Obeso e felice

di Rizzo Fabiari

Hai voglia a pensare, e poi a commentare tra amici beoni, e poi a dire in pubblico, e poi a scrivere nei blogghe che i vini obesi sono tramontati. Che in Sudafrica spiantano chardonnay e piantano chenin blanc. Che perfino le più celebri firme d’Oltreoceano accennano timidamente ad abbassare i punteggioni dei rossi mangiaebevi mangiaemangia (magari da 97/100 a 95/100, ma sempre ad abbassare) e a togliere dal cassonetto e ad aumentare quelli dei vini agili, freschi, gastronomici (magari da 80/100 a 85/00, ma sempre ad aumentare).

La cruda verità, o meglio una delle verità del mercato attuale, ce l’ha messa davanti agli occhi plasticamente il buon Paolo Latini, uno dei responsabili dell’enoteca regionale Palatium di Roma, dove in queste ore svolgiamo gli assaggi dei vini laziali.

Provando un rosso nero e denso come la pece, oltraggiosamente strangolato dal rovere, immobile al palato come un ippopotamo immerso in un metro d’acqua, alla domanda: “ma da voi si vendono ancora vini così?” ha replicato con amarezza: “si vendono? vanno via come l’acqua. Non faccio in tempo a comprarlo, finisce subito e devo rifare l’ordinazione”.

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3 commenti to “Obeso e felice”

  1. Ohimé mi! Ahi que dolor! Questa è stata la mia prima, alteratissima, reazione.
    Poi però ho cercato di razionalizzare su:
    – costo del vino suddetto,
    – quantità di bottiglie prodotte,
    – area di mercato in cui va via come l’acqua. Se questa è limitata a Roma e Provincia è un conto. Se invece il vino-ippopotamo spopola su molteplici mercati è un altro.

    D’altra parte consoliamoci pensando che i libri di Dan Brown e del duo Vespa-Clerici vanno via come il pane. Che i filmoni fanta-giovanilistici hanno file in attesa di spettatori e che Lady Gaga non ha più pareti a disposizione per appendere i dischi d’oro e platino collezionati. Mal comune, mezzo gaudio.

    Quello che conta è che la minoranza mezzo-gaudiente di cui ci consideriamo parte continui lentamente ad aumentare. Come sappiamo bene, anche un 5% può spostare certi orientamenti.

  2. Quisque faber fortunae suae. Capisco che l’arcadia alterata sia un paradiso per menti che cercano di spingersi un po’ oltre la dimensione cafonesca del vino che in un sol colpo cancella storia, tradizione, antropologia etc. etc.. Però, perdonatemi lo sfogo, io nel quotidiano metto soldi di tasca mia acquistando prodotti “alterati” e rivendendoli. In mezzo a voi la mia conoscenza è risibile, eppure, proprio perchè ispirato da molti di voi, tiro dritto come un treno (non senza ansie e paure). Ora mi domando (e vi domando): unitevi sul serio, create un manifesto, fate cartello e cominciate a ribaltare un bel po’ di luoghi comuni. Date sale a ciò che è insipido (se il sale perdesse il suo sapore con cosa lo saleremmo?) rischiate di essere “voce di uno che grida nel deserto”….. oppure no.

    • Suggerimenti giusti, d’altra parte non siamo certo i soli ad apprezzare vini non obesi, ma siamo alcuni tra migliaia di bevitori evoluti. Lo spazio webbesco alterato vorrebbe proprio essere anche una cellula di resistenza attiva all’adipe eccessivo. Attenzione, non all’adipe in sé: come sappiamo esistono vini grassi eppure agili e bevibilissimi; resistenza all’adipe eccessivo, all’obesità enologica: che è appunto una patologia.

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