Conversazione in Sicilia – seconda parte

Calamity Jane

di Raffaella Guidi Federzoni

Ommini e Fimmine

“La Foemina Sicula è varia e composita come il continente in cui abita.”

“Tutte le femmine sono varie e composite, persino quelle native del Humberside.”

“Non ho mai visto in Humberside dei visi così, delle personalità così.”

“In Humberside non ci sono vigne, è tutto piatto e il mare è grigio.”

“Vuoi dire che è il luogo che crea la Foemina Sicula? .”

“Il luogo tira fuori il talento ed il carattere in esso contenuto.”

Una specie di Calamity Jane,  dalla camminata imperiosa della “cow girl” di razza.  Invece di imbracciare un fucile la ragazza al momento ha in mano una spazzola con la quale doma la massa di capelli mediterranei. Al posto della spazzola potrebbe esserci una bottiglia, o  un paio di forbici per potare, o un qualsiasi attrezzo di cantina, la fermezza dell’impugnatura non cambierebbe.  Forse la spiegazione è in un profilo arrivato dritto da due e più millenni di Magna Grecia. Quando si gira e mi guarda rivela occhi come  pallottole sotto  sopracciglia disegnate col carboncino. Per fortuna mi sorride, stemperando la foga con la solarità di un giorno agostano in quel di Vittoria, Sicilia, Italy.

Non c’è indecisione nei suoi gesti, tanto da farti chiedere “Se è così a trent’anni, cosa sarà a cinquanta?”. La stessa domanda arriva assaggiando i suoi vini, all’inizio scorbutici e fin troppo decisi.  Persino il suo Frappato, il primo bevuto qualche anno fa prima di conoscerla personalmente, nasconde dietro alla grazia del frutto, un’anima d’acciaio che è come un colpo di frusta.  Sono vini tutti bisognosi di contorni più definiti per diventare dei classici. Non è comunque questo ciò che mi interessa. Piuttosto come il suo carattere intrinseco si riveli tanto sfacciatamente nel suo vino.  Poche volte ho incontrato un produttore così giovane che riesca ad integrare le sue ambizioni con quello la terra e la vigna offrono, lì e non altrove.

“Scommetto che al di fuori del loro continente, le Foemine Sicule hanno poche rivali.”

“Dal punto di vista enoico sono ben rappresentate.”

“E’ che ti aspetti forme generose, occhi brucianti, discorsi appassionati, anche esagerati.”

“Invece non è così.”

“E’ un fascino più sottile ed intelligente, non in tutte però.”

“In alcune, sì.”

I capelli biondi e gli occhi grigio-azzurri possono spiazzare. Così come  la timidezza unita alla ritrosia specifica delle donne di là dallo stretto.  C’è però anche la determinazione di raccontare, imporsi, comunicare. Mi sono sempre trovata bene con lei, di solito in paesi freddi che ci facevano sentire ancora di più estraniate. Una ragazza squisitamente sudista negli accenti e nel sentire le sue radici. Un  umorismo molto trattenuto e destinato a pochi. Un’intelligenza estetica molto raffinata.  Quando il suo viso ed il suo nome dilagarono, cominciò a stare antipatica a qualcuno. Questo è il rischio della sovraesposizione mediatica, di cui sembra che alcune Foemina Sicule ne siano vittime. E’ il prezzo da pagare  per essere testimone di  una tipologia femminile rara, purtroppo.

La bionda ragazzina è stata una delle principali pioniere ed attrici di un cambiamento giù al Sud.  Adesso viene dato per scontato, ma vent’anni fa non era poi così normale vedere rappresentare un’azienda in giro per il mondo da una donna giovane e bella. Lei ha fatto questo con il gusto e la spavalderia proprie della bellezza e della gioventù. Si è inchinata in Giappone, ha bevuto birra ad Edimburgo,  scorrazzato per le freeways americane.  E dappertutto ha raccontato dei suoi vini e della sua Sicilia. Un’ambasciatrice di classe.

“La Sicilia rende speciali anche le donne di fuori.”

“Il fatto che fossi giovane, donna, enologa e straniera  mi ha aiutato a superare la diffidenza. Troppi elementi  da contrastare, così mi hanno accettata.” Sono le parole di una persona intelligente, la mia Personal Virgilio  in terra di Sicilia. Per  una volta, ho lasciato fare a lei, almeno per alcuni aspetti organizzativi del viaggio. La grinta magiara si è messa all’opera e ha risolto rapidamente tutti i problemi.  Lei è così, una risolvitrice di problemi. Per questo viene mandata negli avamposti vinosi della proprietà a sistemare le cose.  Suo è in gran parte il merito di aver messo a punto uno dei vini migliori della vasta produzione aziendale.  Ora è stanziale sotto il vulcano e spero che rimanga lì per il tempo necessario ad un vino nuovo di crescere , cioè almeno qualche anno.
Ho dimenticato di aggiungere che oltre ad essere giovane, donna, enologa e straniera è anche bella, molto bella.

“Stai esagerando.”

“Quello che è successo l’altra sera ne è un esempio lampante.”

“Cos’è successo l’altra sera?”

“Devo ricordartelo?”

Un’altra notte estiva, un altro tavolo accogliente sotto le stelle.  Mentre gli uomini apparecchiano, noi donne ci diamo da fare in cucina, sotto la guida della Feldmarescialla dalle sopracciglia a carboncino. Non tutte però. La rappresentante francese della brigata ha scelto di fraternizzare con il nemico storico, cioè un inglese. Incurante del trambusto per la riuscita del pesto alla trapanese, ha tirato ancora più giù la spallina, accavallato le gambe  e si è lanciata  come un TGV nell’ Eurochannel.  A colpi di “Yes, No, incredible, Sicily”, ha monopolizzato la conversazione con l’apparentemente ingenuo albionico. Non la sua attenzione però, questa vola fra la bionda e la mora un poco più in là. Più la spalla nuda si protende, più l’occhio ceruleo si distrae, rinforzato da sorsi di vino continentale – Calamity Jane ha deciso così, stasera niente vino mio, solo quello di amici -.
Deve essere il rugby, sconfitti i bleu, gli inglesi si sono rappacificati con le grenouilles, almeno temporaneamente. Quindi la Famme Fatale non fa più l’effetto di una volta. Nel caso specifico di stasera è stata  soppiantata dalle Foeminae Siculae et  Vinosae, quella nativa e quella importata.

“Cosa ci beviamo?”

“Terra bianca o terra bruna, non saprei.”

“Aprile tutte e due, poi ne riparliamo.”

(Continua)

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