Conversazione in Sicilia

PIrandello e Abba

di Raffaella Guidi Federzoni

Ommini e Fimmine

“L’Homo Siculo ha qualcosa di speciale.”
“Per questo hai sposato un inglese?”
“E’ nel suo modo di essere cortese ed ospitale, ironico e distaccato.”
“Come l’Homo Britannicus allora.”
“Generoso con calore, in modo naturale senza l’impalcatura mentale anglosassone.”
“L’Homo Siculo fa dei vini che ti piace bere.”
“Non è solo questo.”

Dopo pochi minuti arrivò leggermente trafelato in ufficio dove lo stavano aspettando. Nonostante il caldo torrido, il completo di taglio sartoriale e la cravatta non erano fuori posto su di lui. I suoi modi affabili e l’occhiata azzurra piena di ironia spazzarono via ogni seppur vaga ombra di gelosia nel marito. I due ragazzi si divertivano e basta. La visita alla cantina fu dettagliata ed interessante. Il piccolo rimase a bocca aperta davanti alla catena di imbottigliamento e fece per salirci sopra, ma fu fermato in tempo. Durante la degustazione le ricordò diversi episodi del loro girovagare per il mondo. Il più bello era stato nella sua risposta ad una giornalista canadese, fornita di una cresta punk notevole, che gli aveva chiesto il significato del nome aziendale “Runaway woman… you too look like a runaway woman!”.

Ad ognuno di loro regalò una bottiglia, noncurante della minore età dei figli. Per tutto il viaggio di ritorno, la cena e l’ora serale dedicata al gioco delle carte il piccolo non fece che cantare “Diamonds are girls best friends!” fino a crollare esausto sotto la botta di mezzo bicchiere del vino dolce, fiore all’occhiello dell’azienda.

“La generosità spontanea unita ad un certo distacco fatalista sono la materia prima di cui è forgiato l’Homo Siculo. Tu non hai mai letto il Gattopardo, anche se te l’ho regalato tradotto in inglese. C’è una frase abusata ed usurata: ‘bisogna cambiare tutto per non cambiare niente’ pietra tombale per qualsiasi iniziativa sospetta di siculitudine”.

Eppure, guarda un po’ come è cambiata la Sicilia enoica negli ultimi vent’anni. Guarda un po’ da dove viene una buona parte della nuova generazione vinosa italiana, la V generation, in cui V non sta per Vendetta, ma per Voglia e per Vino.

“Sono tutti giovani per te, per forza sei nata molto prima di loro.”
“Sono nata sempre nove mesi dopo di te.”

Con un poco di fiatone seguivano quel ragazzo che sembrava una capra ricciuta, a suo agio fra le terrazze scoscese tenute con una cura commovente. Di fronte c’era il mare, alle spalle le colline. Le viti erano intervallate da olivi, noci e tanti alberi da frutto, più in fondo c’era l’orto e poco più in alto dei castagni. Quello era il concetto di vigna di un tempo, non una monocultura, perché dalla vigna bisognava tirare fuori quanto più sostentamento possibile, in ogni stagione. Si guardarono scambiandosi lo stesso ricordo, il piccolo appezzamento lavorato solo da lui e poi venduto anni fa. La cantina poi, un garage pulitissimo, con spazi di manovra che richiedevano un fisico snello e snodato, proprio come quello del giovane che gli faceva assaggiare con fierezza le ultime annate.

L’altro ragazzo di quella vacanza li portò in giro per vigne più distese, per una cantina più grande e razionale, ma l’entusiasmo travolgente era lo stesso, stessa l’intelligenza e la conoscenza, stesso l’attaccamento a quei posti. I vini che assaggiarono erano in progressione, le annate recenti più centrate delle prime. Non faceva in tempo a dire quanto le piacesse un vino che si ritrovava una bottiglia in regalo. Alla fine tacque. Nella corte intanto stavano ultimando i preparativi per l’essicazione dei grappoli destinati al vino dolce. Il ragazzo parlava e parlava, con quella cadenza strascicata che ormai era entrata nel loro modo nuovo di sentire, di ascoltare.

“L’Homo Siculo mi sa far ridere con intelligenza.”
“Non ne dubito, dopo la prima bottiglia.”
“Ridevi anche tu e tanto l’altra sera.”
“Se non ricordo male ne abbiamo bevute tre o quattro di bottiglie. Buoni vini, proprio buoni lo ammetto.”
“Vuoi un’altra tazza di tè?”

Dopo essersi visti in due o tre diversi continenti era finalmente approdata in quello originario del suo amico.   Molto del merito di quella vacanza era proprio dovuto alla loro amicizia e al desiderio di andarlo a trovare per vedere almeno un paio delle cantine da lui create e controllate. I vini li conosceva bene, anche la loro evoluzione dopo più di due decenni. Chi anni fa le era sembrato sospetto per la rapida notorietà e poi invece si era confermato produttore visionario ma razionale, ora le sedeva davanti impersonando perfettamente se stesso. Teneva banco con intelligenza, mescolando l’inglese all’italiano, spaziando da nozioni di enologia a considerazioni sul mercato estero. Il tutto condivisibile, se solo fosse stato possibile incunearsi nella conversazione. Dopo qualche tentativo cedette, ritagliandosi un ruolo di spalla. Tanto quello che era importante stava nei bicchieri, pieni, vuoti, pieni di nuovo e così via. Una notte infinita sotto le stelle mediterranee.

“Posso dire che il tuo Homo Siculo scompare di fronte alla Foemina Sicula?”
“Puoi.”

(Continua)

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