Guida ai migliori vini inesistenti italiani

Vini inesistenti

di Faro Izbaziri

Il fatto che un vino non esista non implica necessariamente che si tratti di un vino scadente. Anzi. Si possono enumerare decine ovvero centinaia di vini inesistenti di ottima qualità, in Italia e all’estero. Sto conducendo da anni un’attenta ricognizione dei migliori del nostro paese, che presto raccoglierò in una pubblicazione monografica, sotto l’anacronistico termine di Guida. Oggi ne propongo un piccolo florilegio.

Barbaresco Vergne 2014 Azienda Agricola Rodelli
Impatto cromatico che marca una leggera evoluzione, un rubino con screziature appena aranciate. Il naso è da subito aperto, espressivo, centrato su note di arancia sanguinella e petalo di rosa. Al palato l’ingente quota della frazione alcolica (17,5 gradi) ne frena in parte lo slancio, ma il vino ha valide risorse in termini di colonna vertebrale acida e di fondo salino per controbilanciarla.
88

Barolo Riserva Vigna Cerdani 2014 Poderi Narzoli
Alla vista si presenta rosso rubino, come se già non si sapesse. All’olfatto è un po’ rigido, poco espanso, ma con l’aria (e con un po’ di elio) si scioglie in classici sentori di catrame, petalo di rosa, fragolina. Il gusto è ritmato, fresco, di bella grana tannica, il finale ancora contratto dalla morsa tannica.
88

Chianti 2020 Massomerlo
Poco intenso nel colore, quasi rosato. Lo spettro olfattivo si sviluppa intorno all’asse centrale, che ha leggere sfumature. Belle le note. Senza sorprese al sapore, che si dipana.
88

Verdicchio di Matelica 2018 Le Forre
Molto in riduzione sulle prime, capocchia di zolfanello, uovo sodo. Si schiarisce e focalizza con l’aerazione, offrendo piacevoli nuance floreali, su un fondo di litchi e pera. Articolato, succoso, agile al palato, senza “buchi nell’erogazione”, progressivo, limpido in chiusura.
88

Verdicchio di Matelica 2018 Le Forre (seconda bottiglia)
Pulito ma molto anonimo al naso, profumi assenti, alcol in rilievo. Stando nel bicchiere via via trova toni più cupi, più ostili, e il frutto iniziale cede il passo a note di armadio chiuso. Qualche tratto ossidativo (mallo di noce) ne denuncia un probabile declino precoce.
87

Colbacco 2018 Vino da Tavola Azienda Sollini
Da un vigneto di soli due ettari, un curioso assemblaggio di merlot (70%) e barbabietole (40%) dal colore rosso intenso. Dopo una velatura iniziale offre piacevoli aromi di ciliegia selvatica, ribes, mirtilli. Al naso le impuntature vegetali tipiche del vitigno principale si stemperano in sentori varietali più “scuri” di barbabietola. Il finale è molto tannico, ma non privo di dinamica.
88

Brunello di Montalcino Riserva Ognibene 2015 Prudenti
Come i conoscitori sanno bene, l’annata 2015 è tra le più sopravvalutate dalla stampa specializzata, soprattutto da quella statunitense. Questo specimen ha invece risorse aromatiche e gustative degne del massimo interesse: classici profumi di liquirizia e violetta, sapore tannico ma non duro, frutto succoso, finale lungo e non amaro.
88

Tra le delusioni:

Taurasi 2014 Tenimenti Cormudani
Un vino molto ben disegnato, mai ostentativo nell’estrazione, nitido nel frutto. Il centro bocca e la chiusura marcano un rovere invadente, il frutto prende inflessioni vegetali, le note amare tendono a debordare e ripensandoci meglio usare la bottiglia come soprammobile.
87

Cirò 2018 Manto degli Eremi
Il colore, un granato molto spento e percorso da riflessi già bruniti, ne segnala un’evoluzione già molto spinta, anche tenendo conto della naturale tendenza cromatica del Cirò verso una precoce tinta aranciata. Il naso è pesante, alcolico, senza movimento, il frutto assente. Una mezza delusione, tenendo conto che si tratta in ogni caso di un vino particolarmente economico (0,66 euro a bottiglia).
86 

Monica di Sardegna 2019 Ferromemi
Non scende nel bicchiere, non ha colore né profumi: cerca insomma di essere più irrealista dell’irre, di fare quello che si distingue, di essere il più inesistente tra i vini inesistenti. Un’evidente forzatura stilistica e una sovraestrazione di assenza che lo rende il meno piacevole degustato in questa prima tornata di assaggi della Guida.
86

One Comment to “Guida ai migliori vini inesistenti italiani”

  1. Ammetto che ho riso molto. Soprattutto perché, frequentando vari siti e blog di “esperti”, di recensioni sulla falsariga di queste se ne trovano a bizzeffe. Mi viene in mente il nome di un degustatore di tal fatta ma per carità di patria me lo tengo sulla punta della lingua…

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