A thousand sips deep

Cohen

di Raffaella Guidi Federzoni

Il vino ha un’anima? No, quella è esclusiva di noi miserabili e straordinari umani. Straordinari nel possederla e miserabili nel dimenticarselo.
Il vino ha un cuore? Sì ce l’ha, il cuore di un tempo giovane e veloce quando la voce incalzava scalpitante e tutta la materia era nel frutto che scoppiava in bocca. Poi le stagioni lo hanno acquietato ed i battiti si sono fatti più lenti e regolari, regalando alla beva un piacere ad onde lunghe. Ora rimangono i bagliori sotto la cenere stratificata, una luce sottile e tenace che non ha paura dell’età.

La voce dell’uomo mi arriva come interno di caverna dalle pareti vestite di velluto. Non sono parole oscure, ma nitide, cesellate dagli anni. Parole così integrate con la musica che non ha senso incorniciarle nel passato.
Ci sono canzoni e ci sono poesie, a volte vivono insieme. Melodie ascoltate a vent’anni e messe da parte, poi riprese e finalmente capite come parte di noi.

Ci sono vini che ci hanno seguito, hanno corso con noi, avidi nel cercare di afferrare una vita larga. Poi insieme ci siamo fermati. Abbiamo cominciato ad aspettare, restringendo la strada per cercare di prolungarla. Adesso abbiamo ripreso insieme il passo.
Mi sconvolge il pensiero di sorseggiare qualcosa che è nato prima di me ed è ancora così vivo. Se non è eternità, almeno gli assomiglia. Tutto ciò che è iniziato in anticipo su di me e continuerà dopo il termine della mia vita mortale assume una somiglianza con l’eterno. Persino alcune canzoni, persino certi vini. Anche loro finiranno o saranno dimenticati, prima o poi. Ma a volte, per ora, ritornano.

Riprendere ad ascoltare Leonard Cohen, rivedere quel bel viso segnato mentre si trasforma nel declamare i suoi testi, è commovente. Mi sono sdraiata sul divano e ho guardato un documentario su di lui, tributo ad un poeta. L’avevo iniziato a conoscere esattamente trentacinque anni fa, nell’inverno freddo-freddo nordamericano. A vent’anni cosa vuoi capire della lontananza, del dolore, dell’amore impossibile? Cosa vuoi capire della spiritualità?
Quasi nulla.
Infatti è stato così, ammetto che molte sue produzioni mi sembravano lagnose, datate. Dov’è il beat? Dove sono la rabbia e la fame di vita? Qui c’è solo rimpianto ed accettazione.

Non è che sia molto cambiata, tutt’ora rimpiango poco ed accetto ancora meno. È successo però che nel frattempo abbia sorseggiato mille volte, profondamente.
Almeno mille sorsi di vino* e di vita. Vini a volte sorprendenti, Brunello più vecchi di me, anche vini bianchi con più vendemmie alle spalle dei miei figli, ormai grandi.
Così il divano ha raccolto lacrime copiose, che io, inconsapevole e persa, lasciavo rotolare giù dalle guance. Ascoltando altri interpreti, più giovani, modulare canzoni eterne. Due voci femminili che mi hanno ribaltato il cuore nel cantare “Anthem”.
Meno male che avevo il fedele bicchiere accanto, ad ogni canzone, un sorso.
Questo l’andamento della serata, della nottata, della vita.

“Oh like a bird on the wire,
Like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.”

*C’è, naturalmente, chi ha raggiunto cifre molto più alte, ma, come dire, non è essenziale.

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