Annebbiamente/svelamente

di Faro Izbaziri

In una vecchia intervista che ho letto quando egli era ancora vivo, Jorge Luis Borges rispondeva alla domanda finale: “come pensa verrà ricordato?” con un freddo: “voglio solo dimenticarmi, essere dimenticato”.

L’aspirazione all’oblio è vecchia come il mondo. Nel Manfred di Byron gli spiriti domandano al protagonista quale desiderio voglia esaudito, ma alla richiesta: “oblio, oblio di me” la risposta laconica è “non possiamo. Trascende la nostra abilità”.

L’unico metodo per ottenere un oblio provvisorio – chissà perché non previsto dal codice penale ma anzi sostenuto da un discreto consenso sociale – è assumere dosi di alcol. Entro la gamma dei servizi offerti dalle bevande alcoliche il vino gode di un privilegio anche superiore. Cantato da poeti, santi, navigatori, e quindi circondato da un’aura di nobiltà, permette di accedere a un oblio a tempo senza grandi sensi di colpa, sfuggendo alla fastidiosa sensazione di essere un reietto.

L’annebbiamento è quindi la principale virtù del vino. Ma il termine per me è inesatto. Come si fa ad annebbiare un mento? è di sicuro più adeguato annebbiamente. Poiché è la mente che viene annebbiata. (È la stessa imprecisione presente in altre lingue; per esempio i belgi chiamano un loro noto scrittore Simenon, quando la trascrizione esatta dovrebbe essere Ouimaisnon. O al massimo Simaisnon).

L’annebbiamente procurato dal vino è una soffice coltre nebulosa che avvolge e nasconde l’arido vero. È una nebbia che copre gli ingranaggi del carillon mentale. Permettendoci per qualche ora di non percepire il movimento ossessivo delle ruote dentate, dei pignoni, delle leve, dei perni, dei rubini, delle molle, dei bilancieri del nostro orologio interno.

I più esigenti cercheranno una citazione al contrappeso, alla seconda virtù riequilibrante del vino: l’azione dello svelamente (di nuovo, come svelare un mento? al massimo togliendosi una maschera, o radendosi una barba di tre mesi. Anche qui è nettamente preferibile svelamente).
Eccola, la citazione: il vino ha insieme un’azione annebbiante e svelante.

Troppo facile, seguendo i circuiti analogici delle assonanze, pensare al Nebbiolo come vino principalmente vocato all’annebbiamente.
Facile, però non inopportuno.
Certi Nebbiolo infatti annebbiano e svelano che è una bellezza.

Qualche sera fa, su un semplice piatto di pasta e lenticchie, il Langhe Rosso Roagna 2012 ha dapprima svelato – con il suo gusto sapido – che avevo messo troppo sale nella minestra. E poi mi ha annebbiato la mente, confondendo le linee di confine tra il telegiornale e le previsioni del tempo, tra una partita di Nežmetdinov ricostruita da Mato Jelic (nel suo chiaro canale Youtube: lo suggerisco a tutti gli amanti degli scacchi) e una qualsiasi diretta di Mentana.

Senza il vino come faremmo ad avere due effetti preziosi – al prezzo di uno – come l’annebbiamente e lo svelamente?

One Comment to “Annebbiamente/svelamente”

  1. Questo testo è la “primessenza” – nel caso specifico l’essenza non può essere relegata al quinto posto – del pensiero alterato.

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