Santi a cavallo

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Maremma in my mind

di Raffaella Guidi Federzoni

Si tratta di estate, di vacanze in estate, di vacanze di bambini in estate.
Si tratta delle mie vacanze estive da bambina durante gli anni sessanta del secolo scorso.
Si tratta di Maremma.
Allora eravamo dei privilegiati, due mesi interi lontani da Roma, una città denudata dal caldo, tutto chiuso, i pochi residenti rimasti si accontentavano del cocomero venduto ai baracchini. Noi bambini venivamo impacchettati con le biciclette e spediti al mare.

Andare al mare non era solo stanziare su di una spiaggia, ma vivere la pineta e i campi e orti poco più in là. Campi di girasole e orti giganteschi gravidi di pomodori. Tutto così piatto da poter percorrere chilometri in bici senza fatica. A volte si sforava nella sterpaglia paludosa sopravvissuta per secoli alle bonifiche. Sopra gli arbusti si intravedevano le corna dei bufali e quando il vento girava giusto si percepiva il respiro degli animali, lento e possente come un motore sotterraneo.
Muovendosi sicuro sopra un cavallo neanche tanto bello c’era il buttero. Un uomo a cavallo è sempre un eroe, un guerriero, un principe, un dominatore. Così era per me, fino a quando i butteri non scendevano dal destriero e diventavano contadini con le gambe storte e le unghie sporche, emananti un odore misto di tabacco, cuoio e letame.

Non era poi un profumo sgradevole, solo troppo “da grande”. L’odore del buttero, molto simile probabilmente a quello dei cow boys visti al cinema e letti nei libri. Il buttero fa parte della Maremma, o almeno della sua immagine classica.
E poiché la Maremma fa parte della mia memoria, di quella migliore, il buttero esiste per sempre nei miei ricordi.

Quanto segue è la storia essenziale di un buttero, un contadino che una notte è salito a cavallo ed è diventato un eroe.

All’inizio del novembre 1966 gran parte della Toscana subì un’ alluvione, anzi L’ALLUVIONE. Straripò l’Arno, strariparono il Bisenzio, L’Ombrone Pistoiese, il Sieve e altri torrenti. Straripò anche l’Ombrone in Maremma, allagando completamente Grosseto e tanta di quella campagna piatta caratteristica della provincia.

Le notizie erano terrificanti e le immagini in bianco e nero pure peggio. L’acqua si muoveva con feroce violenza, ignorando la bellezza, la storia e le persone.
Ci furono vittime, ci furono danni incommensurabili. Ci fu volontà di aiuto, immediata e fattiva. Fu un momento tragico e al contempo magnifico, in cui il mondo si ricordò dell’Italia, in cui civili e militari si spaccarono la schiena per aiutare, arginare, salvare.

Ci fu, fra gli altri, un eroe. Il suo nome era Santi Quadalti.
Costui era un buttero, incaricato di badare alle bestie vaccine nella Fattoria degli Acquisti, proprietà dei Guicciardini, comune di Braccagni.
Quelli erano anni in cui la campagna era fuori moda, soprattutto se priva di colline ondulate e punteggiate da pini e cipressi. Campagna significava coltivare e allevare, produrre nutrimento per le città, non estetica.

Chi nasceva lì assorbiva insieme al latte materno il valore di un animale, se le bestie crescevano bene, chi si occupava di loro aveva garantita l’esistenza sua e della sua famiglia.
Tutto questo Santi lo sapeva bene, cosicché quando cominciò ad arrivare il diluvio, si preoccupò delle vacche e dei vitelli. Agì d’istinto, ma razionalmente. La responsabilità nei confronti del padrone fu più forte di ogni egoismo.

Il suo lavoro era quello, montare a cavallo e portare le bestie al sicuro.
La pioggia alluvionale è terrificante alla luce del sole, ma di notte diventa mostruosamente disumana. Nel buio ci sono solo le ombre spaventate di una mandria, la paura sudata di un cavallo, il fango, tanto fango. E poi l’acqua che arriva da tutte le parti, mille braccia del diavolo che fluide catturano e trascinano via.
Quanto avrà lottato Santi per questo? Ci sono testimoni che lo hanno visto, cercato di dissuadere. Ma mettiti nella testa e nel sangue di un buttero testardo che sa solo di voler salvare dei vitelli terrorizzati, solo quello.
Il corpo di Santi fu trovato giorni dopo, ad acque calme.
Fu l’unico morto in Maremma a causa dell’alluvione del ’66.

Chi vuoi che se lo ricordi? Chi vuoi che si preoccupi di un villico a cavallo perso nella notte del 4 novembre? Chi vuoi che ci pensi quando si è pianto tanto cinquant’anni fa per le 35 vittime a Firenze e dintorni, per la distruzione di opere uniche, per l’annientamento di una città simbolo del Rinascimento dell’uomo dopo i secoli bui?

Qualcuno c’è, si chiama Roberto Tonini ed è un mio amico. Roberto ha scritto un libro* in cui racconta la stessa storia, con più dettagli ed abilità di me. Vive a Braccagni che è un paese né bello né brutto dell’entroterra maremmano, lo stesso paese di Santi Quadalti.
Per il cinquantenario dell’alluvione si è messo in testa di costruire un monumento all’uomo e al buttero, all’eroe umile di una terra ricca di campi e povera di storia.
Ci sta bene una testimonianza della propria identità al centro di un paese costruito intorno a strade dritte e piatte, in un paesaggio che si svolge fra le colline boscose a est fino al mare ad ovest. Un posto ai confini delle spiagge intellettual-chic e della nuova qualità enoica che si chiama Morellino, Ciliegiolo, Alicante.

Per questo ho scritto, un omaggio alla determinazione di Roberto e pochi altri ed un ricordo commosso per la storia nascosta di un buttero maremmano, del suo cavallo e delle sue vacche.

*I miei Acquisti in Maremma – Roberto Tonini – Edizioni Effigi.

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