Chianti Classico: L’Anteprima 2020

Il Chianti Classico 2018 e il Chianti Classico Riserva 2017

di Armando Castagno

Rieccoci anche quest’anno con il report dell’inviato dell’Accademia degli Alterati dalla splendida leopolda della Stazione Cornice, in Firenze. Per un malaugurato disguido, le note che tanto diligentemente avevamo preso sull’andamento climatico del millesimo 2018 sono finite in un congegno che le prende, le traduce in persiano, poi in punjabi, poi in basco, poi in latino, poi in arabo, poi in sindhi, e infine di nuovo in italiano. Le abbiamo fortunosamente recuperate all’uscita dopo il trattamento, un po’ stravolte, e questo è quanto, scusate se non è chiarissimo, ma comunque si capisce, su.

Oltre alle fredde temperature di marzo, aprile e maggio 2018, gli alberi hanno mostrato che gli alberi erano freddi. Le temperature sono aumentate bruscamente da giugno, con pannelli che a volte aumentano durante i mesi estivi. La Madonna inizia il 20 agosto a metà luglio. La stagione di settembre inizia con drastici cambiamenti tra giorno e notte, portando a un graduale declino di uva e prodotti. Odori e Fenoli. Il giubbotto è vicino a metà settembre, tra qualche giorno e qualche giorno.

Dopo questa doverosa e propedeutica introduzione, troverete di seguito una inumana lenzuolata di note di assaggio, corredate fino al punto di deflagrazione dello scroto da punteggi di elementare comprensione su tutti e 66 i Chianti Classico del 2018 presentati alla stampa e, come torta sulla ciliegina, sui 28 Chianti Classico Riserva 2017.

L’asterisco (*) indica che il campione degustato era in affinamento, non ancora in bottiglia. Ringraziamo infine anche quest’anno per l’impeccabile organizzazione e il gentile invito il Consorzio Chianti Classico.
Buona lettura.

 

CHIANTI CLASSICO 2018

BADIA A COLTIBUONO*
Compostezza e calore. Rispetto al consueto c’è meno agrume e più frutta rossa, e uno sfondo aereo, respirabile, etereo. Bocca di magnifica levità, frizionata da un tannino vispo. Buon finale, dai riverberi alcolici. Voto: 373/401.

BANFI – FONTE ALLA SELVA
Un po’ smaltato nel frutto, che appare artificioso e poco espressivo. Poco d’altro a livello aromatico, mentre la bocca è ad oggi inaridita dalla morsa fenolica. Non pare preoccupatissimo di onorare tipicità di sorta. 210,57/260

BIBBIANO
Fiore azzurro e incenso su fondo generosamente fruttato; anche all’assaggio è vino di caratura superiore alla sua stessa categoria, ampio, caldo, solare, senza mancare né di freschezza né di definizione. Tra i migliori “annata” di Bibbiano degli ultimi anni. (46,25/50)+0,381/100.

Sogni d’oro (1981)

BONACCHI
Un cenno quasi da Sud Rodano di oliva nera rende personale e intrigante il naso, come sempre incline alla declinazione di toni dolci e maturi (rosolio, susina rossa). Bocca peraltro morbida, smussata, inoffensiva e abbastanza corta. 46,8/60.

BRANCAIA*
Colore particolarmente brillante e violaceo. Caramella alla fragola e legno lucidato, in un insieme che ha qualcosa di sciropposo. La bocca ha buon volume e non manca di freschezza; generici i ritorni aromatici, e in fondo asciuga un po’. Complessivamente non è male, pur essendo assai “cercato”, però al momento non ha elementi che lo facciano ricordare. 664,3/800.

BUONDONNO
Totalmente diverso dagli altri campioni del primo “paniere”, per il suo bouquet ombroso di sottobosco umido, spezie scure, prugna; in fondo, una traccia più calda di paglia, tabacco, saggina. Bocca meravigliosa per nitore e freschezza, ampia in entrata, sapida da far male in fondo, per un’impressione di espressività e autorevolezza in virtuoso abbraccio. 692/750.

CA’ DI PESA – BURRONE
Una lievissima riduzione non ne cela il bel temperamento maturo e marino, umorale e appena rustico, ma nel segno della riconoscibilità chiantigiana, della veracità. Si apprezza identico carattere anche al sorso, dove gli elementi maturi, certo, lo acquietano un po’, ma senza minarne la beva. Il migliore vino della cantina sentito mai da me. 7.744/8.800.

CARPINETO
Naso di sottigliezze, un po’ asciugato nel frutto; più orientato verso la felce, l’alloro, gli umori del bosco insomma, e qualche cenno di fiore fané. In bocca risente più che ai profumi della maturazione in legno, e stringe più che allargare, chiudendo in deficit di freschezza, in modo abbastanza sbrigativo. √6440/100

CASA EMMA*
Colore del vino e, per così dire, del frutto assai intensi (gelso, mirtillo, mora), più una nettissima nota di cucuncio (sì, quello: il frutto del cappero). In bocca è potente, maturo, piuttosto tannico, discretamente lungo, senza poter però scomodare il sostantivo “tensione”. 0,00807*104/100

CASTAGNOLI
Eleganza e proporzione nel bel bouquet floreale, delicatamente agrumato, con un cenno iodato. Bocca tra le più succose, a dire di una maturazione gestita magistralmente; anche il finale è tonico ed esteso, e si risolve infine in una lunga scia di sapidità. Veramente una gran bottiglia. 101/110.

CASTELLARE
Vino, in una parola, completo. Ha il consueto patrimonio aromatico genuino, balsamico e davvero delizioso di bacche rosse, violetta, salicornia, radice di liquirizia; il sapore ha dinamismo relativo ma è gustoso, ben assestato, e ha misura inappuntabile. 274/300.

CASTELLO DI AMA
Espressione risolutamente floreale (rosa, peonia) ed elegante anche nelle sfumature; l’aria rivela poi risorse più profonde e chiaroscurate: una nota di cuoio e un tocco di rabarbaro. Bocca di medio peso, salatissima, capace di “stringere” nobilmente; l’uscita torna a ricordare il profumo dei fiori rosa freschi. 907,5*10-1/100

CASTELLO DI MONSANTO*
Classico e proporzionato come di consueto, di struttura agile e giocata sulla freschezza; ha attacco guardingo, profumi lineari e corretti di felce e ciliegia e un sorso ritmato e succoso, con tannino elegante e chiusura di media estensione. Un esempio di virtuosa misura. 2,034(12,573,47)/100

CASTELLO DI QUERCETO
Qui davvero non c’è ricerca di consensi facili, e intende essere un complimento: il coacervo, rispetto a quanto l’annata ha altrove espresso, è al limite del monacale al naso e decisamente duro al sorso, rigoroso e definito, chiuso da una vera bordata sapida. Ha più fascino che immediata avvenenza. (459-371)*1,01/100

CASTELLO DI SELVOLE*
Cuoio, mirto, ciliegia sotto spirito al naso in un insieme di una certa maturità; in bocca è ricco, caldo, tannico e coerente con quanto intuito ai profumi; come prevedibile, quindi, difetta un po’ di reattività e alla fine il calore prende il sopravvento. 747/900

CASTELLO DI VOLPAIA
I profumi e il carattere che ne può derivare sono come surgelati nella confezione: fiore e frutto primari, alcol, poco d’altro. L’assaggio, caldo e decisamente tannico, si espande più in ampiezza che in persistenza, e praticamente non ha “ritorni”. Un vino estetizzante, di impeccabile fattura, ma se avesse due punti in più di “cuore” e uno in meno di “cervello” non farebbe un soldo di danno. 63,14/77

CASTELLO VICCHIOMAGGIO – GUADO ALTO
Potente e profondo ai profumi, pur indistinti, e ricco un po’ in tutto, alcol incluso ma per fortuna anche inclusa l’acidità, al gusto. Resta tuttavia la netta impressione di un vino che sta ancora cercando coesione e compiutezza. Non resta che aspettare. 723,72/888

CASTELLINUZZA E PIUCA / GIULIANO COCCIA
Davvero curioso il naso, letteralmente timbrato da una nota, più che erbacea, proprio linfatica, tra il vinacciolo e il giunco. Bocca esile, anch’essa corta di maturazione, priva della consueta, trascinante freschezza. 63,14/82

COLLAZZI / BASTIONI DEI COLLAZZI
Colore concentrato e profumo di ribes nero e confetture varie con cenni speziati tipo cannella, tutto comunque di notevole dolcezza. Bocca più vibrante per la decisa vena acida, ma un po’ amarostica alla fine dopo sviluppo come anchilosato. Non dichiarato come “campione”, ma c’è da aspettare. 2,37/3

COLLE BERETO
Buone vibrazioni dal profumo, schietto e delineato, dalle eleganti note floreali e dalla maturità in pieno controllo. Ancora un po’ dolcino all’assaggio, in cui si coglie l’eco dei legni, ma che allunga in modo promettente. Questo è un vino che potrebbe crescere, forse anche parecchio. 58,65/69

CONCADORO
Un po’ ritroso ai profumi, che si colgono meglio in via, come si dice, “retrolfattiva” (frutta rossa, spezie, netta macchia marina), ma davvero convincente in tutto una volta assaggiato; è profondo, misuratamente tannico e pieno di sapore, tanto da tenere la “nota” a lungo. (22,77*4)/102

L’audace colpo dei soliti ignoti (1959)

FAMIGLIA NUNZI CONTI
Splendido colore luminoso e naso da descrivere con lo stesso aggettivo, acceso da rimandi al lampone e alla rosa, alla salsedine e alla liquirizia. Difficile frenarsi dal berlo; ha succosità, estratto per fortuna non eccessivo, micidiale allungo finale su note saline di finezza non negabile. (51,3+40,66)*1/100

FATTORIA CARPINETA FONTALPINO – DÒFANA*
Ovviamente indietro nell’evoluzione, sa a oggi di amarena, cioccolato fondente e mandorla; un profilo goloso e personale, in stile “Late Bottled Vintage”. Al sorso è ancora più indietro, stretto com’è dall’inferriata dei tannini gallici in questa sua fase embrionale. Di certo ha il legno in minore evidenza rispetto alle annate precedenti, a parità di epoca d’assaggio. Da questo punto in poi il servizio punteggi è sospeso a tempo indeterminato per sopravvenuta orchite. Ci scusiamo con i lettori.

FATTORIA CIGLIANO DI SOPRA
Un concetto condivisibile del Chianti Classico d’annata. Ha verve, finezza, estratto contenuto, echi floreali di violetta, un accenno speziato. Bocca slanciata, scorrevole, disimpegnata. Uno dei vini dalla beva più invitante.

FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO*
Perfetta integrità del frutto, una ciliegia zuccherina che stilla succo; a latere, cenni floreali e speziati di signorile raffinatezza. Buono e spontaneo l’attacco del sorso, prima che il vino vada in progressione fino alla magnifica uscita, lunga, salata, articolata. Interpretazione magistrale.

FATTORIA SAN MICHELE A TORRI – TENUTA LA GABBIOLA
Timbriche tradizionali di fiori, terriccio, bacche rosse, con un che di selvatico nella parte erbacea. Meglio in bocca, dove emerge il suo carattere consueto, impostato sulla gran freschezza e la precisa citazione dei rimandi olfattivi. Vino di umile bellezza, senza fronzoli o velleità, gastronomico, appetitoso e ben fatto.

FÈLSINA – BERARDENGA
Bouquet tipico per la sua zona al confine meridionale, etereo e respirabile, “estivo” e compiuto. Fiori di campo a profusione, poi un’idea di cardo, piccole bacche “croccanti” bianche e rosse, gomma-pane, persino gesso. Calda anche la bocca, di vasta spazialità, in cui il sale, debordante, fa in parte le veci dell’acidità nel “tenere diritta” la schiena del vino.

FIETRI*
Tinta porporina, intensa. Naso in via di assestamento, in cui si afferra una traccia volatile sul frutto rosso maturo e sulle nuances pepate. Bocca di ragguardevole vigore, appena un po’ ingabbiata da un tannino austero. Sicura crescita, ma al medio termine, 2-3 anni almeno.

GAGLIOLE – RUBIOLO*
Naso splendido di agrumi, amarene, rosa rossa e paprika, in un bouquet già spigliato, florido e generoso. Bocca dinamica, di perfetto equilibrio tra presenza scenica e scorrevolezza; finale succoso all’arancia rossa.

GUIDI 1929 – SAN GIORGIO ALLO SPADAIO
Naso a dir poco originale, tutto sulle spezie a parte un fruttino rosso in gelatina di discreta nitidezza; bocca più rigida in questa fase, un poco sfrangiata dall’alcol, salata e lunga, ma in cui si lascia desiderare una maggiore pienezza di sapore, che invece manca, soprattutto al centro dello sviluppo.

I FABBRI – LAMOLE*
Un incantesimo. Esibisce una grazia di movenze tutta sua; trasparente, dall’impatto cauto, evoca una toccante delicatezza di tratto nella fattura. Bocca articolata e mobile, in cui la freschezza è il veicolo principale di una bevibilità pericolosa; il tannino friziona appena; l’epilogo è purissimo.

IL BARLETTAIO*
In prospettiva uno dei migliori vini della storia aziendale se non il migliore. Ha un bel profumo boschivo, composito, ricco di sfumature su un frutto potente e preciso, e una bocca di autentica bellezza e vasto respiro, profonda e vitale, assistita da un tannino saporito e buono; articolata persistenza, in crescendo. Tanto di cappello.

ISOLE E OLENA*
Ritroso come non ricordiamo in passato a questo stadio evolutivo, ha oggi classe da vendere ma poco da offrire in termini aromatici – trapelano sbuffi di fiori e di frutta rossa in gelatina, e un cenno appena di spezie. Bocca ugualmente indietro, rallentata nello sviluppo ma promettente nel rabbioso concentrarsi delle sensazioni minerali del finale.

LA CASTELLINA – COSIMO BOJOLA *
Frutto intatto di fragolina di bosco e arancia rossa, poi gomma, pietra pomice, rosa. Bocca classica, sobria, composta fino all’epilogo, più espressivo che lungo. Maturato in anfora. Un’ipotesi singolare quanto sorprendente.

LE FILIGARE*
Un profilo soave e carnoso, integro nella nota fruttata di visciola; poi fiori rossi, cannella, spezie appena tostate. Bocca morbida dal tannino smussato e dall’acidità un filo sottotono; il finale è una piacevole coccola.

LE MICCINE
Una promessa sin dal colore, mediamente intenso e assai luminoso. Superlativo bouquet di lampone, incenso, lavanda e salgemma, in un insieme di raro lirismo; altrettanto brillante l’impostazione del sorso, bilanciato tra slancio e peso specifico. Il risultato è uno dei vini più buoni del lotto, e una versione virtuosa ed esemplare del Chianti Classico d’annata.

L’ERTA DI RADDA*
Ne ha, di strada da fare: al momento, il profumo, un po’ incupito, pare in costruzione. Sarà comunque con ogni probabilità il più chiaroscurato rosso aziendale degli ultimi tempi. Bocca di grande impatto, invece, sin da ora; si addensa su una scorta di tannini di grana spessa, con un’acidità appena sotto le righe e una piena coerenza nei ritorni di frutta nera e rossa matura. Ne riparliamo tra un paio d’anni, non prima.

LUIANO
Meno in forma di altre edizioni, un po’ impersonale ai profumi, e un po’ contratto nello sviluppo del gusto ad opera di tannini abbastanza rigidi, che semplificano e asciugano il finale.

Manhattan (1979)

MAURIZIO BROGIONI
Tratto aromatico fortemente speziato, frutto in secondo piano, elevata maturità generale. Bocca solida, profonda, in debito di sfumature, di media estensione. Probabile che trovi maggiore spigliatezza col tempo, come quasi sempre è stato.

MONTE BERNARDI – RETROMARCIA
Ipnotica sintesi aromatica, frutto di maturazioni evidentemente perfette; sa di lamponi freschi, iris, sanguinella, pepe nero, pomodoro, salsedine. Bocca non meno ispirata, piena di succo e di rimandi fruttati, ispessita da un tannino di estrazione magistrale e chiusa da un micidiale allungo sapido. Una riuscita spettacolare.

MONTERAPONI
Molto complesso: vi si trovano sia aspetti di una certa maturità di frutto, sia modulazioni più fresche e agrumate; il tutto sul consueto sfondo minerale e delicatamente floreale. Bocca di costituzione statuaria, solida e assertiva, decisamente saporita e dal finale espressivo. Sarà ancora più leggibile tempo qualche mese.

 

MONTEROTONDO – VIGNA VAGGIOLATA*

Profumi di rimarchevole intensità, con la frutta rossa a stagliare su un profluvio di erbe aromatiche (salvia, genziana). Bocca virile e con meno toni freschi, dalla notevole droitûre, seria fino in fondo, dove sfuma in una lunga eco salata.

MONTESECONDO
Melagrana e rabarbaro, karkadè ed erbette; silhouette come al solito snella e armoniosa, e buona impressione anche all’assaggio, calibrato ottimamente. Una bella conferma.

NARDI VITICOLTORI
Trasparente e leggero al colore, ha un profumo primaverile tra i fiori azzurri e la gelatina di lamponi; si fa strada qualche leggera suggestione erbacea e una traccia appena salmastra. Sorso scorrevole e gustoso, poco o nulla frizionato dal tannino; uscita tonica, di perentoria definizione. Saranno famosi.

OLIVIERA – CAMPO DI MANSUETO
Semplice, puro e tipico; sa di viola, ciliegia, humus e pietra macinata. Bocca scorrevole, definita, gustosa; un filo di freschezza in più non avrebbe guastato, ma è un bel bere.

OTTOMANI*
Ha un profilo schietto ma non rustico, con una bella viola tra sfumature sottilmente minerali, note di terracotta, rosmarino e ciliegia rossa: fattura impeccabile, eppure comunica un’idea di spontaneità che va provata. Bocca anch’essa ben delineata, ma che, un po’ contratta, tradisce la fase ancora embrionale del vino. Molto più a fuoco del 2017. Occhio.

PANZANELLO
Frutto rosso maturo e dolce, un tocco smaltato, soavità varie; non un mostro di complessità ma tutto è al suo posto. Bocca piena e materica, acidità in secondo piano, progressione ancora un po’ frenata dal tannino ma buone prospettive sul medio termine.

PODERE LA CAPPELLA*
Un po’ di riduzione scherma appena il profilo, che appare maturo e generoso, fino a qualche nota di cuoio e cacao amaro. All’assaggio ha estratto da vendere e risulta masticabile e addensato; chiude sulle spezie dolci. Più indietro di altri.

PODERE POGGIO SCALETTE
Compatto sul fruttone rosso, e in questa fase giovanile su poco altro di distinguibile – forse una nota tostata scura e un che di cioccolatoso. Anche l’assaggio è quello di un vino non pronto né prossimo a esserlo; servirà pazienza.

POGGIO REGINI
Il vino con meno “naso” del lotto intero: è quasi inodore, salvo che per un flebile vapore dolce, floreale, glicerinoso. Bocca alcolica, mancante appena in termini di freschezza acida, dal buon volume tuttavia al centro dello sviluppo; finale interruptus.

QUERCETO DI CASTELLINA – L’AURA*
Confezione, come si dice, “lussuosa”: tanto, tantolegno, una ciliegia ben matura, poco spazio per le restanti possibili sfumature. Bocca che promette ben altra ampiezza per quando il vino uscirà: la maturità del frutto è ottimale, a riprova del bel lavoro fatto “in campagna”.

RIECINE
Ha classe e spessore insieme: il profumo è un magnifico intreccio di frutta acidula (pesca, agrume rosso, bacche), fiori, minerali e spezie appena accennate. In bocca deflagrano la forza e la qualità della materia, in un crescendo mozzafiato. Vino straordinario, capace di parlare contemporaneamente il più stretto vernacolo chiantigiano e la lingua universale della qualità. Praticamente serve un esorcista. Un must.

ROCCA DELLE MACIE – FAMIGLIA ZINGARELLI
Innegabile sobrietà di aromi: qualche impressione floreale e fruttata un po’ sommaria, e un interessante tocco a metà tra i balsami mentolati e l’erbaceo fresco. Bocca più arcigna, con un tannino davvero non timido e un epilogo serrato, compresso, asciutto. Ha un carattere che non gli ricordavamo: è il vino “d’annata” meno pronto a nostra memoria prodotto dalla cantina da dieci anni a questa parte. Non è una critica.

ROCCA DI CASTAGNOLI
Caldo, estroverso, disponibile; schietto carattere da Sangiovese nelle note di ciliegia, terra e violetta, dimensione però un po’ “centrale” al sorso, che attacca ampio, allarga bene e poi resta un po’ piantato lì senza riverberi. Comunque un discreto bicchiere.

ROCCA DI MONTEGROSSI
Colore concentrato, riflessi bruni. Naso stranamente fuori fuoco, bocca potente e ricca, di nuovo in debito di sfumature e leggibilità. Quasi certamente in una fase di contrazione espressiva, andrà riassaggiato più avanti.

SAN FABIANO CALCINAIA
Un moloch. Ha un gran colorone scuro e un impianto aromatico goloso e maturo, con decisa presenza speziata tra la frutta secca e il cacao ad accompagnare un frutto quasi in kirsch; si coglie un cenno minerale, anch’esso di tono scuro. Bocca morbida in avvio, tranciata poi da un tannino impietoso. Almeno due anni di bottiglia prima di una valutazione attendibile. Certo non è un “peso mosca”.

SAN FELICE
Un profilo sereno e classico, non privo di vere sottigliezze floreali e minerali (un’idea di iris; un tocco di ruggine; poi china e ciliegia asprigna). Bene anche in bocca, assennata nell’estratto e di calibrata freschezza; chiude allungando sulle citazioni minerali lasciando un senso di composto lindore.

TENUTA CASENUOVE
Deciso tratto “internazionale” in stile anni Novanta nel profumo di frutta nera matura, addolcito da un’intensa speziatura e da cenni eterei; bocca calda, tannica, dalla grande forza d’urto; uscita di complessità relativa. Più un buon vino che un buon Chianti Classico.

TENUTA DI ARCENO*
Profumo soave e speziato di ribes e liquirizia, con qualche concessione al torrone e forse al pepe nero. Gusto pieno, accalorato ma non senza un suo equilibrio, con un tannino ancora tutto da risolvere che asciuga il finale e lo lascia in balia dei ritorni di frutta sotto spirito.

TENUTA DI NOZZOLE*
Ha un curioso profumo di pesca, ma per il momento non si afferra altro a livello aromatico; il sorso è fresco, snello se non addirittura magro, un po’ a corto di argomenti; esce sul riverbero delle note saline e su un vago cenno erbaceo.

TENUTA LA NOVELLA – CASA DI COLOMBO*
Colore di grande concentrazione ma profumi e gusto di difficile decifrazione in questa fase; al naso qualche cenno di torrefazione su frutto rosso generico maturo e un tocco di liquirizia forse preludio a un precoce “sottobosco”; sapore un po’ secco e fenolico; un sorso pulito ma rapido a sfumare.

TERRA DI SETA
Un bel repertorio di amarena, pesca, spezie e ibisco è banalizzato da tracce boisées, che con l’aria prendono ulteriore campo. Legno dolce a go-go invece al sorso, che purtroppo ne viene monopolizzato e totalmente disseccato in fondo. Un vero peccato.

TOLAINI – VALLENUOVA
Complessità sopra la media nel profumo di ciliegia, lavanda, canapa, sali termali; non manca la nota alcolica. Bocca decisamente importante per tannino ed estratto, tuttavia dal buon succo e dalla discreta dinamica. Come abbinare bene struttura e tonicità.

TRIACCA/LA MADONNINA – BELLO STENTO
Sa di viola e mirtillo, e in più ha una sfumatura di “das” e un che di appena terroso: una silhouette giocata sul varietale, semplice ma espresso con nettezza e pulizia esecutiva. Bocca a oggi più severa del previsto, in cui la sapidità si prende il compito di tenere il vino in accettabile tensione.

VALLONE DI CECIONE
Archetipico naso panzanese di gelso e mirtillo, violetta e visciola, sale e carbone; gusto di stupenda articolazione, succulento per via della diffusa freschezza , ampio, sapido da morire. Vino di urgente espressività, già godibile ma che in cantina saprà evolvere alla grande anche sul medio periodo.

VILLA SANT’ANDREA*
Ancora un bel po’ di legno da smaltire, ma è un vino su cui scommettere, perché la materia prima è platealmente ottima e la sua complessità potenziale, a nostro avviso, di rilievo: filtrano già ora preziose note di arancia rossa, spezie balsamiche, fiori blu, e all’assaggio trova il modo di distendersi.

Il posto delle fragole (1957)

CHIANTI CLASSICO RISERVA 2017

BORRATELLA
Poco definito e coeso, con acidità puntuta al sorso, che ha pause nello sviluppo, deciso amaro finale e qualche leggera, ma percettibile, nota ossidativa.

BUONDONNO/CASAVECCHIA ALLA PIAZZA
La traccia volatile e un che di surmaturo ne slabbrano un po’ il profumo. Meglio in bocca, caratterizzata da un gran tannino. Rimane uno dei vini aziendali recenti dal tono più cocciutamente rustico.

CANTINA TUSCANIA – EFFIGE NERA
Ha un tono evoluto di frutta ammaccata e ruggine e una discreta presenza al sorso; contenuta espansione aromatica e tattile.

CAPARSA – CAPARSINO*
Che sia in affinamento si sente: ha naso reticente, chiuso, misterioso, e una bocca per cui scomodare l’aggettivo “irosa”, sin dall’ingresso, alcolica, enfaticamente tannica, dura, ancora in via di costruzione; finale radioso, lunghissimo. Da attendere almeno tre anni, forse più.

CASTAGNOLI – TERRAZZE
Bouquet quieto ed elegante, difficile da rendere per descrittori tanta la coesione. Sorso impetuoso: fodera le guance di sapore e chiude in piena spinta; lo percorre una corrente di acidità che nel millesimo è un dato qualificante. Tanta energia quanta classe: ottimo.

CASTELLARE DI CASTELLINA
Tanta frutta integra e non poco legno nel profilo olfattivo, che non rinuncia peraltro a qualche preziosismo floreale (iris) e minerale. Convincente, sebbene flemmatica, placida e “larga”, la progressione del sapore, cui farà benone un altro po’ di tempo nel vetro. Ma è una versione riuscita, in definitiva.

CASTELLO DI MELETO – VIGNA POGGIARSO*
Disinvolto e quasi spavaldo nel veemente profumo di frutta rossa e spezie dolci, moderno ma non banale. Bocca un po’ asciutta, ricca peraltro di sapore e capace di una progressione degna di questo nome.

CASTELLO DI VOLPAIA
Portamento dignitoso, densità e materia ben presenti senza nessuna saturazione, accenni campestri di cereali e fiori di campo al naso, interessante allungo conclusivo. Uno dei migliori vini di Volpaia sentiti negli ultimi anni.

CORTEDOMINA – A.MICI
Un rosso giocato sulla densità e sull’amabilità degli aromi (anice, sciroppo, cosmetico); l’anima del Sangiovese (di Radda) è “incellophanata” in una coltre di glicerina. Bocca morbida a dir poco, che attacca bene, poi si perde nelle svenevolezza e perde incisività; finale alla liquirizia.

FATTORIA SAN GIUSTO A RENTENNANO – LE BARÓNCOLE*
Bouquet splendido, carismatico e complesso, di forte espressività e percorso da una vena balsamica. Sorso calibrato, consistente senza eccessi, vitalissimo in fondo, quando scocca la sua tipica scintilla minerale.

FÈLSINA – RANCIA
Solarità e calore nei profumi di frutta matura, sterpaglie e fioriture varie, come da letteratura; emerge netta la nota “pietrosa” dei grandi Rancia del passato. Sorso alcolico e virile, naturale nello sviluppo, spietatamente salato in fondo. Erano anni che non lo sentivamo sui “suoi” livelli, che sono questi, e sono altissimi.

IL MOLINO DI GRACE*
Chewing-gum alla menta, frutta matura, spezie dolci tostate al naso; bocca tannica e di ampio volume, un po’ stretta nel finale, dove i ritorni fruttati sono peraltro di accettabile schiettezza.

LE FILIGARE – MARIA VITTORIA*
Profumi di mirto, rosolio, resina, frutta sotto spirito e fiori macerati, tutto in una dolce infusione alcolica eppure il contesto ha una sua innegabile armonia. Bocca potente, ancora in embrione, meno tannica del preventivabile, un po’ amara in fondo.

LE MICCINE
Luminoso e delicato di tocco, con sfumature aromatiche quasi da Pinot (incenso, lampone, mentuccia, confetto). Bocca più leggibile come quella di una Riserva, soprattutto per l’aggressione salina cui sottopone le guance. Finale controllato, non molto esteso, limpido.

LUIANO
Umorale, profondo, positivamente austero, su chiari accenti boschivi; ha peraltro una sincera anima da Sangiovese anche all’assaggio, terroso e saporito, misurato nel tannino; finale accorciato dalla relativa mancanza di freschezza.

MARCHESI ANTINORI – MARCHESE ANTINORI
Profumo “orizzontale”, largo e compiaciuto, appena sciropposo; bocca decorosa, dalla buona intensità di sapore, solo con un tannino un po’ aggressivo e astringente che abbrevia il finale.

MAURIZIO ALONGI – VIGNA BARBISCHIO
Delizioso profumo di fiori rosa freschi e frutta rossa, e tante altre suggestioni; bocca succosa, vivida, proporzionata, insieme significativa e facile da bere, e gratificante nel convinto allungo dai toni quasi marini. Un vino ispirato, che colpisce al cuore per la sua perfetta misura e la sua gioiosa cromia.

MAURIZIO BROGIONI
Il calore del millesimo è qui riflesso in toni appena “luppolosi” che screziano il frutto caldo e maturo, e le citazioni di fiori secchi e rosmarino. Saldo impianto al gusto e notevolissima accelerazione finale, dove dilaga la sensazione salata.

MONTERAPONI – IL CAMPITELLO*
Un’incantevole cesta di frutti di bosco al naso, impreziosito da richiami di spezie, terra umida, e decisi accenti minerali. Bellissima bocca, piena e carismatica, imperlata di freschezza; vigoroso allungo conclusivo e ritorni di rara precisione. Grande bottiglia.

NARDI VITICOLTORI
Espressione diretta e sincera della calura del millesimo (frutta macerata, fiore dolce, rosolio, fieno), dall’onesta reattività all’assaggio, che per quanto non esattamente tenace ha però una sua piacevole compostezza.

OLIVIERA – SETTANTANOVE
Accalorato e compresso, attraversa una fase non semplice; è assai crudo e tannico al sorso, in cui la potenza bruta non ha un contraltare nelle risorse aromatiche o un calmiere nell’acidità. Decisamente un vino da lasciare in cantina per un po’.

POGGERINO – BUGIALLA
Pur nel contesto di una materia ricca e generosa, trovano spazio bellissime sfumature floreali di giaggiolo e rosa. Tanto succo al sorso nonostante un tannino in piena efficienza; perviene infine a un epilogo aperto e respirabile, sapidissimo, appena agrumato.

POMONA*
È in stadio primordiale dal punto di vista aromatico (dura trovare il modo di suggerire più o meno di che cosa profumi: sicuramente spezie, forse frutta nera, forse minerali scuri). Invece in bocca è tutto più semplice: è un’iradiddio, ardente e materica, vigorosa e aggressiva nel tannino. Oggi è “fuori giri”, tra un paio d’anni speriamo si plachi.

RIECINE
Trasognata bellezza nel lato soave dei profumi (rosa canina, pesca, mela rossa, fragola) e innegabile carisma nella struttura del gusto, soda quanto mai, seria, aristocratica. Si beve francamente senza freni grazie a una freschezza acida che nel millesimo è merce rara. Un capolavoro.

ROCCA DELLE MACIE – FAMIGLIA ZINGARELLI
Luogo assai caldo e solare, vino onestamente consequenziale: c’è qualche accenno di amaro d’erbe o di vermouth nel suo maturo patrimonio aromatico. Al sorso ha corpo, tannino potente e ricca materia, ma anche più energia del previsto; rimane ben presente nel finale, pur senza poter disegnare arabeschi.

ROCCA DI CASTAGNOLI – POGGIO A’ FRATI
Una Riserva impeccabile come tale, coi limiti imposti dall’annata alla tipologia; è alla fine dei conti un vino un po’ generico ai profumi, ma che coinvolge la bocca senza aggredirla, può contare su una decente freschezza, e sa sfumare in modo interessante e pulito.

TENUTA CASENUOVE
Poco espansivo ai profumi ha una certa compressione anche al sorso, e tanto tannino, che lega attualmente un po’ troppo. In divenire, e da valutare meglio in un paio d’anni almeno.

TENUTA DI ARCENO
Dulcis in fundo, uno dei più buoni vini della cantina mai assaggiati da chi scrive. Aromaticamente è esuberante ma preciso (rosa selvatica netta, poi fragolina, salvia, tabacco biondo) e in bocca è così ampio da sembrare balsamico; la forza dell’alcol, il flusso acido e la minuta grana del tannino lavorano alla costruzione di un sorso di piena soddisfazione e spontanea espressività.

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