Ma che Musico, Maestro!

Raffaella Carrà in Lambretta

di Raffaella Guidi Federzoni

“Prima o poi qualcuno dovrà pur dirlo.” Questa frase è stata ripetuta più volte dal mio vicino di tavolo nel corso di una bella serata dedicata alla riesumazione di cadaveri.  Rassicuro subito i leggenti che non eravamo al tavolo di un obitorio, ma comodamente accomodati di fronte ad una decina di bicchieri e stavamo assaggiando alla cieca bottiglie di Brunello di Montalcino 1997.

A cosa si riferiva il mio giovane amico, fornito di palato finissimo e lingua tagliente? Gli argomenti erano svariati e non tutti vinosi, ma quella frase mi sembra un ottimo incipit per entrare nel merito proprio dell’annata 1997 a Montalcino. Codesto millesimo rappresenta non solo l’espressione di una vendemmia dall’andamento stagionale quasi perfetto, caldo prolungato senza troppa umidità, bilanciato dalla freschezza notturna, ma anche il punto di svolta di un certo tipo di comunicazione enoica.

Quei giorni autunnali me li ricordo bene, sempre sole, clima tiepido e la possibilità di fare il bagno in mare fino almeno a metà ottobre.  Sarebbe stata una bellissima vendemmia e così fu.

Dopo cinque anni finì su tutti i giornali come “vendemmia del secolo”.  I punteggi volarono alle stelle e i prezzi gli andarono appresso. Nel giro di poco tutta la produzione fu venduta e nel giro di un paio di anni la maggior parte fu anche bevuta, con “Oh!”, “Ah!” di meraviglia che echeggiavano per tutto il pianeta.

Sono passati circa sedici anni, un tempo buono per un Brunello di Montalcino. Se si tratta di una grande annata il vino dovrebbe essere all’apice dalla sua integrazione, aver conservato ancora una certa freschezza balsamica, una rotondità  di frutto combinata con la complessità boschiva e terrosa donata dal tempo. Il tutto sostenuto dalla famosa e beneamata acidità del Sangiovese di classe.

Tutto ciò si è in gran parte perso, e lo scrivo con un certo rimpianto, come per una storia d’amore che si era prospettata magnifica, ma poi si è esaurita per incapacità di nutrirla. Così è stato per molti di coloro che si sono trovati in quegli anni a lavorare con il Sangiovese cercandolo di piegare ai dettami del mercato, di un palato “moderno”  che richiedeva tanto frutto, tanta polpa, tanto tutto e subito. Il povero vitigno è stato strapazzato e male interpretato.

I vini assaggiati l’altra sera si sono rivelati per la maggioranza stanchi, alcuni decisamente andati, passati allo stato di zombie. Oppure “ibernati” in una giovinezza fittizia e vuota, senza classe e profondità. O anche marcati da un’atipicità leggermente sospetta.

Soprattutto confrontati con un Brunello 1975 ed un Brunello 1977 bevuti successivamente, durante la cena. Questi sì vini che , per quanto segnati dalle rughe del tempo, conservavano una bellezza matura ed intrigante molto vivace.

Nell’insieme una degustazione piuttosto deludente, con solo un paio di apici veramente interessanti.

Uno di questi mi ha fornito il titolo di questo post. Un vino di un’azienda che nel frattempo è passata di mano – in ottime mani – e ha cambiato nome, giustamente preferendo evidenziare il luogo, anziché il produttore.

Il proprietario di quei tempi svolgeva un’attività professionale che sua figlia mi descrisse come “banca privata”. Tutti lo conoscevano come “Il Musico” e questo nomignolo finì sull’etichetta del suo Brunello. Il vino allora lo faceva senza troppo “starsi a confondere” e forse per questo motivo l’annata 1997, graziata da uve perfette, gli riuscì particolarmente bene. Probabilmente aveva un consulente enologo, ma conoscendo il soggetto e una certa sua  ritrosìa nello spendere, non credo che lo consultasse spesso.

La mia descrizione  è la seguente “Colore rosso concentrato con unghia mattonata. Naso molto fresco e molto balsamico, tipico. In bocca, salino, pieno, vibrante e carnoso.”

Tornando all’incipit, io non l’ho detto, ma l’ho scritto qui, cercando di motivare il mio giudizio, e felice se qualcuno mi farà cambiare idea. L’annata 1997 a Montalcino è stata una grande occasione persa.

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One Comment to “Ma che Musico, Maestro!”

  1. Forse non è che il 1997 sia stata una grande occasione perduta, è che il 1997 era un grandissimo Brunello da bere subito e difficilmente un Brunello da bere subito può anche reggere all’invecchiamento lungo. Il 1998 lì per lì era duro da paura, ma ora……… Se fossimo più evoluti faremmo classifiche a stelle basate sul qui e ora, e magari altre su quel (che si suppone) sarà.

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