This must be the place

bevitori artistici

di Raffaella Guidi Federzoni

Non posso salvare il pianeta, lo so da tempo. Sono già abbastanza ossessionata dal conflitto etico che mi si crea nell’anima quando stermino colonie di formiche accampate nella mia cucina ad ogni primo caldo. Alla fine accetto il compromesso fra vivere il più eco-compatibilmente possibile ed indossare scarpe di cuoio perché tutte le altre mi fanno sudare i piedi.

Seguo i mantra della raccolta differenziata, orto biologico, rubinetti aperti con cautela, sapone neutro invece di tutte le altre puttanate al profumo di sambuco o ginepro della Patagonia. Cerco di praticare un regime alimentare basato sulla conoscenza dell’origine di ciò di cui mi nutro.

Quanto al vino, che sia il meno manipolato possibile.
E qui si rischierebbe di aprire un cratere di considerazioni, usate e usurate da tempo, ma non è il motivo per cui oggi scrivo quello che scrivo. Oggi scrivo pensando ad un incontro recente in terra germanica con un amico produttore serio ed avveduto, dal fascinosissimo occhio lungo. I suoi vini sono anch’essi fascinosi e lunghi in bocca. Vini di carattere e di luogo.
Luogo, appunto.

Questo mio amico che rientra a pieno titolo nella categoria vignaioli autentici e attenti, che è membro effettivo di quel movimento virtuale chiamato “vinopurismo”, che partecipa a manifestazioni riservate ai produttori marchiati BIO, ed era infatti alla Prowein insieme ad altri in uno stand comune, all’interno del recinto riservato ai piccoli e puliti, ebbene questo mio amico mi ha detto:
“Al Vinitaly ho deciso di partecipare nello stand della Regione Calabria, non più al Vivit, perché ci tengo a sostenere l’identità territoriale dei vini calabresi.”
Parole semplici al limite dell’ovvio, eppure importanti.

La scelta di manifestare l’appartenenza ad un luogo ha prevalso sul desiderio di affermare la propria etica produttiva.
La Calabria è piuttosto sfigata dal punto di vista enoico. Stretta fra una Puglia rampante ed una Sicilia ingombrante, non ha lo stesso glamour comunicativo delle altre due. Il suo vitigno principale, il gaglioppo, suona come il nome di un qualche brigante montagnardo, mentre invece può essere l’artefice di vini eleganti e longevi.

A questo punto della lettura qualcuno alza la manina per puntualizzare che allora anche il sangiovese potrebbe ricordare il Dolce Stil Novo e la povertà francescana. Sì, è vero, ma ora non è il momento di uscire dallo stretto cammino che mi sono imposta di percorrere scrivendo il post. Rimando quindi a data da destinarsi l’argomento “Vitigni, nomi ed origini – Dal grechetto al nero di Troia”.

Torno dunque in Calabria per omaggiare il mio amico e per riflettere su quanto agita da tempo il mondo vinoso a cui appartengo. Scegliere di essere fra i testimonial gaglioppisti” e piazzarsi in terra calabra invece che rientrare nel parterre sofisticato e di tendenza dei vinopuristi, non è un gesto da sottovalutare.

Vuol dire piazzare il territorio di origine di un vino in cima alla lista dei valori da comunicare. Più in alto persino dell’interpretazione del vino meno invasiva possibile, altrimenti detta vinopurismo*.

Secondo me è una scelta importante che può alla lunga rivelarsi vincente come comunicazione. Invece di seguire con interesse che sfiora il voyerismo certi duelli verbali all’ultimo sangue relativi a quanto sei naturale tu-lo sono più io- , dovremmo prestare più attenzione allo sforzo di trasmettere quello che un certo luogo ha da raccontare attraverso una bottiglia.

Se il racconto è vero, sincero ed intrigante, il vino lo sarà altrettanto. Farà venir voglia di berlo e berlo ancora.
Se il vino riesce a riportare ad un luogo, un luogo solo, ha vinto la sua battaglia di libertà per una purezza scevra da manipolazioni.

* Non so se si è notato, ma il termine mi piace assai.

 

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One Comment to “This must be the place”

  1. Ci sono dei post che sono chiarificatori ed inducono ad una sana riflessione, tipica del momento più lucido e fresco della mente. E di conseguenza si ri-metabolizzano discussioni estreme e talmente forti da esacerbare gli animi. ( …se si considera poi che si parla di un liquido conviviale )

    Ma non è che a volte le mode, oltre ad avere ben noti effetti negativi hanno il pregio di far nascere momenti di maggiore lucidità per acquisire un orientamento migliore?

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