Autoreggenti*

arrivo del nylon

di Shameless

Quando nel secolo scorso arrivò il reggicalze nel mondo occidentale la popolazione maschile gioì, quella femminile leggermente meno. Indossare un reggicalze ed andarsene in giro con disinvoltura non era poi così facile. L’oggetto andava bene per rituali di seduzione nella penombra o su qualche palcoscenico hot, hard o burlesque. Non per svolgere le normali funzioni femminili come fare la spesa, correre appresso ad un bambino, salire sull’autobus.

Poi fu inventato il collant e per il mondo femminile fu una rivoluzione. Finalmente la praticità aveva vinto su l’attizzamento erotico. Pazienza per il povero maschio che di fronte a quella rete di protezione si ammosciava in partenza.

In breve tempo però l’Homo Contemporaneus si adattò, i bambini continuarono a nascere, i fedifraghi a lavorare, i calzifici a prosperare.

Questo è l’incipit alterato per introdurre un argomento enoico di attualità. Avrei potuto citare altri esempi, tipo il passaggio dal vinile al CD. O dal cambio manuale delle automobili a quello automatico. Persino dal libro cartaceo al Kindle. Tutti esempi in cui la praticità ha avuto la meglio sulla poesia.

Ho scelto quello di cui sopra perché l’ho trovato più calzante.

Il mio intento è di scrivere qualcosa riguardo al lento, ma inesorabile, passaggio dal tappo di sughero al tappo a vite. Noi attempati bazzicatori delle varie realtà vinose siamo restii a riconoscere il merito del secondo per salvaguardare la bevibilità di vini di qualità e destinati ad un invecchiamento medio-lungo. Siamo aiutati in questo dal fatto che è ancora presto per poter giudicare il risultato delle sperimentazioni fatte nel Nuovo Mondo. Più che sperimentazioni oramai da certe parti oltreoceano e Downunder si può dire che sia la norma l’utilizzo della chiusura a vite.

Nel Vecchio Mondo è spesso proibito utilizzare tappi che non siano di sughero per denominazioni classiche ed importanti.

Nonostante gli ostacoli burocratici però, anche in Europa molti produttori si sono lanciati sulla novità e non solo per i vini da consumarsi più giovani. Il pregiudizio però è duro a morire.

Questo deriva anche dalla psicologia del consumatore tradizionale, il quale storce il naso di fronte al tappo a vite quando si tratta di stappare una bottiglia di quello “buono”. La vulgata insegna che Il vino invecchia meglio con il tappo di sughero, viene ossigenato nel modo giusto e pazienza se poi salta fuori una puzza sgradevole, comunemente definita “sentore di tappo”.

Tutto ciò un giorno avrà fine.

Saranno forse i nostri figli, o i figli dei figli, a crescere in un mondo in cui le bottiglie tappate con il sughero verranno esposte nei musei. Berranno grandi, magnifici vini, affinati a lungo dentro bottiglie chiuse con tappi a vite. Si rallegreranno del progresso e si chiederanno come fosse possibile “prima” conservare così bene un vino prezioso e degno di attesa. La poesia del sughero sarà stata dimenticata, gli ultimi nostalgici ormai sepolti e visitati dagli eredi delle loro cantine, sogghignanti riguardo alle misere credenze degli avi. I boschi di quercia sughera rimarranno intatti.

Sempre che il globo terraqueo resista a cataclismi, inondazioni, guerre e terremoti.

Esisteranno però correnti sotterranee e carbonare. Uomini e donne incappucciati che nottetempo, dentro grotte o cantine polverose e male illuminate, si riuniranno di soppiatto. Alla luce di candele o tenui lampadine, ascolteranno musica gracchiante proveniente da vecchi giradischi. Stapperanno bottiglie tappate nascostamente con rozzi pezzidi sughero. Insieme ai tappi salteranno anche i ganci degli ultimi reggicalze sopravvissuti alla devastazione della prosaicità.

Noi alterati saremo tra questi, se non col corpo, almeno con lo spirito.

* Titolo non conforme al testo, ma ispirato. Non chiedetemi spiegazioni, trovatevele da soli.

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3 Responses to “Autoreggenti*”

  1. Decenni or sono il vino “di tutti i giorni” veniva venduto quasi esclusivamente sfuso, solo il vino ottenuto da vigne di particolare vocazione e particolarmente curato in cantina veniva imbottigliato.
    Oggi giorno si vende quasi esclusivamente vino in bottiglia! (… e che vini …..) trovo quasi fisiologico l’epilogo che lei preannuncia.
    Trovo che stappare una bottiglia celebri un momento di convivialità, ma anche l’autore del vino.
    Invece svitare un tappo beh….,però non per questo uno screw cap non ci può stare bene su molte bottiglie.

    Il titolo, a mio modesto parere, lo trovo calzante, ci si poterebbe perdere in mille precisazioni, ma è calzante e pure il post.

  2. notare che Paul Pontallier (Ch Margaux) ha pià volte pubblicamente detto che sono già molti anni che la sperimentazione con il tappo a vite va avanti, e che non avranno nessuna remora a cambiare tappatura quando avranno visto che il vino si conserva per il tempo che ritengono opportuno. L’unico problema è che, per loro, quel tempo li si misura in diverse decadi.

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