The best kept secret

faro izbaziro

Shameless

Alle matricole si affibbiano sempre i compiti più rognosi.
Così è successo a me, l’amica mia dai due cognomi mi ha imposto di recensire dei vini misteriosi che si trovano raramente, anzi, praticamente mai.
Trattasi di tre tipologie prodotte con la stessa uva, ma diversamente vinificate.
Il luogo di produzione è anch’esso oscuro, dopo ricerche approfondite direi che si trova nell’area centro-orientale del mediterraneo. All’assaggio balza al palato la provenienza da terreni calcidici-argillosi-tardo mesozoici. Le tre diverse declinazioni infatti trasudano archeologia enoica.

Qualche testimonianza del nome originale si trova nella biblioteca copta di un convento che ci tiene a mantenere l’anonimato. La varietà di uva è IZBAZIRA.
Il significato del nome risale alla notte dei tempi, probabilmente in sanscrito voleva dire “impazzita”, considerando le note d’assaggio mi permetto di considerarlo un nome più che appropriato.

Il produttore, oscuro e misteriosissimo come da copione, ad occhio e naso dovrebbe avere fra i 120 e i 347 anni. Dal punto di vista biblico, un giovanotto. Non si hanno notizie di eredi, ma c’è ancora tempo per generarli. Lavorando l’uomo da solo, la produzione è limitata a qualche dozzina di bottiglie. Una per tipo mi è giunta tramite i contatti alterati dell’amica mia di cui sopra.

Sulle tre etichette, mangiate dai topi agli angoli, leggo in carattere sumerico “FARO IZBAZIRO” seguito da BIANCO/ROSSO/ROSATO. Non ci sono altre indicazioni, nemmeno la gradazione alcolica o la malefica dicitura “contiene solfiti”, tantomeno l’annata.
Sconfitti il cerchio alla testa e la leggera nausea da post assaggio ecco le mie note.

Faro Izbaziro Bianco
Colore bianco traslucido, quasi trasparente.
Sentori di latte di mandorla e vaccino, appena inacidito.
Gusto teso e lungo, tagliente di silice e gesso con venature al quarzo antico.

Faro Izbaziro Rosso
Colore purpureo e vibrante, con ombre lunghe serali e cupe.
Sentori di alga rossa e mirra, sfumate di incenso e ambra.
Gusto profondo fino al centro della terra, accenni vulcanici e di bronzo fuso.

Faro Izbaziro Rosato
Colore di sangue mescolato ad acqua di fonte sotterranea.
Sentori di frutta ellenica e resina di pino mediterraneo.
Gusto vivace e dionisiaco.

Sull’ultimo vino non posso pronunciarmi di più, ma ho avuto la netta sensazione che fosse la mescolanza degli altri due in parti più o meno uguali. Più che mescolato, shakerato (cit.). Nell’insieme, una bomba arcaica.

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One Comment to “The best kept secret”

  1. Gli omonimi alle volte riservano delle piacevoli sorprese. Andrò a controllare se c’è un qualche remoto grado di parentela. Grazie per le segnalazioni.

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