Nuove annate di Borgogna (2)

di Giancarlo Marino

Considerata la gamma nel complesso, mi ha particolarmente colpito quella del Domaine Ponsot: Bourgogne, Chambolle Musigny village e 1er cru Charmes, Morey St. Denis sono vini splendidi ed emblematici dei pregi dell’annata; magnifico il Corton Bressandes, austero e “autunnale” il Clos Vougeot, grande come al solito (anche senza arrivare alle vette del 2010) il Clos de la Roche. Solo molto buono il Clos St. Denis, che ci aveva abituato in passato a vertici assoluti, così come ottime versioni ci sono sembrate quelle di tutti gli altri vini con l’eccezione (nei limiti di giudizio di cui si è detto) del Corton Charlemagne che, almeno in questa fase, non sembra avere la droiture delle migliori annate.

Ugualmente splendida la batteria del Domaine Voillot. Non c’è un vino che non convinca e, al fianco di ottimi Volnay e soprattutto Pommard, nota di merito per un Volnay Fremiets in abito di lusso e un Volnay Cailleret finalmente all’altezza degli altri 1er cru. All’Armando alterato è piaciuto anche il Beaune Coucherias, tra gli sberleffi del buon Jean-Pierre Charlot che non ama particolarmente il cru, ma si sa che il Sindaco di Beaune dinanzi a questi vini perde a volte il suo proverbiale aplomb.

Lo stacco con gli splendidi 2010 si avverte con maggiore chiarezza al Domaine Fourrier, anche se il Gevrey Chambertin v.v. brilla e convince, al pari delle riuscitissime versioni dei Gevrey Chambertin Campeaux e Clos St. Jacques.

Lo stesso si deve dire per i vini del Domaine Georges Mugneret-Gibourg. I 2011 non hanno l’equilibrio dei 2010 (rispetto al solito, è stato fatto maggiore ricorso alla chaptalization) ma sono tres pinot e fanno sfoggio di una convincente aderenza territoriale. Ciò comporta anche il fedele rispetto della gerarchia tra le denominazioni, per cui i vini più convincenti sono i tre Grands Crus Echezeaux, Ruchottes Chambertin e Clos Vougeot. Il riassaggio di alcuni 2010 ci ha confermato la grandezza dell’annata e la bravura delle sorelle Mugneret: Vosne Romanée, Nuits St Georges Chaignots, Chambolle Musigny Feusselottes ed Echezeaux sono da annoverare tra le versioni più riuscite di sempre, mentre il Clos Vougeot è un vino semplicemente meraviglioso, senza perder tempo con descrizioni e aggettivi che toglierebbero invece che aggiungere qualcosa alla assoluta grandezza di questo vino.

Giudizio sospeso per i vini del Domaine Cathiard. L’annata 2011 è stata la prima di Sebastien Cathiard, figlio di Sylvain. I vini soffrivano per un recente solfitaggio e non consentivano una facile lettura. L’annata non facile, la fase poco propizia dell’elevage e la circostanza che trattasi pur sempre di opera prima del giovane vigneron, consigliano di rinviare il giudizio ad un successivo riassaggio. Nonostante tutto, il Nuits St Georges Thorey e il Vosne Romanée Suchots si mostravano più leggibili, lasciando intravedere una certa finezza del tratto, con tannini perfettamente levigati. Il che fa ben sperare. Confesso di aver provato molta tenerezza nel sentire Sylvain parlare con orgoglio del lavoro del figlio, facendo tuttavia trasparire una certa diversità di vedute e, al contempo, confessando di non essere mai intervenuto con consigli se non richiesto perché “ognuno deve fare la propria strada, magari sbagliando ma seguendo le proprie idee”.

Prima visita, per noi, al Domaine Camille Giroud. Avevo letto giudizi molto positivi sul giovane David Croix, chiamato nel 2001 a dirigere l’azienda, dopo aver lavorato alcuni anni al fianco di Benjamin Leroux presso Comte Armand, con il passaggio di proprietà agli americani (tra cui la nota produttrice Ann Colgin). Alcune vigne su Beaune sono di proprietà, ma la maggior parte dei vini è prodotta dopo acquisto di uve o mosto. Abbiamo assaggiato alcuni 2011 in botte e altri di annate precedenti tra cui 2007, 2008 e 2010. L’impressione è stata più che positiva: i vini sono tutti di bella naturalezza e purezza, con un moderato uso del legno nuovo e un elevage poco o nulla interventista. Tra gli assaggi segnalo un rustico ma convincente Cote de Beaune village (da vigne su Ladoix Serrigny), un bellissimo Gevrey Chambertin tutto in souplesse e, per la gioia di Armando, un raro Beaune Les Avaux di algida, gessosa mineralità. Ad alcuni del gruppo è piaciuto molto anche il Beaune Aux Cras 2010, dalle note nettissime di arancia amara ed erbe ugualmente amare, che a me ha francamente spiazzato. Più “convenzionali”, e forse proprio per questo a me più accette, le versioni 2011 e 2007.

Abbiamo visitato anche la Maison Bouchard a Beaune, assaggiando però solo alcuni 2010, tra i quali, peraltro, non inaspettatamente, si è messo in evidenza un bellissimo Beaune Greves Vigne de l’Enfant Jesus. La visita rimane indelebile nella mia memoria, tuttavia, per la passeggiata fuori dal tempo nelle cantine del castello di Beaune, vero scrigno di storia e, ça va sans dire, di bottiglie di questa storica maison, indietro nel tempo fino al 1844 (se ricordo bene).

Dopo la partenza del gruppo, un indomito alterato è rimasto in Borgogna e, chissà, al suo ritorno potrebbe aver voglia di condividere con noi le sue impressioni e le sue ulteriori visite.

p.s. Lo so che può sembrare brutto, ma le più grandi bottiglie della settimana non sono della Borgogna. L’Hermitage 2005 di Chave e il Brunello di Montalcino Riserva del 2004 Biondi Santi non hanno lasciato scampo a nessuno degli altri vini assaggiati. Si beve bene anche fuori della Borgogna e, se mi consentite un po’ di sano nazionalismo, fa piacere constatare ancora una volta che i grandi vini italiani non hanno nulla, ma proprio nulla da invidiare ai grandi vini dei cugini d’oltralpe.

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3 commenti to “Nuove annate di Borgogna (2)”

  1. Lettura deliziosa. Da leggersi tutto d’un fiato fino al colpo di scena finale. Una volta tanto l’assassino non è il maggiordomo.

  2. chave a parte (ho il ’09) questo post e il precedente conferma quanto scritto qualche giorno fa: http://enotecabalduina.com/news/view/che_avevo_detto

  3. I tuoi commenti sono un momento atteso: ti invogliano a leggere, studiare, approfondire, assaggiare, curiosare sempre più. Tks.

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