Archive for ‘Oldies but oldies’

6 gennaio 2013

Viva il Cabernet

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di Rizzo Fabiari

Per amore di verità, per la ricerca costante di un buon equibrio critico, e – soprattutto – per puro snobismo, trovo irritanti gli eccessi filoautoctoni degli ultimi anni: le conversazioni tra bevitori smaliziati sono oggi sature di rimandi ammiccanti al maglioppo, al bianchello mascarrese, al pizzangrillo grigio; simmetricamente, a vecchi amori rottamati quali chardonnay e merlot (scusate la parolaccia) si impone l’oblio e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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15 dicembre 2012

Dire panel al panel

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di Fabio Rizzari

Per la degustazione comparata vale la nota boutade sulla democrazia: è un mediocre sistema di governo, ma è il migliore che conosciamo. Per dire, se un editore approvasse l’idea, un metodo interessante sarebbe di assaggiare un solo vino al giorno, anzi in due o tre giorni, per studiarne ogni minimo aspetto. Verrebbe fuori così una guida che recensirebbe una cinquantina di vini in tutto, ma estesa quattro o cinquemila pagine: per ogni bottiglia si scriverebbe infatti un vero e proprio trattato.

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7 novembre 2012

Poveretto, come si è ridotto


di Rizzo Fabiari

Dal punto di vista degustativo – e non propriamente chimico – con il termine tecnico di “riduzione” si intende in modo approssimativo il fenomeno per il quale un vino non è pulito all’olfatto. Le cause possono essere varie, l’importante è sapere che per lo stappatore seriale esistono due tipi di riduzione: la riduzione che tende a sparire aerando il vino, e la riduzione che non va via nemmeno versando il vino nella vasca da bagno e lasciandocelo per due settimane.

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18 ottobre 2012

Prìncipi e cadetti

di Fabio Rizzari

All’inizio sembra una curiosa eccezione. Dopo qualche anno di esperienze degustative, le curiose eccezioni si ripetono, formano una piccola casistica, e spingono a fare qualche riflessione. Di che si tratta? Un’azienda produce poniamo due rossi, ottenuti entrambi dalle stesse uve. Il primo è un vino ambizioso, il vertice della gamma, il fiore all’occhiello della casa; magari è una Riserva, o in ogni caso ha un nome più altisonante del primo. Il secondo è il vino cadetto, di minori pretese. Meno estrattivo, meno profondo, di solito – grazie al cielo – meno costoso.

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14 settembre 2012

L’enigma del ’96

di Fabio Rizzari

Ogni annata, si sa, ha un suo carattere. O almeno, questo vale per i vini non troppo manipolati in cantina. In terra di Borgogna, alla sua nascita e nei primi mesi di vita, il 1996 venne salutata come una delle vendemmie più straordinarie e promettenti del ventesimo secolo. Sui bianchi, niente da dire: in media sono ottimi, con punte di eccellenza incontestabili. Ma sui rossi? Da quasi quindici anni i vaticini su come e quando i rossi del ’96 si sarebbero finalmente “aperti” vengono regolarmente frustrati dalle prove sul campo.

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5 settembre 2012

L’alto e il basso

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di Fabio Rizzari

[…] è intrigante accorgersi che in molte cose che definiamo di altissima qualità e di grande purezza, esista un lato d’ombra, un elemento irrisolto, una sfumatura del loro contrario: una traccia di impurità, di bruttezza, addirittura di sporcizia. E se non proprio un elemento che si “deposita” nella materia finale, almeno un passaggio, una fase della lavorazione, un contatto.

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24 agosto 2012

Il Grinta

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di Fabio Rizzari

Seguire la moda non è un problema né un delitto, a patto che si faccia in modo consapevole. Nel campo del vino il percorso degli ultimi due decenni è facile da tracciare. Con tutte le semplificazioni del caso, si è passati da vini che cercavano sempre più ossessivamente di dare sensazioni di pienezza, morbidezza, dolcezza, avvolgenza, a vini che – al contrario – siano molto freschi, molto snelli, molto vivi sul piano dell’acidità e delle componenti sapide (sali, e i famosi lati minerali).

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3 agosto 2012

Dementia praecox angelorum

di Rizzo Fabiari

Per una volta, basta parlare di vino. Usciamo dal nostro orticello, apriamoci a temi più alti e nobili. Parliamo di distillati. Come dice saggiamente zio Paperone, “in fondo, nella vita il denaro non è tutto. Ci sono anche l’oro, il petrolio, i diamanti…”.

Ieri sera ho finito le ultime gocce di un Whisky davvero unico. Unico almeno per me che – nella crescente spinta all’iperspecializzazione in tutti i settori, compreso il nostro – non mi occupo professionalmente di superalcolici. In altre parole, non ne capisco quasi nulla.

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