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Francesco Beghi
Marco Bolasco
Giovanni Bietti
Fabio Cremonesi
Francesco Falcone
Ernesto Gentili
Giampaolo Gravina
Carlo Macchi
Alessandro Masnaghetti
Pierluca Proietti
Giampiero Pulcini
Gae Saccoccio
Marco Veneziani
Non passi inosservata, arrivo per incontrarti. “Io solo cose belle”, premetti a casaccio; il verbo mancante e il Gimlet che ti ha preceduta mi dissuadono dall’approfondire. Io Tarzan, tu Jane. Chiedo un Martini Cocktail per compensare la tua molle stretta di mano.
Sere fa ho incontrato per caso in un locale un produttore veneto di vini veneti: un tipo coerente. Gli ho fatto qualche domanda di prammatica (ma che è poi ’sta prammatica?). Che uve coltivasse, come vinificasse, come affinasse; la solita zuppa.
Sulle pratiche agronomiche è rimasto sul vago; diciamo che ha mantenuto un certo riserbo sul diserbo.
Decenni di critica enologica e zero di enologia critica. Siamo pieni di viticoltori artigiani con i tatuaggi e i contadini sono tutti a guardare, arroccati sui loro trattori. Non piace più sentir parlare di luoghi di provenienza, viaggiare per vini significa trovare un posto dove sfondarsi. Siamo tutti orgogliosi che il guru naturale di turno ci dia udienza per donarci i suoi litri sfusi, riservati solo a noi e pochi altri milioni di avantgardmen/avantgardener.
Quando arriva novembre io comincio a soffrire. Soffro come residente montalcinese e addetta a lavori. Soffro come lettrice di pareri altrui, con alcuni dei quali sono in sintonia, con altri meno. Soffro perché arriva da qualche anno ancora più in anticipo l’assaggio delle nuove annate, che si cominceranno a vendere fra qualche mese quando già molto sarà dimenticato.
Premessa
L’ispirato racconto che segue proviene dalla più banale delle domande, quella che la maggioranza dei cronisti scarterebbe perché troppo scontata: caro Giancarlo, quali sono i tuoi vini del cuore?
L’ho fatta conscio della quota non modesta di zuccheri residui presente nella definizione stessa di “vino del cuore”.
Ripropongo oggi (non a caso il giorno dopo la festa dell’Immacolata Concezione) un testo scritto nel 2014 che riassume la deprimente esperienza diretta vissuta con la trasmissione Report dieci anni prima.
Mi avvisarono che il nuovo importatore bulgaro era ripassato per salutare, dopo la visita e degustazione del giorno precedente. Io lunedì non c’ero, quindi il martedì l’uomo in questione si era preoccupato di tornare per incontrarmi.
Un mio amico che vive da anni negli Stati Uniti mi raccontava poco tempo fa che oggi nei luoghi più indie del vino a New York si pratica una tecnica dissuasiva nei confronti degli esperti frequentatori più o meno famosi, volta a lanciare indizi ermetici che insieme compongono un puzzle magnificamente coerente, regalando piaceri per la mente. Si propongono dei rebus e si entra nel club solo indovinando.