Anteprima, come prima, più di prima, parte seconda

Non si fuma alle anteprime

di Raffaella Guidi Federzoni

Gentile Essere Umano interessato al vino, circumvicini e collaterali,

sta iniziando una nuova stagione per l’eno-mondo. In verità per l’eno-mondo produttivo la stagione precedente non era ancora finita che quella nuova era già iniziata. Ma per Lei e tutti gli altri appartenenti alla categoria eno-ricevitrice e non eno-offerente il colpo di pistola alla partenza è stato sparato solo adesso. Ora, per favore, non mi tiri in ballo quei pochi privilegiati che hanno assaggiato i vini da uve appena spremute. Come Lei sa, in un mondo di uguali ci sono quelli più uguali di altri.

L’argomento di questo comunicato è un altro.

Si tratta di una premessa fondamentale, se si sbaglia questa, ogni ragionamento è inutile.

Certamente nella giungla enoica di questi tempi grami, in cui ogni briciola è importante per nutrire la nostra sopravvivenza, non andiamo tanto per il sottile nell’accogliere alle nostre degustazioni chiunque sia in grado di spendere una parola relativamente alle nostre ultime produzioni. Purtroppo questo ci porta ad allargare virtualmente le gambe oltre misura senza valutare caso per caso. Si tratta dell’annosa questione italica, per la quale il merito non conta, o almeno non abbastanza.

Persone come Lei, o altri del Suo valore, si sentono sminuite perché mescolate ad altre più giovani, meno preparate, con palati meno smaliziati.

Persone come Lei si stizziscono per essere costrette a pagarsi parte del privilegio di partecipare a minestroni degustativi, sedendosi accanto a chi ha ancora la bocca che puzza di latte e non di vino.

Persone come Lei, che hanno contribuito alla diffusione del messaggio enoico e continuano a farlo, nonostante la fatica e le difficoltà economiche, si sentono penalizzate perché il suddetto allargamento ha ristretto la forbice finanziaria di chi invita e sborsa quattrini per ottenere una presenza più abbondante in quantità, ma non in qualità.

Persone come Lei sono irritate dal proliferare di comunicatori che sanno usare i mezzi tecnologici senza riempirli di contenuti.

La Sua irritazione è legittima e motivata.

Però, gentile Essere Umano interessato al vino, ecc., nell’esprimere codesta irritazione Lei trascura un aspetto indispensabile nel nostro agire come produttori di vino. Non è certo colpa Sua se questo avviene, è il grande e poetico malinteso di tanti come Lei, appassionati intrisi di romanticismo, persone che con sincero interesse continuano a raccontare una realtà enoica in continuo sviluppo.

E qui torno alla premessa di cui sopra.

Non conosco e non credo che esista produttore che “faccia” vino solo per il piacere di berlo e condividerlo. Dal più umile e piccolo vignaiolo alla più grande azienda “industriale”, dal pensionato di lusso alla cooperativa con centinaia di conferenti, dal giovane ribelle con le mani callose all’erede di aziende storiche e prestigiose, tutti “fanno” vino per venderlo e camparci.

Sarà forse una realtà cruda e crudele, ma è la realtà.

I mezzi per arrivare a questo sono molteplici, alcuni forse eticamente discutibili, altri nobili e più degni di rispetto. Ma il fine è sempre quello: il ritorno economico di una scelta di vita e di lavoro.

Sulla base di questa premessa, ci impegniamo versando le nostre risorse nei budget dei vari Consorzi, per portare da noi in questi giorni quanti più siano in grado non solo di valutare i nostri vini, ma anche di aiutare a venderli.

Tutto è perfettibile, figurarsi se le liste degli inviti non lo sono! Mi sembra però giustificabile il rimborso spese di viaggio per degustatori e clienti stranieri rispetto a chi risiede dietro l’angolo. Forse non è così evidente per i non addetti ai lavori, ma è amaramente ovvio che il mercato italiano del vino di qualità langue non solo per le vendite, ma anche per i pagamenti. Invece il mercato estero è in crescita, e questo mercato conosce e legge in inglese, ahimè, non in italiano.

Tutta questa pappardella, questo simil (s)comunicato stampa, è un invito sincero a non impermalirsi per un trattamento considerato ingiusto. Cerchi di vedere il calice mezzo pieno di vino e non mezzo vuoto.

Quello che colma il bicchiere è la possibilità di essere qui ad assaggiare vini offerti da noi, incontrare noi che mettiamo a disposizione il nostro tempo sempre risicato, noi disposti a sorriderLe e raccontarLe se ha voglia di ascoltare, noi che ci sentiamo sempre sotto esame per quello che abbiamo fatto o che abbiamo trascurato di fare, noi che tratteniamo il respiro mentre Lei tuffa nel bicchiere prima una narice, poi l’altra, poi tutto il naso, e poi La vediamo passare al banchetto accanto senza aver ricevuto alcuna parola di conforto.

Noi apprezziamo tutto questo, anno dopo anno, ci auguriamo che continui ad essere lo stesso anche per Lei.

Con stima sincera

Produttore A,B,C….X,Y,Z.

 

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2 commenti to “Anteprima, come prima, più di prima, parte seconda”

  1. Ogni volta che leggo i suoi post, rimango paralizzato’ almeno per mezzora’ a riflettere e ritengo sempre che ci sia ben poca cosa da aggiungere. Istantanee dell’ enomondo dei nostri giorni, almeno di questo decennio, che tra l’altro è l’unico che conosco e nemmeno a pieno. Ma, per ciò che so, trovo che ci sia una nitidezza impressionante. E con possibili destinatari ben precisi nella sua generalità.
    Ho seguito l’istinto la ragione mi avrebbe impedito di scrivere alcunché.

  2. Lei è molto gentile Signor Garzon, spero di poterla incontrare di persona prima o poi per ringraziarla direttamente.

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