Saltimbocca upside down

australia

di Snowe Villette

Ce dovevo anna’ co’ uno che poi m’ha dato buca. Quinni ho fatto come i pellegrini veri, ce so annata da sola. Come li musulmani alla Mecca, così quelli che je frega de la musica, pure antica, vanno a Londra armeno na vorta nella vita. Anche quelli der calcio e de’ cavalli, de le pipe e dei vestiti da omo che fanno ride ma a quarche nobile stanno bene.

Dopo tre giorni de giri pe’ i pub a bere birra che sa de birra e no de piscio come nei peggiori garages de Ostia, m’ero un po’ stufata. Anche de magna’ da Wagamama* tutta roba asiatica che è bona ma nun se capisce se è carne o pesce. DuCognomi me scrive “Vai lì che ti piacerà”. De lei me fido sempre, anche se stavolta me puzzava un po’ troppo de cultura.

Ce so arrivata a piedi, passando pe’ parchi che so’ parchi e no monnezza, co’ na testa gigante de cavallo ogni tanto, o du’ gambe de bronzo ritte per aria, er significato te lo trovi da te. Lo scrivo pe’ di’ che prima di arrivacce alla Royal Academy ero già allenata. Bisogna ammette che nun c’è gnente de più Royal de Londra e quer museo è Royal a bestia. Fanno entra’ tutti ma mai che te poi scorda’ dell’Impero che c’avevano gli Inglesi e quanto c’hanno guadagnato pe’ secoli. De classe davvero.

La mostra era su tutta de quadri australiani. Quadri e filmati, de questi quello mejo ce sta appena entri. Una motocicletta che percorre il continente infinito, c’hai tempo de aggiratte un par d’ ore e quando esci la moto è sempre là, ancora nun è arrivata. Du’ ore e stavo ancora a guardamme i quadroni de l’arte nativa der deserto. Ce so’ anche stanze co’ paesaggi o gente sulla spiaggia che però me sembravano gli stessi de l’Europa o dell’America, ner senso che se so’ già viste a mille le stesse cose.

Poi ce sta la serie de Ned Kelly, er bandito australiano sommo, quello che ar cinema c’ha la faccia de n’attore bravo ma morto**. Nel quadro più bello nun c’ha faccia ma una testa che sembra la televisione de pora nonna, se capisce che è lui perché sta a cavallo contro tutti. I quadri mejo so’ quelli nativi de’ posti loro , perché so’ diversi. Tutti pieni de cerchi e de puntini, de onde e de righe, de curve o linee dritte. Co’ colori che tu capisci che so’ i colori loro no i nostri. Oppure ce vedi so’ quelli co’ uccelli e figurine piccole, piccole,o animali strani, streghe e sciamani dipinti come da bambini. Na civiltà che noi nun c’avemo mai avuto. Me so’ sembrati molto ancestrali, o che ce stavano a prova’ sur serio a tira’ fuori l’ancestrale co’ sta pittura.

Er quadro che m’è piaciuto di più se chiama “Yanjilpyri Jukurrpa”, l’hanno dipinto in tre: Paddy Jumpubrurla Nelson – Paddy Japaljarri Sims – Larry Jungurray Spencer. C’ho messo più tempo a scrive’ i nomi che a guardallo. Nun è bello, de più. È talmente strano che me so comprata la cartolina.

Alla fine, siccome che c’avevo fame e sete desertiche, me so’ decisa de magna’ ar ristorante der museo. Anche questo molto royal. I camerieri so’ italiani, quinni è stato facile capisse. Volevo continua’ coll’atmosfera australiana e ho ordinato dar menu fatto apposta pe’ l’occasione. Il vino uguale.
Ho preso appunti pe’ fa’ contenta DuCognomi:

Primo piatto
Crumbed crab cake, sauce tartare, fennel salad
Polpetta di granchio fritta e incrostata, co’ na salsa piccante e agliosa, insalata di finocchi. Bona subito, poi dimenticata. Accompagnata da un bicchiere di d’Aremberg The Stump Jump Riesling-Marsanne-Sauvignon 2010. Mejo de la polpetta, fresco, saporito, saltellante, profumato de mare. M’ha pulito la bocca dall’aglio e non è stramazzato sotto il finocchio.

Secondo piatto
Spiced fillet of Kangaroo – Roast pumpkin, spinach, cucumber and mint
Filetto di canguro speziato – zucca arrosto, spinaci, cetriolo e menta.
Questo proprio te saltava in bocca. A parte il cetriolo che nun magno mai perché me se ripresenta, la zucca arrosto ce stava benissimo a bilancia’ er servatico de la carne colla sua dolcezza. Gli spinaci se difendevano e la menta giusto pe’ gradire.

Nun me so’ vergognata manco un po’ a magna’ canguro. È cuggino der coniglio e fijia pure de più. Giù da loro a forza de zompa’ pe’ campi distrugge chilometri quadrati de coltivazioni. Quinni ho contribuito volentieri a ristabili’ l’equilibrio ambientale. Vegetariani ambientalisti stateve zitti che co’ troppi canguri l’insalata ve lo sognate de magnalla. Accompagnato da un bicchiere di The Colonial Estate Explorateur Old Vine Barossa Shiraz 2010. C’aveva il nome più lungo de tutti nella lista. In bocca però c’è rimasto poco, giusto pe’ fatte capì quanto so’ pesanti certi vini rossi da quelle parti. Un sacco de frutta sotto spirito, tanti muscoli ma poca vera ciccia. Il filetto de canguro se l’è messo nella saccoccia der marsupio en du’ secondi.

Alla fine ho mandato le foto a DuCognomi, pe’ testimonia’ che c’ero stata.
M’ha risposto “Se eri con quello non ci saresti mai andata”.
Ho il sospetto che anche stavorta m’ha fregato.

* Catena di ristoranti di cucina asiatica a buon prezzo.
** Heath Ledger

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