Les Grands Jours de Bourgogne 2012 – terza puntata

di Giancarlo Marino

Joyaux en Cote de Nuits.
In un anonimo capannone nella zona industriale di Marsannay sono stati presentati i vini di Gevrey Chambertin, Fixin e Marsannay.

Sylvain Pataille. Ero curioso di conoscere uno degli enfant prodige della Borgogna (dall’annata 2010, a quanto ho saputo, consulente anche dello Chateau de la Tour). Sei Marsannay tra bianchi e rossi che non mi hanno esaltato particolarmente. I vini non presentano difetti e si bevono con piacere, ma la mano del produttore si avverte chiaramente e al momento “marca” i vini a discapito della purezza. Mi è sembrata tuttavia notevole la cuvée “Ancestrale”, da vigne molto vecchie.

Denis Mortet. Non sono mai stato un fan dei vini di Denis Mortet, anche se nel corso di una visita in cantina risalente alla fine degli anni ’90 ne avevo apprezzato la passione, la curiosità e il perfezionismo. Dopo la sua scomparsa, le redini sono state raccolte dalla moglie e dal giovane figlio Arnaud. Marsannay Longeroies, Fixin Champs Pennebaut e Gevrey Chambertin v.v. sono ben fatti eccellente il Gevrey Chambertin 1er cru Lavaux St. Jacques. I vini sembrano ora assai meno segnati da una estrazione pesante e dall’uso del legno, più aderenti alle rispettive origini, a beneficio della trasparenza e della souplesse.

Rossignol-Trapet. Da oltre una decina di anni seguo con ammirazione e simpatia David e Nicolas Rossignol. Questo non vuol dire che non possano a volte aver commesso errori, ma nel complesso li considero una referenza impedibile per ogni appassionato di Borgogna. Per rimanere all’attualità, è certo che 2008/2009/2010 siano state per loro tre bellissime annate. Del 2010 ho provato un Gevrey-Chambertin finalmente al livello dei migliori, i 1er cru Combottes e Petite Chapelle ancora da assestare ma di bella materia, ottimi Chapelle e Latricieres Chambertin, un fantastico Chambertin. Da ultimo, anche per compiacere il sindaco di Beaune (l’Armando Alterato), cito un Beaune 1er cru Theurons di grande distensione e purezza, forse la migliore versione che io ricordi e da considerare attentamente anche per il prezzo invitante.

Trapet P&F. In questo caso unisco quanto provato a Marsannay e successivamente a Beaune. Qui c’è poco da scoprire, ma forse bisogna sottolineare che, anno dopo anno, questo bravissimo produttore riesce nella difficile impresa di migliorare ulteriormente. Il Gevrey Chambertin, provato nelle versioni 2008/2009/2010, è quanto di meglio si possa trovare nella denominazione; densi e di carattere, ben definiti e con una bevibilità disarmante. Eccellente il Latricieres Chambertin 2010 (nel mio taccuino leggo “è circondato dalla luce cruda e accecante ma al contempo calda di una aurora boreale”: non so bene cosa volessi dire, ma forse si capisce quanto mi sia piaciuto). Grandioso lo Chambertin 2008 (chissà se questa bottiglia convincerà Armando Alterato della qualità dell’annata anche in Cote de Nuits), mentre lascia senza parole per l’incredibile potenziale il 2010, al momento ancora arrotolato su se stesso come un gomitolo di lana. Una materia imponente che chiede solo pazienza per districare la matassa.

Maume. E’ sicuramente un mio limite, ma non riesco ad appassionarmi a vini il cui tratto “rustico” sovrasta ogni altra caratteristica. Si tratta di vini che richiedono lunghe attese per riuscire a svelare eleganze e finezze che invece, al momento, è possibile solo intuire. Il fascino delle cose “antiche” non manca a questi vini e consiglia una ricerca di vecchie/vecchissime bottiglie, ma posso sperare che in futuro qualcosa cambi qualcosa? Assaggiati Gevrey Chambertin, Gevrey Chambertin En Pallud, Gevrey Chambertin 1er cru Lavaux St. Jacques e Mazis Chambertin.

Bart. La batteria dei Marsannay (Finottes, Longeroies, Grandes Vignes, Echezot, Champs Salomon) è convincente e mette in mostra una grande precisione nella definizione dei cru, anche grazie alle caratteristiche dell’annata. Semplicità e compostezza, con un Champs Salomon che svetta per struttura e complessità e sembra dare ragione alla prossima elevazione al rango di 1er cru.

Bouchard P&F. Gevrey Chambertin, Gevrey Chambertin 1er cru Cazetieres, Chapelle Chambertin e Chambertin Clos de Beze, sono vini di ottima fattura e definizione. Al momento non intravedo il “guizzo” dei più grandi, ma il tempo dovrebbe giocare a loro favore. Da attendere con fiducia.

Anche qui erano presenti molti altri produttori (tra i quali Arlaud, Audoin, Regis e René Bouvier, Burguet, Charlopin, Damoy, Dupont-Tisserandot, Faiveley, Fougerau de Beauclair, Geantet-Pansiot, Guillon, Harmand-Geoffroy, Heresztyn, Humbert, Michel e Frederic Magnien, Taupenot-Merme, Tortochot, Domaine des Varoilles) che non sono riuscito a provare per il poco tempo a disposizione e perché la mia povera bocca era allo stremo.

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One Comment to “Les Grands Jours de Bourgogne 2012 – terza puntata”

  1. Condivido senz’altro gli apprezzamenti a Jean Louis Trapet, uomo di rara sensibilità, capace di coniugare cultura e dolcezza in un amalgama per lo più sconosciuto al vigneron borgognone (che al contrario quando è colto può risultare arrogante, mentre quando è tenero e mite tradisce di solito scarsa consapevolezza). La batteria dei suoi 2010 assaggiati in cantina allinea una serie di Gevrey uno più buono dell’altro; e la sua definizione del 2010 come di “un millésime qui s’inscrit dans la lenteur”, mi ha semplicemente soggiogato.
    Condivido anche lo scarso entusiasmo per Pataille, i cui vini mi sono parsi un filo al di sotto dei migliori assaggi di Marsannay. Tra i quali, oltre al solito Bruno Clair, metterei senz’altro i rossi di Laurent Fournier e di Martin Bart, senza tuttavia dimenticare i 2010 di Eric Guyard del Domaine du Vieux Collège: godibile e “souple” Les Récilles, più fragrante e succoso il Longeroies, più avvolgente e alcolico il Clos du Roy.

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