Le virtù del di-acetil-forfor-merdaiolo

di Faro Izbaziri

I vini naturali possono essere divisi in tre categorie:

– i vini che non si dichiarano naturali ma lo sono nei fatti
– i vini che sono naturali perché si vuole farli naturali
– i vini che si dichiarano naturali ma non lo sono

Le prime due fattispecie sono casa di prodotti di tutte le qualità – dai vini straordinari a quelli correnti – ma comunque onesti. La terza no: contiene liquidi progettati a tavolino per sviluppare odori e sapori poco gradevoli o direttamente fetenti. È la categoria degli pseudo-naturali furbeschi. Pseudo perché, sebbene in campo e in cantina ostentino un rigore claustrale (niente di questo e niente di quello, solo gesti antichi: tre gesti antichi in tutto dalla vigna alla bottiglia), nei fatti hanno poco di naturale, di autentico, di spontaneo. E molto di calcolato e artefatto.

I produttori della terza categoria non lo riveleranno mai, ma per sbrigarsi e accorciare i tempi – tutta ’sta potecarella del vigneto in biodinamico, e i materiali riciclati a chilometro meno uno, e i kvevri, e le macerazioni decennali, e via e via – usano da qualche tempo un additivo proibito: il di-acetil-forfor-merdaiolo.

Il di-acetil-forfor-merdaiolo è una molecola miracolosa per i trafficanti di vini pseudo-naturali. Permette di avere subito un vinaccio che è allo stesso tempo spunto, ossidato, brutalmente ridotto, respingente all’olfatto e al gusto per i sentori di forfora, urina, merda (in senso lato: umana e animale).

Il di-acetil-forfor-merdaiolo è la chiave del successo dei vini cosiddetti “estremi”, tipologia che una setta di psicopatici considera il non plus ultra. Dal punto di vista antropologico e sociologico si tratta in genere di soggetti maschili di età tra i 25 e i 45 anni, che provengono da famiglie fortemente disfunzionali (spesso con un padre freddo e autoritario e una figura materna evanescente).

Crescendo essi hanno sviluppato un odio per quello che chiamano il “mainstream”. Sono complottisti e dietrologi (“ma non lo vedi che dietro alle eruzioni vulcaniche c’è Big Pharma?”). Ritengono qualsiasi vino che abbia un minimo di letteratura critica o anche soltanto uno straccio di recensione su Bar Tender Weekly “un liquido falso per palati schiavi”.

Si riuniscono in fabbriche abbandonate, in scantinati, nelle piazzole autostradali alle tre di notte, nei boschi appenninici. Sono dunque le vittime ideali e predestinate del produttore furbo che usa il di-acetil-forfor-merdaiolo.

Ho avuto queste informazioni da un addetto ai lavori che ovviamente vuole restare anonimo. “C’era questa azienda lombarda che non riusciva a vendere il suo bianco iper-macerato, anche se aveva provato di tutto: uve in parte ammuffite, vasche di fermentazione lasciate scolme e con qualche ramarro dentro, avanzi del pranzo di Natale buttati nelle botti. Niente, il vino non si vendeva. ‘È un po’ troppo tecnico’, dicevano i talebani dei vini estremi. Nel 2016 gli ho procurato una partita di di-acetil-forfor-merdaiolo proveniente da Tirana. La vendemmia successiva è andato esaurito”.

Quindi nel caso in cui, sedotti dalle suddette tesi estremistiche, doveste entrare in un’enoteca “naturale” chiedendo: “mi dia un vino un po’ più cazzuto di quelli di Ganevat”, un gestore sincero potrà rispondervi in due soli modi:

A “Abbiamo un Mr Muscle del 2020 che fa al caso suo”
B “Scelga con tranquillità da questo scaffale: sono tutti fatti con il di-acetil-forfor-merdaiolo”

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