Variante 49

pollo in padella

Shameless

A qualcuno piace il pollo, a me no. Ogni tanto però lo mangio e se questo avviene preferisco averlo cucinato io, dopo averlo scelto consultando il suo pedigree. I polli provenienti da orfanotrofi lontani cerco di evitarli. Questioni morali, oltre che palatali.
Poiché oggi mi sento generosa condivido una ricetta che può avere molte varianti. Ho scelto la Variante 49, l’ultima sperimentata.

Innanzi tutto serve un pollo, o meglio un polletto dal peso fra 1 kg e 1.50 kg. Deve essere un volatile che non abbia mai volato, dalla carne tenera e poco muscolosa. Un pollo non palestrato per intenderci. Privo delle viscere, fegato, cuore ecc.
Serve anche tempo, un paio di ore almeno, durante le quali nessun essere umano con la propensione alla logorrea o con problemi esistenziali pressanti sia presente. Per fare certe cose ci vuole concentrazione.
Bene accetta una colonna sonora “chill out” niente rock o blues o rap. Mozart all’occorrenza, ma non il Requiem, non è un funerale, bensì una celebrazione del passaggio ad una vita migliore.

Spellare l’animale, levando tutta quella materia grassa e giallastra che lo ricopre.
Lavare le carni con la sola acqua ed asciugarle delicatamente.
Munirsi di una casseruola dai bordi alti ed il fondo spesso.
Versare sul fondo della stessa un mezzo bicchiere di olio d’oliva, un bicchiere di vino, bianco o rosso fate voi. Rosato no, è troppo ambiguo.

Aggiungere anche un mezzo bicchiere di aceto balsamico, il succo di un’arancia e due spruzzate abbondanti di Ketchup (questa è la Variante 49).
2 chiodi di garofano e non di più. Sale e pepe senza esagerare.
Aglio se volete, poi però ve lo magnate voi, comunque un paio di spicchi spellati e privati dell’anima verde.
Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti.

Preparato il bagnetto, afferrare il polletto e con le mani nude sfregare su tutta la sua superficie interna ed esterna un insieme di sale, pepe e se volete anche un poco di timo (Variante 49 bis). Le quantità della mistura le sapete a memoria e non sto a ripeterle.
Adagiate il polletto con il suo scrub nella casseruola che non deve essere troppo ampia altrimenti il liquido non ricopre tutta la superficie del volatile. Nel caso aggiungete un poco di acqua.
Incoperchiate ed iniziate la cottura a fuoco medio-basso.

A questo punto potete rilassarvi, cambiare il sound track con qualcosa di più gaio, aggiornarvi sui social media, fare 20 minuti di cyclette.
Ogni tanto controllate la cottura che deve essere dolce e prolungata.
Girate anche il polletto almeno una volta, per garantire uniformità di colore e uguale piacevolezza elle carni.

Ricordatevi di azionare la cappa aspirante, altrimenti i vostri miseri metri quadrati abitativi saranno impregnati di chiodi di garofano peggio di un suk.
Ci vuole circa 1 ora e mezzo, poi la carne comincerà a staccarsi dalla carcassa. A questo punto, cuocete ancora per una decina di minuti a fuoco più vivace. Spegnete e lasciate intiepidire.

Le carni sbrindellate e colorate stanno benissimo con una vassoiata di riso basmati, o verdure varie grigliate, peperoni compresi.
Con la carcassa fateci un brodo il giorno dopo.
L’accompagnamento vinoso lo lascio al titolare di questo blog. Io ci bevo un rosso giovane di buona acidità senza esagerare.
Poi non dite che da queste parti non siamo versatili.

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