Cavalli

Ippodromo di Bordeaux

di Faro Izbaziri

Una delle più insinuanti armi del marketing del vino moderno è mostrare i segni esteriori di un ritorno alla natura ne’ campi e nelle cantine. Esteriori, perché non è detto che tali pratiche vengano eseguite con costanza e convinzione nel secreto della notte e delle private stanze.

“Guarda, lasciano il loro vigneto inerbito”. “Ah, ok, bene così”.
“Guarda, da loro per lavorare nelle vigne il limite minimo di età è 75 anni”. “Ah, ok, bene così”.
“Guarda, ci sono i buoi in vigna”. “Ah, ok, bene così”.
“Guarda, ci sono i cavalli in vigna”. “Ah, ok, bene così”.
“Guarda”. “Ah, ok, bene così”.  

Il Masna, Alessandro Masnaghetti, è appena tornato da Bordeaux. Una regione produttiva non esattamente famosa per l’arcaica, spartana semplicità delle lavorazioni enoiche. Eppure, mi dice, ne’ vigneti è tutto un nitrire, uno zoccolare, un lavorìo agricolo a trazione animale.

Con tutti i cavalli che tengono in vigna, gli ho detto, immagino che all’ippodromo di Bordeaux si assista oggi a corse di trattori; scavallanti e non.

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