Perle reloaded

di Rizzo Fabiari

Pensando che fossero ormai un classico della letteratura enoica, qualche giorno fa mi sono narcisisticamente autocitato parlando con altri accademici (tra i quali Armando) della serie “perle” comparsa in varie tranche nel blog espressico. Ma ho scoperto che si tratta di tesori ancora in buona parte sconosciuti. In uno spirito di servizio tipo RaiStoria ne riproporrò quindi qua e là le vecchie puntate. Ecco la prima.

Oltre a bere vino, ho passato gli ultimi vent’anni nelle redazioni delle principali testate del settore, dal Gambero Rosso alle Guide dell’Espresso. Nelle fasi convulse della chiusura di una pubblicazione, la mia attività redazionale principale era – ed è tuttora – quella di “ripassare” le schede dei collaboratori. Questo significa spesso smontare e rimontare centinaia di testi, e soprattutto correggerne le espressioni improprie, inopportune o – non di rado – involontariamente comiche.

Con sottile (o forse non tanto sottile) perfidia, in tutti questi anni ho raccolto una piccola selezione di “perle”, un’antologia di strafalcioni (o giù di lì) che non sono mai stati pubblicati. Per un residuo di correttezza verso gli autori di queste ineffabili righe non trascrivo né i loro nomi, né la casa editrice alla quale erano destinati gli “elaborati” originari. Ci aggiungo solo un titoletto introduttivo. Sono solo una parte del totale; in attesa di una seconda puntata, buon divertimento.

problemi di salute
la qualità dell’annata è bassa, soprattutto a causa dei fenomeni meteorici che hanno interessato il periodo di vendemmia

nato con la camicia
al naso è per fortuna dotato di fichi maturi e di buona pulizia

dotazione completa
una delle cantine più attrezzate del meridione d’italia, a cominciare dalla moglie Giovanna

ossimoro
un piccolo, qualificato colosso vinicolo che di anno in anno aumenta in presenza sul mercato e in qualità dei suoi prodotti

libertà d’espressione
la cantina, molto bella e funzionale, rivela un atteggiamento libero nel discorso inerente alle dimensioni delle botti

equilibrismi
il Brunello ’93 si piazza nella zona alta del bicchiere

apparizioni misteriose
una vaniglia appena percettibile si affaccia timidamente per poi dileguarsi

criptico
note di stuoia, naso tradizionale

dannunziano
metodi non votati all’ottenimento di densità saturanti e morbide voluttà

 tiro al piccione
…un colore rubino intenso, nel quale si intravede la sfumatura di piccione

un profumo inedito
nel bicchiere troviamo un colore rubino scuro e i tipici profumi di ciliegia e amarena mature, con raffinati sentori di arbusti

all’ultima moda
maggiormente giocato abilmente sulla sartorialità del cabernet e sulla duttile vestibilità del montepulciano

ricerca di stabilità
si appoggia quest’anno ad un Recioto di polpa e tenerezza

micrometrico
pur non centrando per pochi centesimi di punto – come talvolta purtroppo accade – il massimo riconoscimento…

lirico
trasmettendo un insieme di emozioni, che creano suggestive situazioni di piacere come solo il gioco dei sensi riesce a fare

poco comunicativo
con una lunghissima gustosità finale, vino più da meditazione, fine a se stesso

disordine
i vigneti sono sparpagliati per tutta la zona

agilità
fragranze che sgusciano sul palato con sudenza (sic), nonostante la loro indomita carica gustativa

bizzarrie
una vera delizia il Moscato Rosa, da bere godendo la stranezza di un vino del nord

dottor Frankenstein
ormai abituata ad abitare i piani alti del privilegio, questa minuscola realtà capitanata da Sergio Marchetti, uomo-vigna, e da Adriano Bambagioni, uomo-cantina…

autosufficienza
produce vini che piacciono soprattutto a lui e dei quali ha ancora dei bei ricordi

un carattere solido
il Frascati Superiore ’01 non mostra alcun cedimento emotivo

da bere di corsa
un vino dall’appeal davvero immediato e con cui pasteggiare a tutto gas

meglio disintossicarsi
dotato di ampi toni frutta rossa alcolizzata e nota di cacao

neopauperistico
si porta avanti una idea condivisibile di ruralità consapevole

aggrovigliato
trova in quest’annata propizia ed equilibrata il quid per assurgere con maggiore eclatanza a vino di assoluto privilegio negli ambiti più alti e prestigiosi del buon bere italiano

incontri fortuiti
con l’acidità, mai fastidiosa, a fare da asse portante del vino prima di imbattersi nel finale di buona caratura

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4 commenti to “Perle reloaded”

  1. Troppa grazia! E adesso come faremo a compilare le schede descrittive dei vini, o i testi delle brochures o la sintesi degustativa per le retroetichette?
    Rizzo Fabiari, sei pericoloso per l’autostima dei numerosissimi aspiranti letterati che popolano l’eno-mondo.

  2. Oltre a numerosi sorrisi mi sono detto almeno 3/4 volte “Ahia! Questa l’avrei scritta anch’io.” e i sorrisi si sono dileguati. Questo post cade a fagiolo in un periodo in cui mi chiedo sempre più spesso “come”, “quando” e “quanto” raccontare il vino, tanto su carta quanto a voce.

  3. Molto divertente!
    Però il dannunziano non mi dispiace…

  4. Mi pare fosse Borges che disse che le descrizioni di un vino sono capolavori della letteratura di fantasia..

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