Le visite di Persichetti, variante bordolese (ovvero: la tenace eredità di Monsieur Chauvin)

di Alessandro Masnaghetti

Bordeaux, un negozio del centro (mezzo bazar, mezzo libreria)
Persichetti sta cercando maldestramente di rifilare alcune copie della sua nuova cartina di Bordeaux alla “capessa” del negozio.

Capessa: (con aria pensosa) un lavoro davvero interessante, monsieur Persichettì… avrei solo un consiglio da darle.

Persichetti: (ormai in vista del traguardo) volentieri, dica pure.

Capessa: vede… qui in copertina… c’è questa scritta, che tra l’altro non capisco… I Cru di Enogea… ecco, fossi in lei, la farei più piccola, anzi: a dire il vero la toglierei proprio del tutto e metterei solo la scritta Bordeaux, solo un po’ più grande (e già è parecchio grande…)

Persichetti: (trattenendosi a stento) ma vede, quello a cui si riferisce è il titolo della collana… francamente non vedo perché dovrei eliminarlo.

Capessa: (con aria sempre pensosa) mmh, continuo a restare della mia idea, anzi le vorrei dare anche un altro consiglio: vede qui le note alla lettura? Lei ha messo prima l’italiano, poi il francese e infine l’inglese… ecco: io metterei prima il francese, poi l’inglese e infine l’italiano… anzi, l’italiano potremmo pure toglierlo.

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16 commenti to “Le visite di Persichetti, variante bordolese (ovvero: la tenace eredità di Monsieur Chauvin)”

  1. ブランド名コーチ、ぱりっとした、の考えを考えるときサックスフィフス アベニューで買い物をして、小さなカフェでランチ アッパー イースト サイドの女性の心に来る。バッグ自体は高品質の生地と材料の最高に巧妙に作成された、この上流階級の評判に nod を与えます。コーチのハンドバッグ、女性を運ぶときに、彼女は一緒に入れ、時代を超えた上品な見えます。

    traduzione di google
    Facendo la spesa presso Saks Fifth Avenue, arriviamo al cuore di una donna del Superiore pranzo East Side in un piccolo caffè Se consideriamo l’allenatore pensava che il marchio di croccante. Bag si dà il cenno del capo è stato creato con cura per i tessuti di altissima qualità e materiali, in questa classe superiore reputazione. Quando si portano borse di allenatore, una donna, lei sembra mettere insieme ed elegante, senza tempo.

  2. Sembra una parodia, invece è tutto – mestamente – vero: ancora oggi, nella Europa del terzo millennio dopo la nascita del Cristo, lo stereotipo del francese miope all’altrui esistenza, sordo alle istanze vitali dei popoli stranieri, muto quando si tratterebbe magari di concedere qualche merito ai residenti all’estero, resiste con tenacia.
    Una tenacia venata da malcelata invidia, nel caso delle magnifiche cartine del Masna: se ne scriverà presto nel sito alterato e altrove.

  3. Masnaghetti è uno dei migliori giornalisti italiani ed europei, e come avete scritto anche voi la sua opera di cartografia è una delle poche cose che rimarranno nella storia della critica in futuro

  4. A mio avviso il problema non è nel lavoro in sè (il cui valore è stato ben espresso da Angelo) quanto la Targetizzazione. Tanto per fare un esempio io sto sudiando un progetto legato al vino che potrebbe essere un “crack” potenziale del web. Al di là del fatto che servono un bel po’ di danari che ad oggi ancora non possiedo (mi serviranno 5 anni per accumularli se qualcuno non ci pensa prima…. permém bun) il potenziale co-socio mi ha fatto notare una cosa a cui no avevo pensato: Che lingua usare?
    Essndo egli titolare di una Web agency molto all’avanguardia mi ha fatto notare, dati di ricerca alla mano, che nel settore enologico la gerarchia è la seguente:
    1-Inglese
    2-Cinese
    3-Portoghese
    4-Russo
    5-Francese
    6-Italiano
    io ho solo risposto “ma almeno lo inseriremmo l’Italiano?”

  5. E dire che poi tanti francesi residenti all’estero riescono ad essere degli ottimi ambasciatori anche dei vini italiani. In Inghilterra ci sono molti sommelier-wine buyers che conoscono molto bene i nostri vini, li acquistano e li sanno servire. Lo stesso vale per la Cina, dove la presenza di italiani è risibile, mentre quella dei francesi in proporzione è massiccia.
    Nel caso del post però si tratta dell’onta incredibile di un giornalista italiano che osa presentare a casa loro un lavoro impeccabile relativo alla mappatura della zona.
    Probabilmente Alessandro Masnaghetti lo ha fatto con troppa umiltà e la tipa se ne è approfittata.

  6. Ma è disponibile la mappatura di tutti i vigneti di Bordeaux?

    • No, per il momento è uscita la prima carta relativa alle aree di Pauillac, St Estèphe e St Julien. Il progetto proseguirà, per nostra fortuna; con quale cadenza, è nelle mani certosine e accuratissime del Masna, che non licenzia un’opera prima che le fonti siano state verificate e riverificate cento volte.

  7. @francesco la tua classifica è giusta (forse non condivido il portoghese, ma poco importa) il fatto è che sulla mia carta ci sono contemporaneamete, sulla stessa facciata, italiano, francese e inglese, quindi non vedo il problema. lo vede la “capessa” perché gli scoccia vedere l’italiano per primo… ma anche a costo di vendere meno copie continuerò a farlo, per diana! @ cannubiano come ha scritto rizzo, le altre “sono in treno” di essere realizzate… ma, come può immaginare, mappare vigna per vigna non è uno scherzo. per darle un’idea, la mappatura completa della zona di barolo ha richiesto quattro anni (più o meno). per bordeaux spero di accorciare i tempi. già a fine anno potrebbe esserci qualcosa.

    PS a proposito di “essere in treno”, qualcuno sa dirmi quale espressione usavano i francesi prima dell’invenzione del suddetto mezzo di locomozione? o forse, proprio perché l’espressione non aveva alcun senso, colti dall’imbarazzo, inventarono, appunto, il treno? (come è ben noto, infatti, l’inventore del treno non fu Trevithick, né tanto meno Stephenson, bensì Guillaume Locomotive, da cui il nome della carrozza motrice).

    • Grazie. Ho acquistato la app di Barolo, ben fatta e mi è stata utile in un viaggio in zona. Sarebbe bello che ci fossero anche. come in Enogea, le foto delle vigne famose

    • Pochi sanno che l’inventore del treno non è stato proprio Guillaume Locomotive, ma suo cugino Rino, che approfittando di una distrazione del parente (da lui indotta grazie a una bottiglia di Amaro Lucano) rubò i disegni originali dal tavolo del soggiorno.
      Comunque, quanto alla locuzione “être en train de”, data la crisi galoppante anche i ricchi francesi saranno presto costretti a sostituirla con una più adeguata “être en velo de”.

  8. @ cannubiano, sono felice che le sia piaciuta (purtroppo le foto su iphone sono troppo pesanti per così tanti cru (ci sono però nelle app per ipad

    @ rizzo esimio collega, in effetti tra gli addetti ai lavori gira da tempo questa voce che considero tuttavia infondata. da fonti che ritengo molto attendibili pare infatti che la faccenda sia andata in questo modo (cercherò di essere breve).

    innanzitutto il vero nome di Guillame Locomotive era Auguste Guillame de la Locomotive.
    I de la Locomotive erano un casato molto importante dell’Ardeche e il padre di Guillame, Antoine, morì nel tentativo di domare un cavallo di nome Vapore.
    Il giovane Guillame, segnato profondamente da questo tragico evento e mosso da evidente rancore nei confronti dell’animale di cui sopra, decise di dedicare la sua vita alla realizzazione di un veicolo a quattro ruote che potesse muoversi lungo dei binari sfruttando la forza del povero cavallo, opportunamente ingabbiato in una possente armatura di metallo.

    Impresa che gli riuscì nell’estate del 1801.

    Spetta invece agli inglesi il merito di avere sostuito questo barbaro metodo (con sommo disappunto di monsieur Joly) con il vapore acqueo portato ad adeguata temperatura e pressione. Conservando, con altrettanto merito, la parola “cavallo” in ricordo dello sfortunato animale.

    • Ipotesi storica altrettanto attendibile. Sulla base della tua ricostruzione sembra allora più opportuno correggere la locuzione in “être en cheval de”

  9. Non mi stancherò mai di ripeterlo…
    …quando i francesi capiranno l’importanza dell’uso del bidet, sarà sempre troppo tardi…

    :evil:

  10. Gabriele, lo so che la tua è una frase ad effetto, non è la prima volta che l’incontro qui sul web. Il fatto è che il bidet i francesi l’hanno inventato, o almeno lo hanno messo sul mercato con il loro imprinting. Lo stesso dicasi per il French Kiss. E’ questa la loro forza.
    Riguardo all’utilizzo del primo, l’importanza dello stesso è tutt’ora ignota anche a britannici, germanici, unni, native and imported north americans, antipodiani. Gli unici che non solo ne hanno capito l’importanza, ma l’hanno sublimata, sono i Giap. Costoro hanno fuso due oggetti in uno, fornendolo anche di alternativa caldo-freddo e altri utilissimi gadgets, con notevole risparmio di energia, spazio ed acqua.
    Chiedo scusa per l’OT, spero abbastanza alterato secondo copione.

  11. Beh, OT a parte, i Romani (anche se non era proprio il bidet come lo si vede oggi) ne facevano uso già 2000 anni fa con acqua corrente sempre in continuo…

    E poi si sa che i galletti sono saponofobi… :) :); loro lo avranno anche prototipato, ma peccato che risulti per loro solamente un suppellettile…

    Un po’ di “tacchetta” concedetemela, vàh; anche perchè recentemente ho bevuto a confronto un Monfortino ’90 vicino a un Palmer ’89 (da magnum entrambi) e, ahimè, devo dire che quello che a mio avviso è il top dell’enologia italica è stato sconfitto (seppur di poco) e la cosa mi ha fatto rosicare parecchio….

    Saluti a todos.

  12. @Nelle Nuvole: oddio, leggere nello stesso post ‘bidet’ e ‘French Kiss’ mi lascia un po’ l’amaro in bocca..

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