A bocce ferme e vòte – prima parte

le bocce in antiquo

di Snowe Villette

Da queste parti la serietà è un opscional*, e pure la voja de lavora’. Per questo DuCognomi me fa fa’ li reportage der dopofiera che lei cià da riprennesse.
C’è de bbono che finché nun comincieno a pagamme posso scrive quello che mme pare, come me pare. Risponno solo alla mia coscienza e ar capo de sto blogghe. Quinni, se v’aspettate degustazioni precise, analisi sociologgiche e pettegolezzi, annate da quarche artra parte. Qui ce s’altera a modo nostro, no vostro.

Prowein
Per veni’ qui, ner mezzo de Teutolandia, lassate pure a casa l’adrenalina, ve basta er listino prezzi. Questa è la fiera degli affari puri, senza seghe de storia, cultura e folklore. Qui l’itagliano se nun lavora nun magna. E manco viene. Qui ce sta da compete’ colle catene della GDO che sbattono sugli scaffali er Barolo e er Brunello a prezzi de saldo perenne. Qui penzano de sta in grisi economica co’ stipendi che noi ce li sognamo. Qui però vengono pure quelli che nun se sprecano de scenne a Verona. Asiatici, greci, ciprioti, turkmeni, mongoli, azaki e kazaki. Dall’Australasia e dalla Papuasia.
Perché?

Perché qui se lavora sur burro. Organizzati nei trasporti, nei parcheggi, nei bijetti dati solo a quelli che comprano sur serio, no agli amici degli amici dei cognati. In più qui ce stanno i vini de tutto er monno, no solo de casa tua o della porta accanto.
I produttori itagliani so’ tutti nella Hall 3, e questo renne facile la visita, l’assaggio ed il rispetto degli appuntamenti. Nun te devi sbatte’ da Erode a Pilato pe’ assaggia’ dalle Alpi agli Appennini. Te bbasta fa’ du passi e sei sur posto. La maggior parte degli stand nun è de un produttore solo, ma raggruppa tutti quelli de quarche agente o de quarche reggione itagliana. Pure quello dove se stava noi, che era più piccolo e sofferto de quelli accanto, ma quarcuno c’è capitato, anche pe’ sbajo.
Così tre giorni so’ filati lisci come la pelata dell’amico romanista de’ DuCognomi . Co’ quarche sbadijio, ma alla fine il lavoro nostro l’avemo fatto, a divertisse ce se penza n’artra vorta.

Fuori orario
Nun è che ce sia morto da racconta’. Dar punto de vista cibbo, la prima e la terza sera tutto er porco minuto per minuto: sarsiccioni malvaggi, stinchi assassini, cotolette infami. E bira come se diluviasse. Co’ gli itagliani che pe’ magna’ lo stinco faceveno la fila peggio che allo stadio. Un popolo de masochisti, ecco cosa semo.
La seconna sera è annata mejo. Ce semo ritrovati a magna’ drento ar covo dei dopolavoristi coreani colle famije. Porzioni extralarge d’anatra arrosto e zuppa de crostacei, sempre co’ catini de bira, ma cinese, no teutonica, pe’ sentisse più nella parte. La conversazione s’è infocata sur solito discorzo de’ vini bio-poco-tanto-così così. A momenti la Sora Amarona amica de DuCognomi e il Sor Lucignolo Scettico se menavano, però dopo i primi scazzi se so continuati a volesse bene. Intanto er Maremmano possibilista magnava, e così facevo io. Alle dieci ce semo diretti ognuno ar letto suo. Quasi da vergognasse pe’ quant’era presto. Ma questa è la Teutonia.

Er brivido unico de sta fiera c’è stato ner mentre co’ DuCognomi ce semo trovate pe’ sbajo ner padiglione argentino. Eravamo lì, affannate a cerca’ de capi’ ando stava quello itagliano, quanno ce semo bloccate per corpa der raggio laser partito dagli occhi blu de n’argentino produttore de quarcosa che se chiama Malbec. Nun era tanto er blu cobalto dell’occhio, ma er flap flap delle ciglia, più che ciglia, na cornice de seta bruna e folta. Primo flap “pampas”, seconno flap “bolas”, terzo flap “toro”, ar quarto flap “tango” eravamo pronte a compraje tutta la produzzione passata-presente-futura, da riempi’ tre conteiner. Semo uscite dall’apnea a fatica.

L’adrenalina messa da parte c’è servita pel Vinitaly. Se c’avete pazienza ve la racconto nella seconda puntata.
(continua)

* A parte quanno se scrive de Borgogna, che allora è tutto serio, serissimo, anzi probabile.

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