La quintessenza della tradizione

di Giovanni Bietti

Borgogno, una firma che è davvero la quintessenza della tradizione: lunghe macerazioni (nonostante l’uso, molto cauto, dei rotomaceratori), botti rigorosamente grandi e usate, lunghissimo affinamento in bottiglia; un anno in più, mediamente, rispetto a quasi tutte le altre aziende della zona. La Riserva merita un discorso a parte: da sempre la Borgogno ha infatti stoccato grandi partite dei migliori millesimi per riproporli sul mercato dopo almeno dieci anni di maturazione; e l’azienda è infatti celebre in tutto il mondo per la disponibilità di vecchie annate, vendute tra l’altro a prezzi spesso più che ragionevoli (il listino attuale parte dal 1961, ma fino a qualche mese fa erano ancora disponibili piccole quantità di annate come il 1947, il 1952, il 1958).

Il Barolo Riserva Borgogno è un prodotto austero e longevo come pochi, ed è davvero raro trovare bottiglie ossidate, anche tra quelle reperite sul mercato. Più chiuso di molti altri Barolo (e perciò spesso penalizzato nelle degustazioni comparate), ha tuttavia alcune caratteristiche specifiche ed inconfondibili, prima tra tutti l’onnipresente nota di cioccolata o cacao amaro, che il lettore ritroverà in molte delle schede descrittive.

L’assaggio dimostra che, come avviene in molte altre grandi zone vinicole, anche per il Barolo esistono due tipi di “grande annata”, molto diversi tra loro: l’annata che possiamo definire “espansiva”, e l’annata austera. Il vino nato da un’annata espansiva tende ad essere più immediatamente godibile, più largo e caloroso, quindi più voluttuoso ed edonistico. Quello frutto di una grande annata austera è invece più chiuso e inaccessibile, spesso ferocemente tannico e con una veemente acidità; si apre molto più lentamente, è meno immediato e spesso viene apprezzato fino in fondo solo dai veri intenditori. Naturalmente in entrambi i casi è necessaria, perché l’annata sia davvero grande, la presenza nell’uva di un elemento in grado di dare equilibrio al vino: le grandi annate espansive hanno comunque freschezza acida ed il rigoroso tannino del nebbiolo, le grandi annate austere hanno una rassicurante quota di generosità in termini di maturità del frutto.

Schematizzando, e per limitarsi ai soli millesimi veramente eccezionali, grandi annate espansive storiche sono state il 1990, il 1971, il 1961, il 1947; grandi annate austere il 1989, il 1982, il 1978, il 1964, il 1958 (oltre al 1937). Un gradino più sotto, ottime annate espansive il 1985, il 1970, il 1967, il 1952 e ottima annata austera il 1974. Come si vede c’è un discreto equilibrio tra le due tipologie, ma il mutamento climatico in atto sta modificando decisamente la situazione. La principale preoccupazione dei produttori, negli ultimi anni, dipende proprio dal fatto che le annate molto calde tendono a mancare di contrasto acido (1997, 2000, 2003, in prospettiva probabilmente almeno in parte il 2007), mentre della grande annata austera negli ultimi tempi si è perso perfino il ricordo. Ultimo esempio in zona è stato il 1996, che non a caso ha dato vita ad alcuni dei Barolo più chiusi e potenzialmente più longevi degli ultimi vent’anni.

A seguire una degustazione verticale di diciotto annate di Barolo Riserva Borgogno, dal 1985 al 1937. Ho scelto di non inserire annate più recenti, in gran parte davvero troppo giovani da bere. Tutte le bottiglie descritte sono state acquistate sul mercato nel corso di vari anni (non si tratta quindi in nessun caso di bottiglie “ricondizionate” dall’azienda: queste tendono spesso – come è ovvio – ad essere più integre ma in genere anche più chiuse). Ho indicato anche il numero di assaggi per ogni annata nel corso degli ultimi dodici mesi; le schede di annate assaggiate più volte cercano di sintetizzare gli aspetti salienti e coerenti del vino, al di là delle inevitabili piccole differenze da bottiglia a bottiglia.

Ultima nota: nonostante la proverbiale affidabilità e longevità della Riserva Borgogno, non è affatto scontato che una bottiglia di oltre trent’anni sia sempre in buone condizioni. La conservazione, e soprattutto il tappo, contano molto – anche se bisogna dire che i tappi di qualche decennio fa mostrano di essere ben altra cosa rispetto a quelli odierni, e perfino se si sbriciolano all’apertura in genere hanno garantito una ottima conservazione al vino. In questi dodici mesi, come il lettore potrà facilmente constatare, io sono stato particolarmente fortunato…

1985
(bevuto una volta nell’ultimo anno)
Colore granato intenso e caldo. Naso carnoso, rivela tutto il calore dell’annata nelle note di terra, cacao e liquirizia. Bocca larga, ariosa, con un ritorno della sensazione rustica e carnosa. Acidità presente ma non spiccatissima, uno dei vini più pronti e godibili della serie. Difficile togliersi la sensazione che l’annata sia stata al tempo un po’ sopravvalutata: non sembra promettere la complessità e soprattutto la longevità di altri millesimi meno celebrati.

1982
(bevuto due volte)
Colore granato compatto, bello e luminoso. Naso chiuso, austero, grande nobiltà e integrità: fiori, terra, l’immancabile cioccolata, poi note di erbe e sensazioni fresche, balsamiche, che richiamano il rigore dell’annata. Bocca di grande energia, ancora molto giovane, tannini vivissimi, importanti, acidità spiccata eppure l’equilibrio è la dote più evidente; ritorni di cacao e rosa, gran lunghezza e progressione inarrestabile. Una delle annate più promettenti, da invecchiare ancora a lungo.

1979
(bevuto una volta)
Colore granato di buona concentrazione. Naso caldo, “vissuto”, forse bottiglia in condizioni non ottimali, ma la “firma Borgogno” si riconosce ugualmente nelle tipiche note terrose e di cioccolata amara. Bocca gentile, larga, dai tannini molto morbidi, di bella scorrevolezza e continuità. Finale eccellente, molto lineare, solcato da belle note di terra e viola. Annata molto buona, un po’ messa in ombra dal grande e famosissimo 1978; vino in ogni caso più pronto ed in questo momento forse persino più godibile del celebrato fratello maggiore.

1978
(bevuto due volte)
Colore granato concentrato, riflessi rubino. Naso reticente, austero, per molto tempo lascia intravedere solo una parte del suo potenziale. Quando finalmente decide di aprirsi i toni fruttati sono tra i più intensi della serie (lampone, ciliegia, perfino prugna aspra). Bocca di grande energia, volume e tensione, gran ritorno di cioccolata amara. Tannini e acidità formano un “blocco” ancora leggermente monolitico; è uno dei vini dei quali è più difficile prevedere l’evoluzione, ma le sue qualità sono evidenti.

1974
(bevuto tre volte)
Colore granato di buona concentrazione. Naso austero, si apre lentamente, ha una buona ricchezza ma mostra tutta la proverbiale scontrosità dell’annata. Bocca ancora un po’ dura ma eccellente progressione, i tannini sembrano meno intransigenti rispetto a qualche anno fa. L’annata sta finalmente cominciando a mantenere le sue promesse. Una bottiglia era decisamente meno in forma.

1971
(bevuto quattro volte)
Colore concentrato, ancora dei toni rubino. Naso ricchissimo, calore e finezza insieme – una bottiglia ha addirittura svolto uno stupefacente percorso “al contrario”: cominciando su toni crepuscolari, al limite dell’ossidazione e recuperando pian piano freschezza, frutto, addirittura note floreali. In bocca ha il passo della grande annata calda ma equilibrata, morbidezza e rigore insieme, gran ritorno di cioccolata e rabarbaro, lunghezza davvero impressionante. Quasi pronto da bere data la sua grande generosità, ma se ben conservato in grado di evolvere ancora molto, molto a lungo. Questa annata sembra avere le potenzialità per raggiungere un livello molto vicino al 1947, se non proprio lo stesso.

1970
(bevuto una volta)
Colore granato caldo, espressivo. Bel naso, immediato e caldo, cioccolata e terra, un filo di ciliegia rossa succosa. Bocca gentile, suadente, bella espressività e finezza, lungo, appagante. Annata eccellente messa un po’ in ombra dal successivo – e celebratissimo – 1971, e vino raro da trovare perché in genere è stato bevuto presto. Valeva la pena di avere un po’ più di pazienza…

1967
(bevuto tre volte)
Colore limpido, brillante. Naso all’inizio chiuso, un po’ reticente, si apre benissimo, caldo e fascinoso nelle note di terra, cioccolata, ciliegia. Bocca di bell’impatto, non ha il volume del 71 né la dimensione eroica del 64 ma ha una gentilezza tutta sua, una suadenza espressiva davvero irresistibile. Pronto da bere, ma in grado di reggere senza problemi.

1964
(bevuto tre volte)
Colore limpido e concentrato. Naso austero, gran finezza, fiori e cioccolata, un tocco di liquirizia. Con il tempo si apre su belle note terrose, struggenti, e di erbe amare. Bocca di incredibile integrità, fresca, succosa, tannini ancora vivi e mordenti, lunghezza notevole e finale imprevedibile, di colpo avvolgente grazie ad una sorta di segreta energia. Ancora in un certo senso chiuso, da attendere (!), il vero prototipo della grande annata austera.

1962
(bevuto una volta)
Colore granato limpido. Naso fresco, sottile, ancora un po’ di frutto rosso, terra, foglie, molto aperto e franco. Bocca continua, gran scorrevolezza, tannini quasi risolti, elegante e fresco; davvero una sorpresa visto il millesimo tutt’altro che celebrato, uno dei vini più bevibili e godibili. Certo più “spensierato” di altre annate.

1961
(bevuto quattro volte)
Colore bello, concentrato, caldo. Naso ricco, caldo, straripante, tutta la grande espressività dell’annata si declina in una miriade di sfumature. Bocca larga, ricca ma anche fresca e rigorosa, una rara combinazione. Integro, succoso, con una facilità di beva che mostrano poche grandi annate. Non ha i toni eroici, prepotenti del 64 e del 58, o l’imprevedibilità del 71, ma è eccezionalmente accogliente, davvero completo. Pronto oggi, e ancora per moltissimi anni.

1958
(bevuto quattro volte)
Colore granato limpido, vivo. Naso chiusissimo, una caratteristica dell’annata riconosciuta da sempre come una delle più austere; va davvero aspettato a lungo ma dopo alcune ore dall’apertura il ventaglio olfattivo è stupefacente, dalla rosa al lampone alla terra umida, il cacao, il rabarbaro. Anche la bocca è chiusa, per diversi minuti difficile da decifrare; tannini vivi e acidità sorprendente, gran lunghezza. Barolo da aspettare molto a lungo, o da decantare con grande anticipo. Se la bottiglia è ben conservata è probabilmente il vino più longevo della serie.

1957
(bevuto una volta)
Colore limpido. Naso all’inizio ridotto, poi bello, espressivo, molto rabarbaro. Bocca fresca, ottima acidità e corpo snello, scorrevole. Una sorpresa, vino davvero integro e di una certa complessità anche se non ha il passo della grande annata.

1955
(bevuto una volta)
Colore struggente, maturo, caldo, sfumature mattone. Naso caldo, aperto, una delle bottiglie che più mostra toni di tartufo e di sottobosco. Bocca avvolgente e continua, tannini molto “soffusi”, bel corpo e lunghezza. Pronto da bere, davvero bello e godibile.

1954
(bevuto una volta)
Colore tenue ma vivo, quasi cerasuolo. Naso fresco, sorprendente, ancora un frutto di lampone, foglie, petali di rosa e cacao amaro. Bocca sottile, ancora scattante, bella continuità, reattiva; la beva è facile, viene voglia di riempirsi subito il bicchiere appena svuotato. Una delle maggiori sorprese, neanche il produttore credeva che potesse essere ancora in forma dato che l’annata è stata tutto tranne che soddisfacente.

1952
(bevuto una volta)
Colore granato limpido. Naso molto espressivo, sfaccettato, bellissima ricchezza ed eleganza. Bocca suadente, tannini quasi risolti, acidità ancora viva e calore diffuso; palato davvero appagante, bellissimo ritorno di fiori e cioccolata e gran lunghezza. Pronto da bere ora.

1947
(bevuto tre volte)
Colore granato concentrato, con bagliori rubino. Naso davvero al di là di ogni possibile descrizione: cambia ogni minuto e lascia intravedere in un vortice entusiasmante di sensazioni il calore leggendario dell’annata (pesca, timo, tartufo) e la qualità e l’equilibrio della materia prima (cacao, rosa, erbe officinali, menta). Bocca se possibile ancora più stupefacente: i tannini sembrano risolti poi riappaiono sotterranei, non si sa da dove; anche l’acidità viene nascosta dal corpo ma poi si riverbera in un guizzo rinfrescante che rilancia le sensazioni. Lunghezza infinita, strepitosa bevibilità. Annata straordinaria, e vino all’altezza della sua fama. Indimenticabile e ancora in grado di invecchiare a lungo.

1937
(bevuto una volta)
Colore limpido ma vivo. Naso austero, non completamente espresso (!), si apre lentamente e mostra una bella definizione dei classici sentori di cioccolata, terra, petalo di rosa, erbe amare. Bocca viva, continua, tannini ancora incredibilmente presenti, lunghezza eccellente. A bottiglia coperta gli si darebbero almeno trent’anni di meno. Naturalmente, la bottiglia descritta è stata un “colpo” fortunato: altri due esemplari erano completamente ossidati.

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6 commenti to “La quintessenza della tradizione”

  1. Preziosissimo contributo, Giovanni; un grazie personale, da lettore.
    E’ vero che i prezzi praticati dalla nuova proprietà non sono più quelli dei primi tempi di Porthos, quando uscì un bel servizio sul tema a tua firma, ma è un vino che in effetti offre garanzie e che vale un investimento.
    Una recente verticale pubblica a Roma indegnamente condotta da me ha mostrato inoltre in una fase di lento ma inequivoco risveglio espressivo la spettacolosa Riserva 1996, che quando uscì sembrava essere nata dal mare come Venere, uscendone peraltro a differenza della dea incrostata da cozze, alghe e patelle, e con qualche indizio “portuale”; piano piano, in un insieme oggi percorso da flebili e bellissimi refoli di rose, ciliegia, metallo e brace, questo vino sta trovando la coordinazione da sciamano che hanno i migliori 1996 del versante. Siccome lo si trova ancora ad un prezzo non da asta, mi sentirei di consigliarne il pronto acquisto, per poter approfondire ancora gli spunti qui offerti da Giovanni.

  2. Splendida carrellata. Me la sono proprio goduta e sicuramente la rileggerò almeno un altro paio di volte. Un piccolo piacere, non potendo avere quello ben maggiore di assaggiare i vini qui sopra raccontati.
    La parola “austerità” ora non fa più paura, sta diventando il termine di riferimento per descrivere vini per cui vale la pena di aspettare e anche di faticare per capirli appieno.

    Mi sento inoltre appagata di aver trovato finalmente una descrizione del mio millesimo che mi corrisponde ben più di qualsiasi oroscopo.

  3. Una piccola integrazione recente…

    Saluti a tutti

    Ps. per Armando: si, anch’io mi sono goduto una Riserva 96 (l’edizione speciale, Etichetta Rossa), ma dopo un giorno di apertura…

    1931
    (bevuto una volta, a confronto con un ’47 che sul filo di lana si rivelava forse un filo più fresco e continuo)
    Colore ancora profondo, vivo, sorprendente. Naso caldo, vampate di alcol, frutta, petali, erbe in una combinazione di complessità inaudita; mai sentito un naso così ricco e completo. Bocca grassa, espansa, acidità forse appena sotto le righe ma lunghezza e continuità strepitose, a dir poco, oltre alla trama, di uno spessore e di una definizione impossibili da descrivere. Evoluzione continua e circolare, dopo un paio d’ore forse si stanca un po’ ma resta memorabile, una delle più grandi bottiglie mai assaggiate.

    • Io ho avuto la fortuna di assaggiare il ’47 due volte, e anch’io entrambe le volte l’ho trovato di un’integrità oscena.

    • Chissà. Potrebbe essere il profilo di un buon 2003 nel 2084. Io non ci sarò ma qualora così fosse, voi pensatemi. :)

      • Non sono in grado di fare questa comparazione, anche se, pensando a vini come Monprivato 2003, non mi sento proprio di escludere che possa essere effettivamente così come dici; in realtà lo spero, sai, sarebbe troppo divertente se i migliori 2003 si mostreranno in futuro più longevi di tutti i 1996, ad esempio! :D

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