Nuove annate di Borgogna (1)

di Giancarlo Marino

Breve spedizione alterata in Borgogna per capire l’andamento climatico ad oggi del 2012 e per un primo approccio ai 2011 in botte. Con tutte le cautele del caso, qualche idea ce la siamo fatta e, con cautela anche maggiore, le riportiamo.

La prima constatazione non è delle più rassicuranti. La primavera del 2012 ha esordito con abbondanti coulure e millerandage: un male in termini di riduzione della produzione ma un bene per la qualità dell’uva. In seguito, però, le precipitazioni sono state particolarmente abbondanti, portando con se funghi (oidio) e parassiti (peronospora), che hanno richiesto un costante controllo della vigna e interventi ripetuti. Da ultimo, una forte grandinata ha determinato gravi danni alle vigne della Cote de Beaune e, in particolare, di Meursault e Volnay. I danni sono quantificabili con una perdita del raccolto che va dal 20 all’80%, anche del 100% per qualche vigna in regime biodinamico (c’est la catastrophe, chiosa Jean-Pierre Charlot).

In concomitanza del nostro arrivo, un bel cielo sereno, vento e temperature in aumento hanno portato un certo conforto ai vigneron. Nei giorni della nostra permanenza, comunque, abbiamo visto processioni interminabili di enjambeur tra i filari delle vigne da Chassagne a Marsannay. Fin qui la cronaca di una stagione che non verrà certamente ricordata, eufemisticamente, come una delle più favorevoli. Nei prossimi giorni, però, è previsto il ritorno del cattivo tempo: facile prevedere il ritorno di funghi e parassiti con una aggressività direttamente proporzionale al peggioramento del clima e alla durata dello stesso. Come sempre, la parola definitiva la dirà l’ultimo mese, tenendo presente che la data probabile della vendemmia è fissata al 20 settembre.
Si può quindi prevedere già oggi una resa bassissima, con ulteriore riduzione legata al ricorso alla selezione dei grappoli, e una qualità dell’uva molto diversa da zona a zona, in qualche caso vigna per vigna, filare per filare.

Gli assaggi dalla botte dei 2011
Giudizio sospeso per i bianchi, assaggiati in numero troppo esiguo per riuscire a elaborare una idea precisa. Faccio eccezione per un vino, nuova piccola gemma del portafoglio del Domaine Ponsot, ovvero il Saint Romain, un vino di grande precisione e dettaglio, mineralità e tensione, goloso e quindi di pericolosa bevibilità. Dalla visita al Domaine des Terres de Velle, a Auxey Duresses, sono uscito invece con l’idea che l’annata 2011 per i bianchi sia stata più complicata di quanto lo sia stata per i rossi. Fabrice e Sophie Laronze, dopo alcuni anni trascorsi a fare esperienza presso altri produttori, hanno iniziato nel 2009 da soli con pochi ettari, in aumento progressivo. I vini rossi non lasciano tracce indelebili, anche se ho un buon ricordo del Volnay Ronceret. Tra i bianchi, francamente non in una fase particolarmente felice, mi sono piaciuti abbastanza il Meursault Luchets e il Puligny Montrachet Referts. Probabilmente, i limiti dell’annata non hanno esaltato le capacità dei due giovani vigneron e dovremo riprovare i loro vini in una annata più felice.

Per i rossi, invece, fermo restando che l’elevage dei prossimi mesi potrebbe facilmente cambiare le carte in tavola, qualche impressione può essere tentata, seppur al netto delle imprecisioni e della difficile lettura di alcuni vini a causa delle pratiche di cantina in corso (malolattiche generalmente concluse ma in qualche caso ancora in dirittura d’arrivo, solfitazione più o meno recente, travasi in qualche caso).

La 2011 non ha la struttura, l’acidità e l’equilibrio della 2010. Ma questo, tutto sommato, vuol dire poco considerata l’estrema qualità della 2010. Qualche produttore si è sbilanciato paragonando la 2011 alla 2007, con identica trasparenza e brillantezza ma con maggiore acidità e struttura (quindi un giudizio complessivamente positivo, considerata la bella riuscita di molti 2007). Altri hanno considerato l’annata un mix tra 2007 e 2010 (e anche in questo caso mi pare si possa esserne lieti). Quello che mi è parso chiaro è che la differenza l’ha fatta e la farà, ancora più del solito, la bravura del vigneron. A breve qualche nota sui singoli domaine.

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5 commenti to “Nuove annate di Borgogna (1)”

  1. E’ molto bello leggere più in dettaglio quanto mi era stato anticipato nell’ultimo incontro carbonar-alterato. E leggerlo nella prosa chiara e comprensibile di Giancarlo Marino.

    Il moto d’invidia per non esserci andata è abbondantemente coperto dal sentimento nostalgico di qualcosa che non è mai successo e forse mai accadrà. Il sogno impossibile di un drappello alterato gallico che dedica regolarmente parte delle ferie a visitare alcune zone italiche, le vigne, le cantine, i produttori. E poi ne scrive con la competenza e la passione di Giancarlo Marino e tanti altri italiani.

    Chissà, forse qualche nostro nipotino potrà essere testimone di tale miracolo.

  2. Un piacere da leggere, per contenuto e stile. Grazie, nell’attesa delle note sui domaines.

  3. Non è che uno lo si chiama Magister a caso.

  4. Complimenti. Bell’articolo. Ci son stato un mese fa e confermo esattamente le stesse impressioni.

  5. Mi associo a quanto sostiene il Giampiero nazionale, che sarà pure di Rieti, ma quando ha ragione., ha ragione.

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