
di Giampiero Pulcini
Le mani nelle tasche del montgomery blu. Non fa freddo ma è un posto in cui tenerle, un modo per velare l’imbarazzo di essere solo, un po’ come fanno i bambini quando per nascondersi si coprono il viso.

di Snowe Villette
Ner mentre che l’aereo se lasciava sotto ar culo Los Angeles, le spiagge, l’Oceano, e tutti i poracci [anche li ricchi so’ poracci lì, pe’ come magnano] DuCognomi me fa “Il sogno americano è diventato un incubo”. Tocca capilla, fa parte de na generazzione cresciuta colla colonna sonora dee Mamas & Papas, er rock-blues, er country, er pop, er folk, er Laurel Canyon, tutti mischiati ner California Sound.

di Faro Izbaziri
Sere fa ho incontrato per caso in un locale un produttore veneto di vini veneti: un tipo coerente. Gli ho fatto qualche domanda di prammatica (ma che è poi ’sta prammatica?). Che uve coltivasse, come vinificasse, come affinasse; la solita zuppa.
Sulle pratiche agronomiche è rimasto sul vago; diciamo che ha mantenuto un certo riserbo sul diserbo.

di Pierluca Proietti
Decenni di critica enologica e zero di enologia critica. Siamo pieni di viticoltori artigiani con i tatuaggi e i contadini sono tutti a guardare, arroccati sui loro trattori. Non piace più sentir parlare di luoghi di provenienza, viaggiare per vini significa trovare un posto dove sfondarsi. Siamo tutti orgogliosi che il guru naturale di turno ci dia udienza per donarci i suoi litri sfusi, riservati solo a noi e pochi altri milioni di avantgardmen/avantgardener.

di Raffaella Guidi Federzoni
Quando arriva novembre io comincio a soffrire. Soffro come residente montalcinese e addetta a lavori. Soffro come lettrice di pareri altrui, con alcuni dei quali sono in sintonia, con altri meno. Soffro perché arriva da qualche anno ancora più in anticipo l’assaggio delle nuove annate, che si cominceranno a vendere fra qualche mese quando già molto sarà dimenticato.