido al passaparola,
le guide e le riviste sono superate”

“Il Sassicaia è un rosso sopravvalutato”

“I vini naturali sono buoni da bere, però di solito puzzano”

*segue*

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14 Responses to “Elenco provvisorio di luoghi comuni del vino – lista in aggiornamento”

  1. Mi permetto di aggiornare questa purtroppo realistica “luogocomunazione”:

    “I migliori vini bianchi del mondo sono quelli francesi, sempre e comunque.”

    “Gli americani non capiscono niente di vino.”
    Variante “Agli americani piace solo il frutto e il legno.”

    “I curatori delle guide sono dei marchettari” (lo scrivo io, me lo posso permettere, non essendo curatrice di nulla)

    “Le riviste di vino sono ancora più marchettare delle guide.” (idem come sopra)

    “Le donne sono migliori assaggiatrici a prescindere.”

    “Le donne assaggiatrici non fanno né accettano marchette.” (questo me lo sono inventato, ma ci sta bene per chiudere l’alterazione.)

  2. ” I punteggi di WIne Spectator vanno da 90/100 in su quindi è una scala decimale”

    “I rossi californiani sono cafoni”

    “I rossi australiani sono tutti uguali”

  3. Luogo comune: nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità

  4. Se devo essere sincero, molti di questi luoghi comuni sono tali per il semplice fatto che sono verissimi.

    • Certo: come scrive argutamente il Solaroli più sopra, i luoghi comuni sono spesso fondati. La sostanza di luogo comune sta difatti non nel loro contenuto di verità, che può essere basso o inesistente (come nel caso dei cliché razzisti, ad esempio) ovvero alto e altissimo (cfr “i migliori bianchi del mondo sono tedeschi”), bensì nella loro ripetitività quale mantra salvifico ripetuto dalle genti.

  5. Luogo comune mezzo gaudio! L’altro mezzo lo otteniamo dal mal comune e così, con poca spesa, arriviamo al gaudio.

  6. Caro Fabio, eccihai raggione! Io hi riportato il luogo comune di gente comune riguardo alla supremazia franzosa. Tu mi hai corretto riportando una luogocomunazione enofighettara.
    ps perfettamente in sintonia con Rizzo Fabiari.

  7. Avete scordato il più diffuso e immortale tra i luoghi comuni; il vino del contadino è più buono, perché lui dentro non ci mette le polverine.

  8. Dalle due trincee del luogocomunismo pro- e contronaturista continuano a volare bombe Mills contro Stielhandgranaten:

    “Il vino si fa da sé, il vignaiolo assiste IL / AL suo divenire”
    (l’articolo determinativo è per gli atei, la preposizione articolata per gli agnostici).

    Per amor di dio e di patria, qualcuno si scomoda ancora a rispondere all’empio:
    “Non è vero, da sé si fa l’aceto, il vino lo fa / crea il vignaiolo”.

    Ascoltata l’ultima volta due settimane fa, non durante la battaglia di Pozières.

  9. Molto giusto. Intervengo collegandomi a fatica dalle campagne di Terralba, dove il segnale più recente del gestore “3” è partito duemila anni fa. I due luoghi comuni argutamente riportati sono esemplari dei due estremi di cui scrivevo sopra: il primo è a bassissimo, anzi nullo contenuto di verità; il secondo è invece ad altissimo contenuto di verità.

  10. Il mio spreferito:

    Luogo comune contadino: “quest’anno m’e’ venuto buono, farà almeno 13% d’alcool”
    e di conseguenza il luogo comune cittadino: non vorrei un vino forte, massimo 12% alcool sennò mi ubriaco (popi ne beve 2 bottiglie)…o addirittura “mi ha venduto un vino rosso spacciandomelo per un 13,5%, ma secondo me era un 12%..

    Capisco il retaggio culturale dei meno giovani, però almeno alle nuove generazioni sta storia dell’alcool nel vino spiegamogliela in maniera corretta ! :)

  11. IL Beaujolais sa di banana.

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