Archive for ‘Lucidi’

8 aprile 2013

Collezioni

Borgogna californiano

Oltre al collezionismo principale, quello delle bottiglie piene, esistono altre varianti secondarie di culto dell’harem da parte degli enofili: raccolte di tappi, capsule di vini spumanti, bottiglie vuote, e naturalmente etichette.

A differenza delle altre forme di collezione, obiettivamente più vicine al feticismo, la scelta di conservare decine, centinaia e talvolta migliaia di etichette apre a un mondo meno maniacale.
Un mondo dove l’elemento culturale, e talvolta artistico, rivela aspetti sorprendenti.

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25 marzo 2013

Pensieri e ricordi della Borgogna in ordine sparso, seconda parte

miseria e nobiltà

di Giancarlo Marino

La bella addormentata nel bosco (Volnay Champans 1964 Voillot)

La Côte de Beaune non ha dato e non darà mai vini all’altezza di quelli della Côte de Nuits. Quello che mi ha sempre disturbato nel sentire affermazioni del genere, non è tanto la verità o meno dell’assunto, quanto la constatazione che per qualcuno sia impossibile evitare di ingabbiare tutto in classifiche e graduatorie. Lo so da me, e non occorre un mago per saperlo, che in Côte de Nuits nascono le gemme più preziose della Côte d’Or, ma questo non vuol dire che più a sud non possano nascere, seppur più raramente, vini ugualmente grandi. Avrei potuto indicarne almeno altri 4 o 5 dello stesso produttore (Pommard Rugiens 1971 e 1978, Pommard Les Epenots 1971 i primi che mi vengono in mente) o di altri produttori (Volnay Clos des Chenes 1991 e 1993 di Lafarge i primi che spuntano da qualche cassetto della mia memoria).

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13 marzo 2013

Vedere l’intera immagine

degustatore di vitruvio

di Rizzo Fabiari
È un mio pallino e ne ho scritto pochi giorni fa qui, nel blog espressico. Qual è, se esiste, il punto di vista più rispettoso delle proporzioni complessive nel valutare un vino? E più in generale, a quale obiettivo ideale deve tendere l’informazione, tutta la buona informazione? Lo si può capire in una trentina di secondi. Senza tanti giri di parole. In un vecchio ma ancora efficacissimo filmato del noto quotidiano britannico The Guardian.

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5 marzo 2013

Demolizioni

ANSHELM SCHULZBERG Demolizione del vecchio orfanotrofio 1886

di Armando Castagno

Del filone artistico relativo ai paesaggi urbani in demolizione interessa probabilmente poco, a pochi, ma la tentazione di parlarne è irresistibile: lo faccio, pur non potendone venir fuori che un pezzo, coerentemente, pronto da demolire, da minare e far saltare, da abbattere se del caso con l’esplosivo, con utensile diamantato, il divaricatore, il martello, il piccone, l’acetum romano o l’òxon greco – che per inciso nessuno ha mai capito cosa fossero e come servissero per demolire torri e palazzi.

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27 febbraio 2013

Beatà gioventù

visione giovanile della vendemmia

di Raffaella Guidi Federzoni

Il futuro è diventato presente. Succede sempre così, gli anni passano, i figli crescono, non solo i miei, pure quelli degli altri. Sono ancora qui a rimirarmi come ragazzina di bottega e, improvvisamente, mi ritrovo la più anziana del gruppo. La verità mi coglie alle spalle quando divido l’esperienza di un viaggio insieme ad altri produttori avventurosi. Prima passavo le serate dopo le degustazioni a chiacchierare con coetanei, ora vado a ballare con i compagni di scuola di mio figlio. Non è che mi dispiaccia, anzi mi lusinga assai che mi comprendano nel divertimento liberatorio dopo giornate molto pesanti.

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14 febbraio 2013

La scuola è aperta a tutti

scolari degli anni Cinquanta

Pietro Cataldi è docente universitario a Siena, autore di libri, saggi e analisi tra i più acuti della nostra critica letteraria attuale. Qui pubblichiamo un testo particolarmente illuminante, che – contro ogni consuetudine internettiana di velocità e spesso superficialità sincopata della lettura – richiede tempo e concentrazione per essere apprezzato appieno.

arabesco calligrafico

di Pietro Cataldi

Le domande di un pastore

Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Leopardi affida alla voce di un pastore nomade le grandi domande sul senso della vita e dell’universo. Solo, sotto il cielo stellato, il pastore tenta di spiegare la condizione umana, il ripetersi dell’esistenza di generazione in generazione, il succedersi dei giorni e delle notti, il susseguirsi delle stagioni; cerca di capire il perché del dolore e di quell’inquietudine angosciosa definita dalle parole “tedio” e “fastidio”, un’inquietudine che è infine tutt’uno proprio con il bisogno di senso. La spiegazione è tentata dapprima guardando la vita dal punto di vista della luna, dall’alto, e poi guardandola invece dal punto di vista delle pecore, dal basso.

Il punto di vista del pastore è per così dire impregiudicato, e spregiudicato: non ci sono un’ideologia, una religione, un sistema filosofico, una qualunque petizione di principio che impongano una direzione alla ricerca: l’importante è dare un significato alla condizione degli uomini e al rapporto che gli umani hanno con l’universo. Ebbene: Leopardi pone così, con un linguaggio semplice e diretto ma anche con la massima serietà e radicalità, le più grandi questioni filosofiche affrontate nei secoli da tutte le civiltà e tutte le culture. La sua novità consiste però nella scelta di affidare domande tanto significative, in uno dei testi più filosoficamente radicali dei Canti, alla voce di un pastore: una figura socialmente e antropologicamente lontanissima da quella del filosofo, il philosophe parigino della tradizione settecentesca.

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29 gennaio 2013

Il Sagrantino comme il faut*

cantante lirico

di Fabio Rizzari

Filippo Antonelli, titolare dell’azienda omonima di Montefalco, ha organizzato ieri a Roma una degustazione di annate recenti e meno recenti del Sagrantino della casa. Non potendo partecipare alla serata per impegni pregressi sono stato gentilmente accolto da Filippo in mattinata. Ho potuto così assaggiare i vini senza purtroppo godere della compagnia dei miei colleghi, ma in grazia di Dio per la tranquillità e il silenzio da biblioteca dell’ampio salone che ospitava l’incontro.

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23 gennaio 2013

Ossessione e passione – un pensiero su Max Cole

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 di Armando Castagno

“You the spirit who resides everywhere
who remakes the silent stones to speak again,
I have come to question you”.
(Canto Cherokee)

Ho deciso che avrei scritto qualcosa sul lavoro di Max Cole la prima volta che ho visto dal vivo una sua opera. Fu a Villa Menafoglio Litta Panza, a Varese, quasi tre anni fa; ero giunto alla Villa in perfetta solitudine una assolata domenica mattina di luglio. Arrivai impreparato; ne avevo letto su un libro di Giuseppe Panza di Biumo, ma non ricordavo nemmeno, confesso, che Max Cole fosse una donna. Avevo da poco appreso che i capolavori di Rothko, Rauschemberg, Kline, Lichtenstein, Oldenburg, Beuys e Fautrier erano ormai emigrati dal patrimonio del grandissimo collezionista italiano sopra citato verso il MOCA di Los Angeles, dopo essere stati offerti invano alle istituzioni nazionali a un dodicesimo del loro valore, oggi stratosferico.

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