Educazione sentimentale

danzatrice e stelle

(Sentimento: partecipazione diretta e intensa a qualcosa senza la mediazione della ragione)

di Raffaella Guidi Federzoni

Ci sono i tipi per la prosa e i tipi per la poesia, io rientro nella prima categoria. Se dovessi numerare statisticamente la mia appartenenza, direi che al 99% sono prosaica e al 1% poetica.

Amo immergere il muso nella materialità e grufolare allegramente nel suo fango. Molto raramente riesco ad elevarmi di qualche palmo da terra e volteggiare più leggera dell’aria.

Il fatto è che non sopporto poesia cattiva o mediocre. Posso accettare una prosa malfatta e approssimativa, se questa è efficace e funzionale al racconto di una storia. La poesia non racconta alcuna storia, regala solo un mondo emozionale, sia esso delle dimensioni della capocchia di uno spillo o quelle di una galassia. Quindi o è eccelsa, vera, sentita, o è una schifezza.

Nel caso del vino è lo stesso. Sono tanti i vini materiali con semplicità e senza presunzione. Sono anche numerosi vini che esprimono una fisicità quasi imbarazzante, fatta di terra, sangue, succo, frutto, carne. Sono appassionata di questa tipologia. Se un vino è in qualche modo “mangiabile” oltre che bevibile, se è rotondo senza essere pesante, spesso nel gusto senza intorbidire la lingua, io lo accolgo e lo faccio mio. L’importante è che riesca a trovarlo identificabile con un luogo ed uno o più vitigni. La prosa di tali vini è ben composta, scorrevole, amena, importante.

A causa della fiumana di scrittura vinosa con velleità poetiche che affligge l’umanità benestante del mondo occidentale sono diventata invece molto più cauta riguardo a vini che vengono presentati come esperienze spirituali, illuminanti, mistiche.

Un vino è un vino, un vino, un vino.

Il vino è il risultato del lavoro dell’uomo, il quale prende dalla natura quello che può e lo trasforma in qualcosa che piace a lui e ad altri. Gli si possono dedicare milioni di parole, ma alla fine rimane quello che è: un vino. Non un’opera d’arte, solo un vino.

Forte di tale ragionamento mi sono di recente avventurata nei meandri del Wine Experience. Questa è una manifestazione organizzata da quel monumento nazionale americano che è la rivista Wine Spectator. Una volta si presentava ogni due anni a New York e raccoglieva con arcigna volontà snobistica solo la crème de la creme vinosa globale. Adesso la crème si è allargata e anche leggermente inacidita. Sono ormai più di duecento le cantine presenti, con scelte scontate e altre più discutibili. Parteciparvi costa molti soldi, ai produttori, agli importatori e anche ai frequentatori. Nessuno si tira indietro, nessuno dice “no”, è troppo importante esserci ed è un’occasione imperdibile di assaggio. In fondo il biglietto per due giornate di degustazioni, un pugno di seminari, la cena di gala, costa meno di una sola bottiglia di qualche Champagne o Chateau.

Ed è proprio dai più famosi Chateaux bordolesi che ho cominciato la trafila degli assaggi. Volutamente avevo deciso di ignorare la produzione italiana presente, per quanto spesso superiore. Sarebbe stato troppo facile perdermi nei dettagli di qualcosa che conosco meglio. Ho preferito cercare di imparare e di capire.

Cosicché ho assaggiato, assaggiato, assaggiato. I Grand Cru bordolesi e quelli un poco più in basso nella gerarchia. Vini eleganti, ben costruiti, razionali. Vini fatti da uomini e da mercanti. Vini lunghi ed anche vuoti in qualche caso. Vini lucidi e consapevoli della loro classe. Vini. Persino l’Imperatore del Sauternes nella sua complessità dorata ed ammaliante è rimasto Un Vino.

Dopo un intervallo poco felice con uno champagne assai famoso, che ho assaggiato di nuovo il secondo giorno per confermare a me stessa quanto poco ne capisca della tipologia, sono passata al Rodano.

Da queste parti la classe e la lucidità razionale vengono soppiantate dalla carnalità ferina. Non è più solo la testa ad essere intrigata, arriva feroce una trasfusione di sangue che ispessisce la bocca ed attiva i sensi con una sventagliata ormonale esagerata. Da queste parti del mondo enoico si può percepire il senso erotico del vino. Sempre vino rimane però.

Vino.

La calca stava diventando insopportabile. Ormai parlavo in francese agli americani ed inglese ai francesi, i quali facevano finta di non capire e rispondevano in francese. Ormai avevo i piedi pesanti ed inchiodati al pavimento. Troppo vino, troppi assaggi troppa confusione. Casa mia era lontana e la selva oscura incombente.

Poi è arrivata la Poesia. Sottile come i polsi liquidi di una sirena si è fatta notare nel mezzo di quella bolgia infernale. Non è che mi venisse incontro consapevolmente, sono io che l’ho afferrata.

Sono finita in Borgogna.

Ho assaggiato.

I vini di quel pizzico di mondo hanno una storia, i loro produttori sono arroganti, sì lo sono, anche i giovani che potrebbero parlare l’inglese ma che buttano lì qualche frase smozzicata in francese e se non capisci peggio per te.

I vini hanno difetti a volte vistosi, hanno prezzi assurdi, produzioni piccole o piccolissime.

I vini possono deluderti e farti arrabbiare perché non sono quasi mai pronti per te.

Codesti vini però hanno un linguaggio diverso, hanno un’anima. Hanno quel tanto di indefinibile e di impalpabile che li rende quasi immateriali. Sono vini che, a conoscerli, possono fare intuire lo spirito di un gesto come quello del bere, al di là del piacere.

Nessuna zona al mondo riesce a regalare il sogno poetico del vino come la Borgogna. Succede raramente, ma se capita, capita lì.

Poesia.

Per terminare la mia digressione sentimentalmente educativa, in puro stile alterato, dopo aver scritto riguardo al vino francese, non trovo di meglio che citare un verso di un poeta inglese relativo alla lingua italiana.
Perché? E chi lo sa? Non c’è ragione, solo sentimento.

“I love the language, that soft bastard Latin,
Which melts like kisses from a female mouth,
And sounds as if it should be writ on satin,
With syllables which breathe of the sweet South,
And gentle liquids gliding all so pat in,
That not a single accent seems uncouth,
Like our harsh northern whistling, grunting guttural,
Which we’re obliged to hiss, and spit, and sputter all.”

Lord Byron

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One Comment to “Educazione sentimentale”

  1. Anche se sei prosaica, a riga 18 hai composto un delizioso haiku, una essenziale e sublime forma di poesia.

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