La notizia pare certa: il cavalier Ezio Rivella ha annunciato di essersi dimesso dalla carica di Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. L’Accademia degli Alterati, con la consueta coerenza e onestà intellettuale, gli rivolge un pensiero affettuoso: è la prima cosa condivisibile che gli sentiamo dire da quando è assurto al trono. Si apre a questo punto la corsa alla sua successione, assai ambita come di tutta evidenza, che a quanto consta alla “talpa” accademica infiltrata negli ambienti che contano della ridente cittadina toscana, comprende solo sette possibili candidati, i seguenti:
Perle reloaded II
di Rizzo Fabiari
Seconda puntata dell’antologia di “perle” che ho raccolto in vent’anni di duro lavoro di revisione redazionale. Questa nuova selezione è forse meno rutilante rispetto alla prima, ma leggendo con un po’ di attenzione gli spunti per passare cinque minuti piacevoli non dovrebbero mancare.
matrimonio misto
un vino perfettamente riuscito, nel quale la ciliegia sposa il cuoio e la grande persistenza
indecifrabile
forse tra i banchi (e quindi negli avvolti di questa bellissima cantina plurisecolare) è venuta meno la carica dell’entusiasmo
Carmen Miranda
…dai delicati ed espressivi profumi di frutta, con la banana in testa
Bianco da spiaggia e/o da merenda
di Francesco Falcone
La geografia è un’opinione per molti italiani. Bevitori e mangiatori inclusi. Ancora oggi capita di sentirmi dire, da qualche amico pugliese o piemontese: “allora, Francesco, come va nella tua bella Emilia? Ricordo sempre con piacere i chioschi di piadina sulla spiaggia e quel buon Sangiovese della pensioncina ‘Maria’, di fronte alla darsena, a Rimini”.
No, allora proprio non ci siamo. C’è ancora chi è convinto che da Piacenza in giù sia tutta Emilia o tutta Romagna. E che ovunque si preparino piade e tigelle e si coltivino sangiovese e lambruschi. Signori miei, questo è un fraintendimento troppo grande per passare sotto silenzio, un peccato mortale, direi. Con dieci caselli di autostrada si passa infatti dal grana al parmigiano; dagli agnolotti, ai tortelli, dai tortellini ai cappelletti. E, appunto, dalla tigella alla piadina. Eppoi da Antonioni a Fellini; dalla malvasia al pignoletto, dal pagadebit all’ortrugo. E, appunto, dal lambrusco al sangiovese. Insomma dall’Emilia alla Romagna. E viceversa per chi arriva da sud.
Riunioni alterate
di Fabio Rizzari
Uno dei lati più piacevoli delle attività accademiche (che sono numerosissime: assistenza spirituale domiciliare ai depressi che hanno bevuto la sera precedente un rosso umbro primi anni 2000 da uve merlot; gare di sollevamento magnum; convegni su temi enoici quali “correzione dei mosti e dei vini con alka seltzer”, “dalla damigiana alla bottiglia mignon, problematiche del pre-imbottigliamento”, “le note ascellari nei vini naturali, analisi differenziale dei deodoranti più comuni sul mercato”, e simili) è riunirsi a pranzo per bere un paio di bottiglie.
Nessuna riserva sulla Riserva del ’43
Ricevo e quasi senza por tempo in mezzo pubblico un’email di Giovanni Bietti su una stappatura memorabile. E simbolica.
Ti avevo detto che lo avrei aperto. Ho scelto ieri sera perché mi sembrava adatta la vigilia della Festa della Repubblica, e l’occasione non poteva essere più adatta… Grande sorpresa, e bottiglia veramente memorabile.
Barolo Borgogno Riserva 1943
(bevuto una volta)
Ho provato una grande emozione, forse perché pensavo che il vino è stato vendemmiato poco dopo l’8 settembre, in una Langa presidiata dalle truppe tedesche con le formazioni partigiane che cominciavano ad organizzarsi. Non è un’annata importante ma la bottiglia aveva un’integrità prodigiosa fin dal colore, ancora rubino vivo. Naso perfino un po’ ridotto, sorprendente la freschezza del frutto (lampone aspro e succoso), così come l’acidità molto viva, che gli conferisce una bevibilità magnifica. Ricorda un po’ il ’62, per la leggerezza del corpo e per la facilità con cui si finisce la bottiglia, ma è più austero e serrato.
La notizia era nell’aria.
giusto due settimane fa, parlando con giacomo, uno dei tre figli di Aldo Conterno, traspariva una rassegnazione tutta piemontese sulle condizioni del padre.
una rassegnazione pacata, discreta.
allo stesso tempo forte.
così come forte e discreto è stato aldo.
sempre accogliente, mai polemico.
sempre attento all’opinione altrui, anche quando l’altrui era un ragazzotto – nemmeno trentenne – arrivato nella sua cantina un bel giorno di maggio.
un ragazzotto pronto ad ascoltare, ma anche a giudicare.
con garbo, ma a giudicare.
e giudicare cosa, poi?
un vino?
un uomo?
una carriera?
vai a capire.
ma la gioventù è così: bella e a volte presuntuosa.
e lui lo sapeva.
ciao Aldo, e scusami il tu, che in vita – per quel rispetto che meritavi – non ho mai voluto e saputo darti.
Alessandro Masnaghetti






